Il pallone, la selezione naturale e una riforma che non si fa mai

Giorgio Borile, direttore di Tv7 Triveneta, ha ospitato nella sua trasmissione una tavola rotonda di esperti e dirigenti per capire dove finirà di rotolare il pallone: «Covid19 ha messo a nudo i limiti di un sistema che non si sostiene più»

Cristiano Ronaldo con la mascherina

Questi mesi di lockdown hanno messo in ginocchio tantissimi settori e comparti del Paese. Uno di questi è di sicuro lo sport. E siccome quando si parla di sport in Italia, si parla quasi sempre e solo di calcio, forse è meglio partire da lì per capire che ne sarà anche del resto. Già perché il pallone versa un miliardo e trecento milioni di euro di tasse allo Stato che con quei soldi deve far vivere anche gli altri sport. Con l’avvicinarsi di giugno e quindi dell’ultima possibilità di giocare questa stagione crescono anche le pressioni di chi non vuole fermarsi a nessun costo e di chi invece ha problemi ben più grandi a cui pensare, come alla sopravvivenza del club. «Non è il caso del Padova per fortuna - spiega Giorgio Borile, direttore di Tv7 Triveneta - il club, la società, sono solide. Ma questo discorso non vale per tutti, naturalmente. Va però detto che questa stagione ha visto in generale poche situazioni critiche ma la pandemia ha messo di nuovo in discussione tutto. Ma prima di qualsiasi altro ragionamento va detto per inciso che anche in questa occasione non vediamo un movimento compatto e unito che guarda a crescere e ad affrontare i problemi col buonsenso e uno spirito costruttivo comune. Anche questa volta sono emersi più che altro atteggiamenti egoistici, che guardano al difendere il proprio orticello invece che voler costruire qualcosa di solido».

Parterre

Borile ha ospitato nella sua trasmissione di approfondimento infrasettimanale figure d’esperienza, e di nome, per capire dove finirà di rotolare il pallone. A, Primus Inter Pares, il programma è andato in onda nella serata di mercoledì 20 maggio ma è ancora disponibile sul canale Fb della Tv, c’erano quindi i giornalisti Ivan Zazzaroni, direttore de Il Corriere dello Sport e volto molto noto della televisione, Nicola Binda della Gazzetta dello Sport, il giornalista padovano Stefano Edel e una serie di dirigenti come Sean Sogliano d.s. del Padova, Stefano Marchetti del Cittadella e il collega del Venezia Fabio Lupo oltre anche procuratori come Andrea D’Amico.

Professionisti e dilettanti

«Il consiglio federale ha deciso che tutti i campionati professionistici devono concludersi. Per i Dilettanti invece finisce qui, infatti ad esempio il Campodarsego è promosso, anche se ci vuole ancora il placet della Lega. Ma stando ai professionisti, nel momento in cui la Figc decide di giocare vuol dire che passa la palla al Governo. La Figc lo fa anche per limitare la coda dei ricorsi che inevitabilmente ci saranno, ma così facendo saranno limiati. Se fanno play off e play out si riduce di molto la possibilità che ce ne possano essere. C’è ancora chi spinge affinché si giochino invece tutte le partite rimanenti, ma la vedo come una possibilità assai remota, se non assolutamente impraticabile. E in trasmissione si è detto. La C non avrà mai i protocolli, per un evidente limite economico per riprendere il campionato. Quindi si cercano soluzioni che devono per forza salvaguardare le tre in testa, Vicenza, Triestina e Monza nche on possono non essere promosse direttamente. Ma i play off si fanno sicuramente e il Padova è dentro, quindi da questo punto di vista, se la guardiamo dal punto di vista dello sportivo padovano questa non sarebbe una brutta soluzione. Economicamente il calcio Padova è solido, ma non vale per tutti questo discorso. E’ una situazione un po’ anomala, un po’ di buonsenso e soprattutto una visione di insieme però latitano. Sarebbe bello che si guardasse al bene comune e appunto non si fa».

Riforma del pallone

Da anni nelle sue trasmissioni calcistiche il direttore Borile spinge per una riforma che coinvolga tutto il movimento: «Questo sarebbe il momento per approfittare per rivedere un sistema che è iper professionistico per certi aspetti ma che non sa costruire, non sa programmare. Quella che stiamo vivendo è una bolla già esplosa. 18 società su 20 in serie A vivono dei diritti tv. Senza quelli sarebbero fallite. In B ci sono 4/5 società messe molto male. Si potrebbe approfittare per cambiare, per ridurre finalmente il numero dei club. Il sistema non è più sostenibile. Poi bisogna stare attenti anche a un altro aspetto. Se sei proprietario di una squadra di serie C e vedi che l’avventura non è andata come ci si sarebbe aspettati, questa è l’occasione di fare un passo indietro. Molti approfitteranno del Covid per scappare a gambe levate. E’ previsto che il 30% di squadre di serie C, su 60 di C 10 saltano di sicuro e nei dilettanti sarà anche peggio, non si iscriveranno al prossimo campionato. Questa selezione naturale dei club potrebbe essere l'occasione giusta per cambiare un po' di cose. Bisogna ridurre il numero delle squadre, ci vuole un restyling totale. Si danno cifre esorbitanti di soldi di ingaggio a giocatori, cifre che non stanno né in cielo né in terra ma non si è capaci di dotarsi strutture e di costruire guardando non dico al futuro ma almeno alla realtà del mondo in cui viviamo. E' davvero ancora sostenibile tutto questo? Io non credo».

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