Federico Contin: «Io nel Partito dei Veneti? E' l'unico che ha visione sui bisogni reali»

Lo abbiamo notato il 19 ottobre, il giorno della convention per il lancio de “Il Partito dei Veneti”. Federico “Chicco” Contin, lì solo per dare un supporto tecnico e logistico o pensa a una candidatura?

Lo abbiamo notato eccome il 19 ottobre, il giorno della convention per il lancio de “Il Partito dei Veneti”. Così ci è rimasto il dubbio, su uno degli imprenditori tra i più istrionici che ci sono in città, Federico “Chicco” Contin: lì solo per dare un supporto tecnico e logistico o davvero sposa linea e programma politico di questa nuova compagine politica?

Lega

«Dobbiamo cominciare - risponde molto convinto - a pensare realmente al nostro territorio. La Lega si è appropriata della nostra storia, della narrazione del nostro lavoro. Parlo di sviluppo dell’artigianato, delle industrie, della ricerca, sembra sia tutto di sua appartenenza. Usa il Veneto come biglietto da visita per Roma, poi però quando è lì cosa fa davvero per il territorio? Questi si sono rubati anche la bandiera col Leone di San Marco. Si sono impossessati di una storia millenaria. E, a partire dalla bandiera, io me la voglio riprendere. Io come tantissima altra gente». Dice davvero, ci rivolgiamo a Contin un po’ increduli: `«Il Veneto, Venezia, ha costruito la sua grandezza sull’apertura ai popoli e alle culture. Marco Polo da dove è partito? La nostra storia è questa e oggi si vende invece una immagine dei veneti timorosi e chiusi, alimentando false paure. A me questa cosa non va più. La Lega tradisce il suo elettorato ogni volta che dice “prima gli italiani”. Non dovevano essere i veneti, i primi? O i lombardi? E’ solo propaganda la loro. Che si basa su paure insinuate nella gente che però comincia a non crederci più».

Veneto

I sondaggi dicono cose diverse. La Lega ha un consenso davvero ampio, mai avuto prima: «Certo, però in Veneto le cose sono diverse. E qui siamo stufi di sentirci dire che noi veneti siamo difesi quando invece ogni giorno siamo vessati da tasse e rotture di scatole ( non dice esattamente così, n.d.r.). Vuoi sapere quante volte mi chiama il mio commercialista? Ogni giorno. Poi pensa a quanti imprenditori, grandi, piccoli, medi ci sono in Veneto. E’ chiaro che questa situazione non può più andare avanti». Che le tasse rimangano in Veneto, quindi: «Ogni Regione dovrebbe prima di tutto pensare a se stessa. Il mutuo soccorso, l’aiuto a chi ha meno, certo. Ma non buttare o regalare soldi dove ci sono sprechi e sperperi. Questo è inaccettabile». Si infervora su questo punto, Contin: «Anche perché poi la gente paga le tasse ma se deve fare una visita medica a chi si deve rivolgere? Deve rivolgersi al privato. Ovvio poi che girano le scatole».

Ghetti

Tornando a quelle che Contin definisce paure innescate, chiediamo: non c’è un problema di sicurezza, legato all’immigrazione? «Non è che perché una minoranza di quelli che arrivano, delinque, allora sono tutti uguali, tutti da cacciare. Poi ghettizzare a cosa porta? Emarginare porta a facilitare situazioni di degrado e di delinquenza. Quindi basta con allarmismi insensati. Qui poi c’è bisogno di lavorare e di lavoratori. C’è bisogno di dipendenti, di manodopera. Se vai in una fabbrica vedrai che non ci sono italiani che ci lavorano, sono tutti stranieri. O comunque la maggior parte dei lavoratori. I nostri giovani studiano e poi scappano all’estero. Ci sono più veneti in giro per il mondo che qui. Quello è l’allarme che dobbiamo scongiurare, se parliamo di migrazioni di popoli».

Territorio

Inevitabilmente si torna a parlare anche di ambiente: «Sono nato in campagna e poi sono arrivato in città. Conosco bene la montagna, conoscono bene la mia terra, il Veneto. Quello che accaduto lo scorso anno, la tempesta Vaia che ha distrutto le nostre montagne, mi ha molto colpito. Sono zone che conosco bene, ci ho pure vissuto. Quello ci deve preoccupare, prima di tutto: mettere in sicurezza il nostro territorio. Pensare all’ambiente in maniera seria, questo mi aspetto dalla politica. Ma non lo fa. Dov’è l’ambientalismo nella politica italiana? Cosa c’è di più ambientalista che difendere il proprio territorio nel senso più stretto e più alto del termine». Quella dello scorso anno, l’iniziativa di rendere i Navigli, il festival di cui Contin è il patron, plastic free, non era solo una trovata sensazionalistica, quindi: «Assolutamente no, tanto è vero che tra poco proprio lì installiamo dei contenitori per raccogliere plastica offrendo premi per tutti coloro che sceglieranno di smaltirla in maniera etica».

Plastica

La plastica è una costante dei discorsi di Contin. «Almeno che si usino materiali come bicchieri o stoviglie in materiale biodegradabile, bisognerebbe imporlo a tutte le sagre e a tutte le manifestazioni pubbliche. Invece su questo si rallenta. Cosa impedisce ai comuni di fare delle ordinanze in questo senso?». Si potrebbe ironizzare che però, non tutte le iniziative che ha proposto sono sempre state vincenti. L’idea dei risciò non è stata un successo, al contrario dei Navigli, anche nella versione più green: «Quella dei risciò era eccome una intuizione giusta, ma non c’erano le condizioni proprio perché la politica, paradossalmente la parte che dovrebbe essere più sensibile ai temi ambientali si è messa di traverso. Non c’era la possibilità di avere una location dove parcheggiarli e renderli disponibili per la cittadinanza e per i turisti. Poi l’imprenditore fa due conti e lascia stare. Ma l’idea era giusta eccome. Quello della mobilità è un tema troppo importante e le soluzioni che possono sembrare naïf guarda caso vengono adottate da metropoli e capitali in tutto il mondo».

Zaia

Cosa contesti a Zaia? «La Lega non è più il partito in cui un veneto si può riconoscere davvero. Non è il partito che difende i suoi interessi. Non lo fa. L’autonomia, la potevano fare in quattro e quattr’otto e invece siamo ancora qui con le promesse, con i se e con i ma. Alla fine però non si p fatta. Quando è stata la prima volta che abbiamo davvero sentito parlare di autonomia del Veneto? Neppure il federalismo sono riusciti a fare dagli anni novanta ad oggi. E oggi vanno in giro gridando prima gli italiani e del Veneto si ricordano solo quando è il momento dei voti e delle poltrone. Le tanto vituperate poltrone, che però piacciono tanto mi sembra».

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Regionali

Quindi dobbiamo pensare a un Federico Contin candidato alle Regionali? «Non ho detto questo, ho detto che mi ritrovo perfettamente nel percorso che vuole portare avanti il Partito dei Veneti e che io metto a disposizione tutto quello che posso a mettere a disposizione per far crescere questo movimento. Non c’è davvero più tempo da perdere, bisogna cambiare, dare un segno di discontinuità rispetto a un passato e a un presente che non rispondono ai bisogni e ai desideri di chi vive in Veneto».

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