Parco Guizza Nord: con il vice sindaco Lorenzoni dove sorgerà la nuova area verde

Il vice sindaco spiega come si è arrivati a ridurre cubature già concesse in passato e ottenere spazi verdi. E spiega anche il suo ruolo nelle Regionali: «Ma io non mi candido»

Incontriamo il vice sindaco Arturo Lorenzoni al Parco Modì di Sant’Agostino, ad Albignasego, a pochi passi dove sorgerà il Parco Guizza Nord. Oltre ottantamila metri quadrati, di questi sessantacinquemila destinati al verde che consentono la realizzazione della seconda area del parco, quella che fa parte del comune di Padova. «Un’area davvero importante, un cuneo verde che guarda la città». Che altri passaggi deve compiere il comune per terminare l’iter?«Noi abbiamo fatto l’accordo che va convenzionato, il passaggio successivo è approvare il piano attuativo che entra nel dettaglio e noi approvarlo e poi convenzionarlo. Un lavoro di qualche mese». Si rischiava di avere qualcosa di diverso dal verde. «Gestirle oggi dopo che sono state concesse cubature maggiori rispetto al fabbisogno, piani che rientrano nel consolidato, fanno parte dal punto della normativa come se fosse già cementificata, non è affatto semplice come operazione. Quello che stiamo facendo oggi è una grande novità dal punto di vista amministrativo. Ridurre cubatura già concesse è qualcosa di assolutamente nuovo». Entro l’estate 2020 quindi può essere già realtà il nuovo parco della Guizza: «Certo, lo possiamo dire. Naturalmente -  sorride il vice sindaco - poi bisogna attrezzarlo e lavorare l’area, che è molto costoso. L’iniziativa dell’assessora Chiara Gallani di coinvolgere i cittadini con “Adotta un parco” è una cosa intelligente da un lato perché responsabilizza le persone ad avere cura del verde, ma indispensabile dall’altro perché l’amministrazione non ha tutte le risorse di cui si necessiterebbe». 

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Quanto costa quindi realizzare il parco? «E’ difficile dare un valore, ma direi circa cinquecentomila euro. Ma dipende molto dai lavori che bisogna fare: movimento terra, sistemazione, drenaggi, le piante, la progettazione. Quello dove ci troviamo ora - il parco Modi a Sant’Agostino n.d.r. - è costato sicuramente molto ma è pur vero che la qualità di questo spazio è altissima. Poi non dimentichiamo la cura del verde, la manutenzione e tutto quello che bisogna garantire». Mentre intervistiamo il vice sindaco, attorno a noi genitori con i figli, persone a spasso con il cane, poi c’è chi fa sport o solo si gode il sole. «Uno spazio quello del Parco Modì davvero bello e vissuto, con l’aggiunta del Parco Guizza Nord questa diventerà davvero un’area tutta verde a disposizione della cittadinanza. Non solo di chi abita qui, ne beneficierà, intendiamoci. Questi parchi sono a disposizione di tutta la città, non solo di chi vive qui».

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Cambiare, intervenire su un accordo già preso con dei privati, limitarne le cubature già concesse e rendere verde uno spazio che rischiava di diventare altro, come ci si è arrivati?«Una trattativa seria, dove non si è perso tempo ma si è subito compreso quale fosse la strada da seguire». Fino al 2015 si concedevano cubature che oggi paiono spropositate: «Negli anni sessanta si pensava che oggi la popolazione di Padova sarebbe stata di almeno trentacinquemila unità in più rispetto a quanti siamo oggi. Quindi bisogna ragionare pure in questo senso». Quindi anche chi amministra oggi deve pensare a come sarà la società di domani: «Delle proiezioni le possiamo fare su come cambia la società. Oggi ad esempio la gente chiede qualità, non quantità. Dobbiamo lavorare quindi sulla qualità degli spazi rimasti. Se poi uno spazio è ben curato, come si può vedere, è sempre pieno e vissuto».

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Oltre all’apprezzamento nel sapere che sorgerà un’area che renderà ancora più verde e vivibile non solo il loro quartiere ma tutta la zona, ci sono anche i suggerimenti: chi vuole un’ampia area cani, chi dei passaggi ciclopedonali per le persone. Tutti elementi che il vice sindaco conferma ci saranno. «Si potrà attraversare il parco a piedi o in bici, sarà ancora più semplice raggiungere la linea del tram, ad esempio». Il tram è un argomento sempre interessante, per noi giornalisti. Quindi approfittiamo, facendo notare però che essendo un progetto a lunga scadendza, questo non sempre paga in politica: «E' vero, si è abituati a ragionare così oggi come oggi, so bene che il progetto del tram è un percorso lungo, lo sapevo dal principio. Ma io intendo la politica in questo modo, per fortuna non solo io. Certi progetti bisogna prendersi la responsabilità di cominciarli, questa amministrazione lo sta facendo». 

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Inevitabile poi qualche domanda che esula dal luogo dove ci troviamo a intervistarlo. Ad esempio un giudizio sui lavori in corso Milano e la nuova pista ciclabile. «Secondo me - spiega Lorenzoni - sta andando benissimo su entrambi i lati nella misura in cui lo rende più accessibile alle persone che alle auto. E sono certo che ne beneficiano anche i commercianti che oggi hanno di certo più passaggio di quanto ne avevano prima. Camminare in mezzo a una colonna di auto non è gradevole, questo non vale solo per corso Milano, ma per tutto il mondo. Il principio è quello».Però il problema di dove mettere le auto è molto sentito: «Tutti sentiamo l’urgenza di creare parcheggi, ma non dobbiamo creare spazi di attrazione del traffico che poi creano dei problemi sia all’accesso che all’uscita. Bisogna cercare di andare a mettere le strutture di parcheggio in aree  che non comportano poi dei nodi che si congestionano. Se pensiamo alla Prandina, ad esempio, con la rotonda di corso Milano, via Vicenza…» C’è chi insiste su via Volturno come alternativa. Liberarla dai bus per farci passare la auto in entrambi i sensi di marcia: «Se togliamo la preferenziale creiamo grandi disagi ai mezzi pubblici, allungando tempi di percorrenza e altre problematiche sulle quali non solo questa amministrazione ma anche quelli che ci hanno preceduto hanno valutato».

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Quando si parla di decisioni da prendere, è chiaro che bisogna guardare anche la Regione. Ma c’è davvero una candidatura di Arturo Lorenzoni, in vista? «Assolutamente no, non c’è nessuna possibilità che io mi candidi. Il lavoro che sto facendo in città è la mia personale priorità. Stiamo cercando di dare un comune denominatore a certe vertenze portate avanti da realtà civiche su tutta la Regione. Mettere insieme queste esperienze è l’interesse primario. Il mondo civico può essere decisivo. Ma questo non vuol dire assolutamente che Arturo Lorenzoni ha cambiato le sue priorità se non quello di aiutare questi mondi a dialogare e a mettersi insieme. Un valore aggiunto per tutti». 




 

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