West Nile Virus, l'infettivologa: "No allarmismo, l'80% dei soggetti che si infettano non presentano alcuna sintomatologia"

"I casi di encefalite sono la punta dell’iceberg del West Nile virus, contro il quale c’è una seria azione di contrasto", ha spiegato la dottoressa Serena Marinello

Per capire davvero se bisogna essere preoccupati dalla West Nile abbiamo contattato il reparto di Malattie Infettive del policlinico e posto una serie di domande al medico infettivologo Serena Marinello, dell’equipe del primario Anna Maria Cattelan.

Preoccuparsi?

Dobbiamo preoccuparci, dottoressa, del West Nile virus? “Basiamoci su quello che ci dicono i quadri clinici: il dato più importante è che l’80% dei soggetti che si infettano (attraverso la puntura di una zanzara infetta) non presentano alcuna sintomatologia”. Semplificando al massimo, ci perdonerà la dottoressa se non usiamo termini scientifici appropriati, vorrebbe dire che nella maggior parte neppure ci si accorge di averla contratta, da quanto è leggera questa forma similinfluenzale.

Sintomatologia lieve

“Quella della West Nile – spiega la dottoressa - è in ogni caso una sintomatologia lieve. Basti pensare che solo nel 20% dei casi chi viene colpito dall’infezione ha  sintomi come febbre, cefalea, malessere generale. Si può anche verificare l’ingrossamento dei linfonodi o un rash cutaneo al tronco e torace, eritema del volto, mialgie ed artralgie. Questi sintomi possono durare pochi giorni, dai tre ai sei al massimo, ma parliamo sempre di una percentuale bassa di persone. In una piccolissima percentuale di casi ci sono quelli di malattia neuro invasiva. Parliamo anche in questo caso di una percentuale bassissima di persone che manifestano sintomi come febbre elevata, cefalea, rigidità nucale, disorientamento, confusione. Questi sintomi possono durare diverse settimane e, in casi ancor più rari, i deficit neurologici possono divenire permanenti”. Si tratta di questi pazienti per i quali è richiesto il ricovero? “I pazienti che vengono ricoverati sono quelli per i quali c’è il rischio che venga colpito il sistema nervoso. Sono casi decisamente rari e che colpiscono per lo più persone anziane. Molto spesso durante il ricovero ci si vuole assicurare che il decorso sia senza conseguenze.”

No allarmismo

Quindi non c’è motivo di allarmismo? “Direi decisamente no. Anche perché, per prevenire questi pochissimi casi c’è un lavoro molto importante che viene fatto. I casi di encefalite sono la punta dell’iceberg della West Nile, contro il quale c’è una seria azione di contrasto. Dietro a questa problematica c’è un lavoro e un impegno multidisciplinare di altissimo livello. Quando parliamo di prevenzione intendiamo esattamente questo. Le malattie infettive che si trasmettono dagli animali all'uomo (le zoonosi) innescano di contrasto la costruzione di una rete virtuosa di più competenze in ambito sanitario (clinici, igienisti, microbiologi, veterinari, il servizio trasfusionale e la politica sanitaria). Infatti non essendoci al momento una terapia per queste virosi, l’arma a disposizione è il controllo, che si basa sulla sorveglianza dei casi e sulla lotta ai vettori. Questo passaggio in qualche modo ricolloca l’essere umano all’interno dell’ecosistema e, non, come tendiamo a pensare, al di fuori. Anche se viviamo – sottolinea la dottoressa Marinello - in città e ambienti urbani, dobbiamo sempre ricordarci che facciamo parte di un ecosistema”.

Contributo alla prevenzione

Il singolo cittadino può contribuire (per sé e per la comunità) con le classiche attenzioni: utilizzando repellenti e indossando abiti lunghi specialmente all’alba ed al tramonto, usando zanzariere alle finestre, evitando la stagnazione delle acque (nei sottovasi, ciotole, piscinette etc.).

Cos'è

Ma se dovessimo spiegare cos’è, da dove arriva, questo virus, quale spiegazione possiamo dare? “Quello della West Nile è un virus che si è mantenuto in natura grazie alla trasmissione biologica tra ad ospiti vertebrati suscettibili, mediata da artropodi ematofagi, le zanzare in questo caso. Questo è il ciclo di trasmissione del virus: si distinguono i reservoir (o serbatoi) che sono gli ucceli migratori: i vettori che sono le zanzare: culex (ma anche altre zanzare sono adatte), ospiti accidentali sono i mammiferi vertebrati: quali l’uomo e i cavalli. In particolare si parla di arbovirus cioè artropod born viroses. Le zanzare di interesse per gli arbovirus sono la culex pipiens che è la più comune che esiste. Poi c’è quella che si è più recentemente introdotta anche nel nostro paese, la aedes, quella che comunemente chiamiamo zanzara tigre. I fattori che sembrano aver consentito l’introduzione e la proliferazione della zanzare aedes sono stati la globalizzazione, l’aumento dei viaggi e dei commerci internazionali, l’urbanizzazione, i cambiamenti ambientali tra cui quelli climatici”.

Origini

Il virus West Nile prende il nome dalla regione ove venne isolato per la prima volta in Uganda (1937). In Italia circola dal 1998 (Toscana cavalli infetti), 1999 USA (migliaia di casi), 2008 primi casi umani documentati in Italia (Veneto Rovigo ed Emilia Romagna.

Diffusione

“La sua diffusione nel mondo è legata quindi alle migrazioni degli uccelli e non a quelle umane. Poiché però può essere trasmesso da molte diverse specie di zanzare, e soprattutto da Culex pipiens (la zanzara più comune in assoluto), quando raggiunge una nuova zona tende a stabilirvisi, attraverso una trasmissione a specie avicole domestiche, quindi a mammiferi”. Tra questi sono incluse anche le persone o è escluso? “Non esiste una trasmissione interpersonale cioè da uomo a uomo a meno che in casi particolari, e la viremia nell’uomo non è sufficiente per infettare la zanzara. Esisterebbe al limite la possibilità di trasmissione tramite le trasfusioni ma i donatori sono quindi attentamente sorvegliati. Stesso discorso vale per il trapianto, per questo i donatori sono altamente controllati. Ancora in corso invece di accurata definizione, la trasmissione per via transplacentare o da latte materno”.

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