Ghost hunter, "presenze" Ezzeline a villa Buzzacarini

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Riceviamo e pubblichiamo:

"Che il fantasma di Ezzelino III da Romano sia stato avvistato in più luoghi come il Castello Cini di Monselice o il Castello di San Zeno a Montagnana è da tempo cosa nota, ma nuovi segnali sembrerebbero arrivare dall’antica Villa Buzzaccarini, in località Marendole, nel comune di Monselice, in provincia di Padova.

L’associazione culturale Ghost Hunter Padova, che si occupa di ricerca e studio di fenomeni apparentemente inspiegabili e comunemente detti paranormali, ha eseguito una ricerca lo scorso mercoledì 24 aprile all’interno della Villa.

Grazie ai permessi ottenuti da parte della proprietà i GHP hanno condotto i rilievi basandosi ai fatti storici e alle curiosità che circondano la Villa. La leggenda narra di rilevazioni in passato della presenza di un infante, deceduto a causa del morbo della tisi, e si riporta anche di ritrovamenti di oggetti in luoghi diversi rispetto a dove erano stati posti.

Quanto descritto tuttavia non sembra bastare per instillare inquietudine negli attuali proprietari della Cinquecentesca Villa Veneta, i quali pur riconoscendo strani accadimenti intorno a sedie inspiegabilmente in disordine, profumi e odori inspiegabili ed altre stranezze, al contrario dichiarano di provare un pervasivo senso di protezione e di pace nell’attraversarne gli ambienti. In epoca medievale, dove ora sorge la villa, era dislocata una rocca posta a guardia del fiume Bisatto, rocca che sarebbe stata poi rasa al suolo proprio da Ezzelino III Da Romano, nel 1237. Le fortezze fluviali erano piuttosto comuni in questo territorio; avevano la funzione di controllare e proteggere i trasporti di materiali edilizi cavati in loco e inviati via fiume da Marendole (dov'era presente un piccolo porto) a Padova.

Il nucleo più antico della villa risale al 1492, e venne edificato sulle rovine della stessa fortezza fluviale abbattuta da Ezzelino III da Romano, ed i cui basamenti sono ancora ben visibili nella struttura attuale.

La Villa rimase un'unica proprietà fino ai primi anni del Settecento. A tale epoca si daterebbe l'erezione di un muro, che da allora divide in due il Complesso e l’annesso Parco da nord a sud. Da quel momento in avanti le due parti del complesso seguiranno vicende diverse.

La Villa compare nel catasto napoleonico del 1808 ed in quello Austriaco del 1838. Entrambe le visure confermano che la planimetria degli edifici già agli inizi dell'Ottocento era grossomodo quella attuale. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, l'edificio fu requisito dal Regio Esercito, ed usato come luogo di comando. Lasciato dalle truppe a guerra finita, rimase in stato di semi-abbandono. Durante la seconda guerra mondiale il complesso venne usato brevemente come quartier generale dalle truppe della Wermacht dislocate in quella zona. Fu poi venduto più volte, fino ad essere acquistato nel 2001 dagli attuali proprietari, che nel 2006 iniziarono i lavori di restauro. Attualmente la Villa ospita una struttura ricettiva, aree per eventi ed alcune abitazioni private (www.borgobuzzaccarini.it).

Durante l’indagine tecnica (con foto e registrazioni audio anche ad ambiente vuoto) sono state condotte varie sperimentazioni ed una in particolare, chiamata spunto quantico, che prevede che i ricercatori, “inducano” un evento paranormale tramite un atto che richiama situazioni o fatti avvenuti nel periodo storico sul quale si sta investigando. L’associazione non si lascia prendere da facili entusiasmi in quanto il materiale raccolto deve essere analizzato con calma.

Ma qualche indicazione è già disponibile: durante la ricerca si sono uditi dei colpi e probabilmente dei passi. «Abbiamo condotto questa ricerca perché uno dei nostri obiettivi è quello di riscoprire miti, leggende e misteri legati al nostro territorio e spesso dimenticati: un patrimonio immateriale da preservare e da tramandare alle nuove generazioni; una sorta di tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del territorio, una memoria collettiva che torna a vivere» affermano i cercatori di fantasmi."

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