Iscrizione all'anagrafe del richiedente asilo, Giordani: «Nulla di ideologico». La coop Orizzonti: «Un percorso all'insegna dei diritti»

La psicologa Elisabetta Vergani: «Giornali e tv ci cercano per intervistare il ragazzo, ma noi abbiamo ritenuto, in accordo col comune, di non comunicare il nome del ragazzo. Ha portato avanti questa battaglia per essere riconosciuto dalla comunità. Non è un fenomeno da baraccone ma un ragazzo che ha fatto un percorso per affermare un diritto. Non va esposto come un trofeo»

Nella sede della cooperativa Orizzonti

Qualcuno ha già storto il naso di fronte alla notizia dell'iscrizione all'anagrafe del giovane richiedente asilo. Una decisione che il sindaco Sergio Giordani rivendica: «Avrei potuto voltarmi dall'altra parte ma ho deciso di andare in questa direzione. E se c'è chi la interpreta come una provocazione contro qualcuno, sbaglia. Io ho a cuore solo il bene di Padova. E questa decisione lo dimostra. Poi, parliamoci chiaro, stiamo parlando di pochissimi casi, si contano sulle dita di una mano. Anche questo dovrebbe dare l'idea che le polemiche sono assolutamente fuori luogo». 

La storia

Lavora in un grand hotel di Venezia e risiede a Padova il giovane della Costa d’Avorio a cui è stata concessa l’iscrizione all’anagrafe del comune di Padova, dove risiede. Fuggito dal suo Paese, dal 2016 rimane per due anni nell’hub di Bagnoli. Finito questo percorso viene accolto dalla cooperativa Orizzonti, studia, frequenta corsi professionali e proprio in questi giorni si sta sottoponendo all’esame di terza media.

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Il sindaco Giordani ha spiegato la posizione dell’amministrazione comunale rispetto alla sua richiesta d’iscrizione all’anagrafe di cui si discute tra gli addetti ai lavori, tra i giuristi, dal momento dell’entrata in vigore del decreto DL113/2018, il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza.

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Così ci rechiamo presso la struttura che ha accolto e aiutato il giovane da quando ha potuto lasciare l'hub di Bagnoli. Alla Cooperativa Orizzonti, in via Bernina, fervono i preparativi per le iniziative organizzate per la giornata del rifugiato. Ci accolgono Ala Yassin, presidente della cooperativa ed Elisabetta Vergani. Entrambi psicologi, siamo stati a trovarli per farci raccontare di questa vicenda che sta occupando le pagine di tutti i giornali, non solo locali. Premette la dottoressa Elisabetta Vergani: «E' da questa mattina che giornali e televisioni ci cercano per intervistare il ragazzo, ma noi abbiamo ritenuto, in accordo col comune, di non comunicare il nome del ragazzo. Ha portato avanti questa battaglia per essere riconosciuto dalla comunità. Non è un fenomeno da baraccone ma un ragazzo che ha fatto un percorso per affermare un diritto. Non va esposto come un trofeo, quindi». 

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«Essere iscritti all'anagrafe - spiega la dottoressa Vergani - è una questione di diritti e doveri. Vuol dire che si può aprire un conto in banca per ricevere la retribuzione, stiamo parlando di un ragazzo che lavora. Tutela lui e la comunità dal punto di vista della salute pubblica. E' un provvedimento che tutela il singolo e la comunità». Quanti casi di questo tipo ci sono nella provincia di Padova. «Saranno al massimo un centinaio - afferma - divisi per tutta la provincia, però». 

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L'amministrazione difende questa decisione. Lo fanno, oltre al sindaco, anche le assessore Benciolini e Nalin: «L'accesso all'anagrafe è una garanzia per tutti, perché toglie da una zona grigia le persone e invece le pone nelle condizioni di essere un cittadino come gli altri, con diritti e doveri. Un'amministrazione deve sapere dove risiede chi abita nel territorio. Questo ci consente di sapere chi vive nell nostra città». Le polemiche non mancano, non poteva essere altrimenti: «Registrare chi è già presente nel territorio è un vantaggio per tutti». Conclude poi l'assessora Nalin: «Le polemiche, che già sono cominciate, sono strumentali. Lo sa perfino chi le sta portando avanti». Chiosa poi l'assessora Francesca Benciolini: «L'iscrizione anagrafica è il modo che è riservato al Comune per  conoscere chi risiede all'interno del proprio territorio. Garantisce la possibilità di fare scelte politiche in grado di tener conto della complessità di chi vive in una città. Abbiamo seguito con attenzione l'evolversi della situazione, le casistiche, i pronunciamenti dei tribunali. La scelta fatta dal sindaco non è frutto di ideologia ma di desiderio di rispettare la legge e la Costituzione che fornisce le indicazioni di principio. Vorrei sottolineare come il ruolo del difensore dei diritti, in questo caso l'avvocata che ha seguito la persona iscritta, ma anche gli altri avvocati che ci hanno aiutato a capire questa legge, sia stato fondamentale».

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