Salvini a Conselve: «Conte bis un "inciucione". La lega non ha bisogno di nessuno, subito al voto»

Visita del segretario della Lega, Matteo Salvini, alla festa del partito. Ha attaccato tutti, dagli ex alleati, storici e recenti, al Pd. Critiche anche alla magistratura e ai vescovi. Con lui sul palco Zaia, gli ex ministri Stefani e Fontana e tutti i big del partito

Arriva a Conselve che mancano pochi minuti alle 20, il fresco ex ministro dell’interno, Matteo Salvini. Ad attenderlo al suo arrivo, l’onorevole Massimo Bitonci e l’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato. Non sfugge la presenza di quella che i tabloid scandalistici davano già per ex, anche lei, oltre ai ministri: Francesca Verdini, figlia del senatore Denis Verdini. In tempi in cui anche la vita privata dei politici è sotto la lente d'ingrandimento, e quella di Salvini soprattutto visto che apparentemente non fa nulla per nasconderla, anche la sua presenza è una notizia. 

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C’è un sacco di gente, soprattutto oltre le transenne che delimitano il tendone dove c'è il palco che è anche quello dove ci sono tavoli e sedie per i tantissimi seduti a mangiare. Peccato per i tanti che non hanno potuto accedere sotto il tendone da dove poi c’è stato l’intervento e hanno dovuto accontentarsi del maxi schermo. Dal punto di vista dell’organizzazione, non impeccabile. Uno spazio troppo piccolo per così tanta gente. Matteo Salvini, si sa, non è comunque uno che si risparmia.

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Polo verde dell'aeronautica militare, jeans, stringe tantissime mani e comincia con i selfie. Anche durante la cena, dove ci sono i big del partito, si alza ed esce a salutare e rispondere ai tanti giornalisti che lo attendono. Le domande chiaramente sono tutte incentrate sul Conte bis. E già dalle risposte che da alla stampa si capisce che non è lui che cerca alleati ma al contrario sfida tutti sui suoi cavalli di battaglia: sicurezza, difesa dei confini e l’Europa, che descrive come regista dell’accordo 5Stelle e Pd. Ne ha pure per Forza Italia e per il suo leader, Silvio Berlusconi. 

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Ad aprire gli interventi dal palco il governatore del Veneto Luca Zaia, che con i grillini non c'è andato certo leggero. La questione dell'autonomia è un nodo centrale, i leghisti veneti non solo se l'aspettano ma ormai la pretendono, visto che gli è stata più volte promessa. Si comincia quindi da qui, dal tema tanto caro al governatore Luca Zaia. Poi sono intervenuti gli ex ministri Stefani e Fontana. A quel punto è stato il momento di Salvini: «Non di programmi, Pd e 5 Stelle stanno parlando di poltrone. E' uno spettacolo ignobile, come il mercato delle vacche. Ve li immaginate quelli del Pd nelle commissioni a discutere di banche, o di Bibbiano?». Prima si dedica al Pd, cita banca Etruria ma anche il caso dei bambini sottratti su cui sta indagando la magistratura. Sulla quale usa l'ironia non potendola attaccare come fa con gli avversari politici, quando parla delle inchieste su di lui conseguenti all'impedimento di sbarcare i migranti dalle navi delle ong fuori dal porto di Lampedusa. 

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In questa permanente campagna elettorale, infinita di fatto, la prima uscita pubblica da ex ministro l'ha superata a pieni voti. E' vero, giocava in casa, ma la questione dell'autonomia più volte richiamata poteva comunque far venire qualche dubbio, oltre al fatto che la crisi in fondo l'ha chiamata lui: «In altri partiti ti cacciano perché perdi un assessorato, noi invece siamo qui tutti insieme a festeggiare. E al presidente Mattarella dico: «Abbiamo restituito sei ministeri, ora lui restuisca la voce agli italiani. Al voto». 

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Del Pd si sa che parla male, «il partito che perde sempre ma governa», ma su Berlusconi ci torna più volte. Ed è come un taglio netto: «Non vogliamo alleanze con chi non vuole farci fare le cose, lo dico agli amici di Forza Italia». Poi si rivolge ancora ai vescovi che lo hanno criticato per aver mostrato, più volte, l'immagine della Madonna, nei comizi: «Voglio vedere quando approveranno il suicidio assistito - chiama così l'eutanasia l'ex ministro dell'interno - o le adozioni per le coppie gay, cosa diranno quegli stessi vescovi. Noi è con le nostre convinzioni e i nostri valori vinceremo». Attorno a lui sul palco ci sono tutti i big del partito: Zaia, Bitonci, Da Re, Marcato, Pan, Ostellari e tantissimi altri. La folla lo acclama, lui saluta. Poi comincia la parte più faticosa. Passa almeno un'ora  se non più, dopo il comizio, a fare selfie, uno dietro l'altro. E' lui stesso che prende il telefono di chi si presenta, compostamente in fila con un caldo umido tipico di queste zone della bassa padovana, ed è impossibile quantificare quanti ne fa. Uno dietro l'altro. 

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