Ferrovia “ex Ostiglia”, Pipitone (IdV):"Non diventi nastro d'asfalto"

Il consigliere regionale di Italia dei Valori ha presentato un'interrogazione sui lavori di recupero della ex ferrovia militare Treviso – Ostiglia per la realizzazione di un percorso ciclopedonale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

«Cambiamo rotta subito, per evitare che a Padova la ciclopedonale “ex Ostiglia” divenga solo un nastro d'asfalto». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, sui lavori di recupero della ex ferrovia militare Treviso – Ostiglia, per la realizzazione di un percorso ciclopedonale da Piombino Dese a San Giorgio delle Pertiche, approvati dalla Provincia di Padova.

Nell'interrogazione il segretario provinciale IdV ha ricordato le tante critiche sollevate da cittadini ed associazioni sull’utilizzo della miscela “bynder” per asfaltare la pista ciclabile, così come previsto dal progetto. «Il tracciato di quella che è la più lunga ferrovia dismessa d'Italia – ricorda Pipitone – ben 130 km complessivi, che tocca Veneto e Lombardia attraversando cinque province merita, anche nel tratto padovano, miglior sorte che divenire una spianata di asfalto».

«Già adesso – aggiunge il dipietrista - rimane un passaggio verde, di vegetazione e arbusti, compreso fra i “corridoi ecologici principali” della Rete Natura 2000, e svolge un ruolo fondamentale per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali». «Non si capisce – prosegue Pipitone - perché non si possa fare anche in provincia di Padova come hanno fatto a Treviso dove, nel loro tratto di competenza dello stesso corridoio ecologico, la pista ciclabile è stata realizzata usando criteri ecocompatibili, con un substrato in pietra di Sarone frantumata».

«Ho quindi chiesto – conclude il consigliere regionale IdV - alla Giunta Zaia se fosse a conoscenza dell'asfaltatura già iniziata nel tratto padovano, se non ritiene che questa operazione sia in contrasto con i principi di tutela e protezione della biodiversità e se quindi non sia invece possibile realizzare un percorso ciclopedonale con criteri ecocompatibili, come è stato fatto nel trevigiano».

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