Ruzzante (Liberi E Uguali) e Bartelle (Italia In Comune): «Mafia radicata anche in Veneto, ormai non si può più negare»

Promotori di iniziative relative al fenomeno mafioso in Veneto, ultima tra le quali l'interpellanza del 14 febbraio 2019, aderiscono e promuovono la manifestazione di Libera del 21 marzo a Padova

«Domani 21 marzo saremo in piazza a Padova con Libera contro le mafie. Necessario un rapido e concreto avvio degli stati generali del Veneto per la legalità e il contrasto alla criminalità organizzata, richiesti dai sindacati. Il fenomeno mafioso va affrontato diffondendo la cultura della dignità del lavoro, della solidarietà e della legalità». Così i due consiglieri regionali d'opposizione, Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) e Patrizia Bartelle (Italia In Comune). 

Mafia

I due sono i promotori di una serie di iniziative relative al fenomeno mafioso in Veneto, ultima tra le quali l'interpellanza n. 12 del 14 febbraio 2019 “Uscire dal paradigma della presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso come mero fattore esogeno e intervenire con determinazione sugli elementi interni di contesto”.«Nella giornata di domani saremo in piazza a Padova assieme a Don Ciotti, a Libera e agli studenti contro le mafie per la XXIV edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafia. Si tratta di una manifestazione particolarmente significativa per la nostra regione, per la prima volta una città del Veneto è stata scelta come piazza principale d'Italia».

Padova

«Giusta e coraggiosa la scelta di Padova come piazza nazionale, in questi giorni in cui il Nordest è travolto da arresti e indagini giudiziarie che fanno emergere la presenza di organizzazioni di stampo mafioso ampiamente radicate nella nostra regione. È importante che la Regione Veneto sostenga la proposta dei sindacati degli Stati generali contro la criminalità organizzata, mentre suscita qualche perplessità – concludono i consiglieri – il continuo riferimento da parte del presidente Zaia all'immagine delle "mele marce", con un rifiuto quasi ideologico di considerare gli elementi di contesto, la cosiddetta area grigia, che sono fondamentali per comprendere e quindi contrastare il fenomeno. Non si può fare l'antimafia senza affrontare di petto il problema che vede oltre il 60% delle aziende venete fuorilegge rispetto alla normativa sul lavoro».

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