Covid19, parla Lorenzoni: «Non è ancora il momento di allentare la guardia ma pronti alla nuova fase»

«L’elemento che ha fatto del Veneto un caso internazionale, in senso positivo durante questa emergenza, è sicuramente dato dalla fiducia data a virologi e scienziati dell’Università di Padova, in primo luogo il professor Crisanti»

Dal 21 febbraio, il venerdì in cui si ha notizia del primo morto in Italia per Coronavirus, il cittadino di Vo’ deceduto a Schiavonia, la voce del vice sindaco Arturo Lorenzoni si è sentita sempre meno. Non che non fosse stato partecipe delle decisioni e delle azioni messe in atto dal comune, ma quello che lui stesso definisce «pudore del dolore» gli ha suggerito di assumere, dal punto di vista mediatico, un profilo basso.

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Lo incontriamo all'ingresso di Palazzo Moroni, dove arriva sulla sua immancabile bicicletta. Munito di mascherina come praticamente tutti coloro che abbiamo incontrato in centro, facciamo diverse domande al vice sindaco di Padova e allo stesso tempo il candidato del centro sinistra alle Regionali.  «Usciremo diversi da questa situazione. La sfida è saper capire che la logica dell'uomo solo al comando non funziona invece la chiave è mettere in sinergia competenze e comparti. Proprio questa emergenza lo dimostra, ne siamo usciti proprio perchè c'è stata collaborazione tra diverse competenze e unione di intenti». 

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Gli chiediamo un giudizio sulla gestione della pandemia da parte della Regione e in particolare del Governatore:  «Zaia - spiega il vice sindaco Arturo Lorenzoni - ha avuto un iniziale tentennamento ma poi ha capito a chi si doveva affidare. L’elemento che ha fatto del Veneto un caso internazionale, in senso positivo durante questa emergenza, è sicuramente dato dalla fiducia data ai virologi e gli scienziati dell’Università di Padova. In primo luogo il professor Andrea Crisanti il quale inizialmente non è stato ascoltato fino a quando si è deciso di dargli retta. E' stato decisivo coinvolgere in maniera attiva chi su queste tematiche ci lavora da anni».

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