Veneto: schede ospedaliere territoriali, la scelta di non scegliere

La giunta presenta le schede, la commissione le modifica, senza nessuna idea di un nuovo sistema socio sanitario, ma accontentando un po’ qua e un po’ là, aumentando la confusione, aumentando le disuguaglianze, aumentando i costi. A breve sarà necessario rimetterci le mani. Alcune note sono positive, frutto della dura battaglia del PD

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

La giunta presenta le schede, la commissione le modifica, senza nessuna idea di un nuovo sistema socio sanitario, ma accontentando un po' qua e un po' là, aumentando la confusione, aumentando le disuguaglianze, aumentando i costi. A breve sarà necessario rimetterci le mani. Alcune note sono positive, frutto della dura battaglia del PD.

Più in dettaglio:

  • aumentano le apicalità: 15 in più rispetto alle schede ospedaliere adottate dalla Giunta. Si passa da 754 apicalità a 769. Abbiamo ricondotto la programmazione delle apicalità delle Aziende (Verona e Padova) in Commissione;
  • viene introdotta in misura copiosa il "primarietto" ad personam : 30 nuovi USD - unità semplici dipartimentali di nomina del direttore generale;
  • abbiamo inserito l'unità di psicologia clinica in ogni provincia (USD).
  • abbiamo eliminato il tetto massimo dei 15.000 assistiti per realizzare le medicine di gruppo integrate. Non decollano le MIG;
  • abbiamo ridotto il numero degli abitanti, da 50.000 a 25.000, per l'Aggregazione Funzionale Territoriale. Da rifare tutti gli atti aziendali;
  • permane il taglio dei posti letto: 1227 rispetto al 2012, 1581 rispetto al 2011, 3585 rispetto al 2002 … tutti a carico della sanità pubblica;
  • le scelte sono confuse e contradditorie: in alcuni ospedali a "due gambe" è stata scelta l'integrazione delle funzioni ( reinserita chirurgia generale a Piove, a Vittorio Veneto, a Camposampiero, a Castelfranco… ) in altre è rimasta la separazione delle funzioni (a Valdagno, a Dolo, a San Donà…). I cittadini avranno quindi risposte di diversa qualità a seconda del luogo dove abitano;
  • in alcune Ulss è stata collocata l'USD di diabetologia, mentre in altre no. Alcune province (come Rovigo, Belluno e Venezia) non hanno l'UOC di diabetologia. La nuova legge è disattesa;
  • la commissione tutta, all'unanimità, ha bocciato l'allegato C rigurdante la rete servizio di emergenza urgenza: rinviato a quando il provvedimento verrà riproposto;
  • è stata rinviata alla prossima commissione l'analisi dell'allegato D (programmazione dei distretti). Nei distretti mancano le apicalità dell'area materno infantile, di psichiatria, di cure palliative, di disabilità e non autosufficienza, di farmacia territoriale;
  • resta confusa la determinazione dei posti letto delle strutture di ricovero intermedie: sono stati assegnati 50 ulteriori posti letto a Venezia e a Bussolengo, ma ogni Ulss potrà richiederne in più rispetto all'assegnazione… Tutto è stato rinviato ai direttori generali e alle conferenze dei sindaci - e solo se si otterranno risparmi dalla riduzione dei posti letto ospedalieri. Il che è una contraddizione, perché il risparmio sui posti letto ospedalieri, e quindi la loro riduzione, avviene solo se è già stata attivata l'alternativa territoriale… PRIMA. Il nostro emendamento andava in questa direzione. Bocciato;
  • sono stati espropriati i consigli della Codivilla-Putti di Cortina e della Motta di Livenza;
  • abbiamo assistito al nuovo blitz dell'assessore Coletto in merito alle malattie metaboliche ereditarie.

Sarà inevitabile: entro breve tempo bisognerà rimettere mano alle schede. Tante, troppe le contraddizioni, le disparità create tra i territori e gli aumenti dei costi che questo provvedimento comporterà.

Alcuni approfondimenti:

*La riduzione di posti letto deve accompagnarsi ad una forte riduzione della degenza media (max 5 giorni), onde non determinare una pericolosa contrazione dell'offerta ospedaliera. Per fare questo, tuttavia, i servizi clinico-diagnostici ospedalieri dovrebbero lavorare esclusivamente o quasi per i pazienti ricoverati, mentre i pazienti in condizioni cliniche non richiedenti il ricovero dovrebbe potere essere trattati adeguatamente nei presidi territoriali o al proprio domicilio (oggi possibile attraverso i numerosi strumenti offerti dalla telemedicina).Un obbiettivo allo stato attuale difficilmente raggiungibile causa la povertà e la disorganizzazione delle cure primarie in parti molto significative del Paese.

*Per le strutture intermedie non è previsto uno standard quali-quantitativo di riferimento e non risultano ancora definite le procedure e i percorsi assistenziali per i pazienti in via di dimissione; fatto questo che impedisce un reale collegamento tra ospedale e territorio e che limita fortemente la possibilità di una dimissione celere ed assistita.

*Per trasferire competenze dall'ospedale al territorio i servizi territoriali (UCP, Case della salute) dovrebbero subire una profonda riorganizzazione sviluppando le seguenti linee di attività:

  • adottare i principi e la prassi del chronic care model e delle medicina di iniziativa per la prevenzione secondaria e terziaria delle patologie croniche oggi assolutamente prevalenti;
  • definire i registri di patologie e istituire la figura del case manager per i pazienti complessi;
  • potenziare fortemente una assistenza domiciliare modulare per diverso livello di intensità di cure;
  • sviluppare le attività self-care di family learning e di promozione della salute
di Claudio Sinigaglia
Consigliere regionale
Vice Presidente Commissione Sanità
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