Bitonci rincara: "Crocifisso in tutti gli edifici e scuole obbligatorio"

Dopo aver promesso che non saranno più date in concessione le palestre comunali per tenervi manifestazioni come il ramadan, il neo sindaco leghista di Padova alza il tiro, proseguendo nella sua "crociata"

Massimo Bitonci durante una manifestazione pro crocefisso

Guadagnandosi il podio della "clericata della settimana", rubrica pubblicata dall'Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) sul proprio sito, il sindaco di Padova Massimo Bitonci ha confermato mercoledì, tramite un post sulla propria pagina Facebook, quanto già annunciato in campagna elettorale, ovvero di voler obbligare all'affissione del crocifisso "in tutti gli edifici e scuole, regalato dal Comune", aggiungendo anche un "guai a chi lo tocca".

IL "NUOVO CORSO". Poche ore prima, la "crociata" del primo cittadino leghista era iniziata con l'annuncio di non voler più concedere, dall'insediamento della propria amministrazione, che le palestre comunali siano date in uso come sarà per il prossimo mese in occasione del Ramadan, per attività che non siano quella "sportiva, di educazione e avviamento allo sport dei giovani". Anche quest'anno, infatti, la comunità marocchina locale si radunerà, in quanto ormai già stato concesso dalla precedente amministrazione di centrosinistra, nella palestra comunale Giotto di via Frà Paolo Sarpi. Il "nuovo corso" dunque è iniziato, nascendo già sotto i migliori auspici. Dalla serie di "ex voto" al Santo al pellegrinaggio sul Grappa di ringraziamento dopo l'elezione a sindaco, alla prima uscita ufficiale con la fascia tricolore in occasione della rievocazione del transito di Sant'Antonio, all'istituzione della delega ai “rapporti con il mondo religioso” affidata all’assessore Alessandra Brunetti.

IL SONDAGGIO: Crocifissi negli edifici pubblici. Sei d'accordo?

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IL PRECEDENTE DI ABANO. Rispolverando i propri archivi, l'Uaar ricorda poi che, nel 2009, commentando l’iniziativa giuridica di una famiglia di Abano Terme contro la presenza del crocifisso negli edifici pubblici, l'allora sindaco di Cittadella Bitonci chiese “di revocare la residenza alla famiglia italo-finlandese che ha inferto una tale ferita alla civiltà cattolica”, aggiungendo che “se questi signori dovessero passare per Cittadella potrebbero trovare i loro faccioni attaccati ai muri con la scritta ‘wanted’”. "Ha detto di essere sindaco di tutti ma già con questo gesto dimostra di non esserlo". Massimo Albertin, l'uomo di Abano Terme che con la moglie Soile Tuuliki avviò nel 2002 la battaglia contro il crocifisso nella scuola frequentata dalle figlie, commenta così l'iniziativa di Bitonci. "È diventato sindaco ma è rimasto parlamentare, godendo dell'immunità - rileva Albertin riferendosi al ruolo di senatore - Quindi si è reso inattaccabile, ma ha anche dato un grande esempio di 'non senso' civico e di occupazione impropria di spazi istituzionali". "Nel 2009 quando era sindaco di Cittadella - ricorda Albertin - aveva messo dei manifesti con le foto di me e mia moglie e la scritta 'wanted', aggredendoci per le nostre idee e dandoci apertamente a voce dei delinquenti". "Sia quella volta come in quest'ultimo atto - aggiunge Albertin - abbiamo dovuto subire e non abbiamo potuto fare nulla, perchè Bitonci si è nascosto dietro all'immunità parlamentare. Agire anche ora contro questo 'sindaco di tutti' privo del senso civico nel ruolo che ricopre, è quindi impossibile".

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