Post su Facebook contro Zanonato Autore nei guai: a rischio processo

Nel 2012 l'approvazione in consiglio comunale a Padova della proposta di città metropolitana con Venezia. Il commento di un artigiano di Albignasego, che ora rischia di finire in tribunale, sulla bacheca dell'attuale vicesindaco Mosco

Critica politica, seppur aspra e sgradevole, o diffamazione. È il nodo della questione che il pubblico ministero Vartan Giacomelli è chiamato a sciogliere entro una ventina di giorni. Il caso riguarda un commento su Facebook, risalente al 30 ottobre 2012, postato da un artigiano di Albignasego sulla bacheca della neo vice sindaco di Padova, allora studentessa universitaria, Eleonora Mosco. Le parole incriminate: "Zanonato ha dato l’ennesima prova della sua deficienza ma da un alcolizzato cronico mi aspetto questo e altro! Fusione Padova & Venezia? Ma che c... si so bevuti la laguna ’sti idioti??".

LA DENUNCIA. L'allora sindaco di Padova, poi ministro, oggi deputato al parlamento europeo, Flavio Zanonato, all'epoca dei fatti aveva intercettato la frase infelice, e sporto denuncia contro l'autore, 44 anni, di Albignasego. Erano i giorni in cui l'allora consiglio comunale, a maggioranza Pd, aveva aderito, tra le contestazioni dell'opposizione, al progetto di una grande città metropolitana Padova-Venezia.  Un dibattito feroce, che aveva visto il centrodestra opporsi drasticamente ad una possibile fusione tra le due province.

LA DIFESA. Ed è proprio quest'ultimo passo della vicenda, quello su cui poggerebbe, come riportano i quotidiani locali, la difesa dell'imputato, sostenuta dall'avvocato Federico Alati. Il clima di forte tensione e agitazione avrebbe scatenato la polemica sul social network. Un post scritto male, forse, ma da inserire all'interno del panorama politico che la città patavina stava vivendo in quei giorni. Si tratterebbe dunque di una critica politica, sebbene molto forte, non di un attacco personale nei confronti di Zanonato. Il pm Giacomelli ha concluso formalmente le indagini. Adesso dovrà decidere se accogliere la memoria difensiva e archiviare il caso, o se andare a processo. L'accusa è di diffamazione, aggravata dall'impiego del social network.

IL PRECEDENTE. Non è la prima volta che Facebook viene strumentalizzato per feroci commenti. Non è neppure la prima volta che chi scrive questi commenti finisce nei guai. Un grosso polverone era stato sollevato dalla vicenda Kyenge-Valandro. L'ex ministro era stata vittima di un post aberrante, che porta la firma di Dolores Valandro, all'epoca (era il 12 giugno 2013) consigliera all'Arcella per la Lega, poi espulsa dal partito. Condannata in primo grado a un anno e un mese, con sospensione della pena. Sentenza confermata in appello, insieme all'interdizione per tre anni dai pubblici uffici.

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