Decreto Sicurezza, Conte riceve Anci lunedì. Giordani: «Sui rimpatri serve la verità, basta propaganda»

Sone le 15.20 quando dall'Anci arriva l'annuncio che lunedì prossimo il premier Conte incontrerà una delegazione di sindaci su decreto sicurezza e legge di bilancio

Anci

Sone le 15.20 quando dall'Anci arriva l'annuncio che lunedì prossimo il premier Conte incontrerà la delegazione dell'Associazione dei Comuni su ddl sicurezza e legge di bilancio. A renderlo noto il vicario dell'Anci, Roberto Pella: «In quella sede chiederemo di modificare l'applicazione tecnica del decreto», conclude.

Salvini e Conte

Immediato l'altolà del ministro Salvini:  «Fa bene il presidente Conte a incontrare i sindaci.Un caffè non si nega a nessuno,ovviamente il decreto funziona, non si tocca, resta così com'é, applicato e apprezzato dal 99% dei sindaci”.

Giordani: «Io difendo Padova»

«Se un decreto si chiama sicurezza, la sicurezza la deve garantire: ecco perché chiedo al Presidente Conte di dare ai Sindaci risposte concrete e nel merito di evidenti criticità, tutte a carico, nei costi e nelle conseguenze, dei Comuni e delle comunità locali». Così il sindaco di  Padova, Sergio Giordani, al termine del direttivo dell'Anci dedicato al decreto sicurezza.

Legge

«La legge - osserva Giordani - presenta aspetti che a mio avviso configgono con i diritti base delle persone e con le garanzie costituzionali. Affido queste valutazioni agli organismi preposti e sto al punto delle conseguenze immediate che si scaricheranno sui territori. Per effetto del decreto Salvini entro qualche mese potremmo avere in città almeno 1000 persone disperate che girovagano senza identità, ben che vada ridotti a mendicanti, ma con ogni probabilità molti di questi potrebbero cadere nelle maglie della delinquenza e alimentare lo spaccio e i reati». «La questione - aggiunge - è di una semplicità estrema ma molto grave, dei partiti e della politica a me non interessa molto sono il Sindaco di Padova e devo difendere i padovani».

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Giordani, rimpatri e Babbo Natale

«Quanto ai rimpatri - conclude - serve sincerità e non propaganda, i dati dimostrano come per riportare nei paesi di origine questa massa di donne e uomini solo con le presenze attuali servirebbe un secolo, quindi siamo seri, io a Babbo Natale non credo più da quando ero bambino. Affido quindi un forte mandato all'Anci e al Presidente De Caro perché siano molto chiari nel chiedere al governo risposte serie e immediate a questioni che possono minare la coesione sociale nelle città aumentando l'insicurezza di tutti». 

Sono almeno tra 950 e 1300 le persone che potrebbero diventare “invisibili” in città

Il Comune di Padova ha approfondito quelle che saranno le conseguenze più immediate del Decreto Sicurezza, diventato legge dall'1 dicembre 2018, e ha calcolato che 950 persone, attualmente residenti nelle strutture dei Cas e registrate presso gli uffici dell'Anagrafe di Padova, potrebbero diventare irregolari.

Benciolini

«Per effetto della nuova legge e sulla base dei dati registrati e delle statistiche a disposizione, queste persone diventeranno di fatto dei "fantasmi". – spiega l’assessora ai Servizi Demografici, Francesca Benciolini – Oltre a loro subiranno l'effetto di questa legge i titolari di protezione umanitaria che, non potendo più essere rinnovata, lascerà queste persone senza documenti impedendo loro di proseguire percorsi avviati di lavoro e di vita e riducendoli allo stato di irregolarità. In questo caso è impossibile fare una stima. Il risultato è che l’anagrafe, che ha il compito di “fotografare” la situazione sul territorio, non potrà più farlo. Persone che perderanno il diritto alla residenza continueranno ad essere presenti in città e questo toglierà ai comuni ogni strumento di controllo».

Nalin

Le persone che non avranno più l’iscrizione all’anagrafe non potranno accedere a diversi servizi: «Si tolgono loro i diritti di base– prosegue Marta Nalin – Gli unici servizi a cui le persone in situazione di irregolarità possono avere accesso sono quelli a bassa soglia, in campo sanitario il pronto soccorso. Questo, oltre ad avere un costo sociale molto alto per tutta la comunità, costringerà queste persone a mendicare nella migliore delle ipotesi, oppure ad ingrossare le fila della criminalità organizzata. Quando non ci sono vie legali per potersi mantenere si finisce per usare quelle illegali».

Fantasmi

Le 950 persone che perderanno la residenza a Padova non sono gli unici “fantasmi” che potrebbero ritrovarsi in città: «Come Amministrazione abbiamo fatto delle valutazioni sui dati che abbiamo per capire nella maniera più precisa possibile le conseguenze di questo decreto per la nostra città – concludono Nalin e Benciolini – Dobbiamo però anche considerare le persone attualmente residenti in altri comuni, che non saranno più regolari e che probabilmente si sposteranno a Padova, città di maggiori dimensioni dove c’è il pronto soccorso e più servizi a bassa soglia grazie anche al volontariato. Ma dove anche la criminalità è più presente. Depotenziare lo Sprar, inoltre, sfila un'ulteriore possibilità di gestione e controllo agli enti locali. Non capiamo come questo Decreto possa essere definito Sicurezza quando invece non fa che riversare problemi complessi sulle spalle di Comuni come Padova».

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