Francesco Miazzi: «A Monselice più inquinanti che in una grande città. Arpav ha certificato la causa: la cementeria. Quando la chiudiamo?»

Francesco Miazzi consigliere comunale di Monselice: «I dati Arpav dimostrano che gli inquinanti principali presi in considerazione (PM10, ossidi di azoto e benzo(A)pirene) e conteggiati nei quantitativi, provengono dalla stessa fonte di emissioni, la cementeria»

Francesco Miazzi consigliere comunale di Monselice, eletto nella lista Ambiene e Società. Storico ambientalista, da anni porta avanti le battaglie dei comitati ambientali della bassa padovana. I dati Arpav emersi negli ultimi giorni mettono ancora al centro la difficile convivenza tra i cittadini di Monselice e il cementificio: «E' da sempre - spiega Miazzi - una presenza ingombrate per il territorio in quanto collocato a ridosso del centro storico e limitrofo a dei plessi scolastici importanti».

Arpav

Cosa è emerso di nuovo, di così decisivo dai dati Arpav? «Quello che è ormai di dominio pubblico è un dato che in realtà è disponibile già dal 2015 ed è emerso in tutta la sua portata dall’incontro tenutosi presso la sede della provincia di Padova, con il presidente Fabio Bui. Un incontro con le associazioni di categoria, commercianti e albergatori, per definire i provvedimenti di contrasto all’inquinamento atmosferico. In questa occasione Arpav ha rispolverato questi dati aggiornati al 2018. Questi dimostrano, degli inquinanti principali presi in considerazione (PM10, NOx - ossidi di azoto e benzo(A)pirene), i quantitativi degli NOx  provengono in modo preponderante dalla stessa fonte di emissione, la cementeria».

Cementeria

«Quello che è importante - sottolinea il consigliere  -  è che stavolta viene esplicitato che la responsabilità di queste emissioni a Monselice è riferita al comparto industriale. Il 65%. I trasporti incidono solo per il 28%, il riscaldamento il 3% del totale. Per farci capire, se nella città di Padova la fonte principale d’inquinamento è il trasporto, il 60% contro il 17% dei processi produttivi. Andiamo poi a vedere il piccolo comune di Monselice che conta 17mila e 500 abitanti che si ritrova con la metà degli ossidi di azoto prodotti da una città come Padova che conta oltre duecentomila abitanti».

Confronti e chiusura

Spiega ancora Miazzi: «Padova produce 1800 tonnellate di ossido d’azoto, Monselice da sola 968, quasi mille. Se confrontiamo con altri comuni di media dimensione vediamo che a Cittadella  produce 176 tonellate, Este 142 e Piove di Sacco 149. I dati parlano chiaro. Questo ci ricorda che siamo di fronte a un impianto insalubre di prima classe che per legge andrebbe de-localizzato. Noi sosteniamo da sempre che è inutile fare le domeniche ecologiche o imporre l’abbassamento del riscaldamento a 19 gradi se poi si consente alla cementeria di soffocare con questi ossidi di azoto, l’intero territorio di Monselice. Ecco il motivo per cui rilanciamo il nostro appello per la chiusura immediata di questa fonte emissiva pericolosa per la salute dei cittadini».

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