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I nomi delle vittime di mafia nel cortile del Bo

I nomi delle vittime di mafia nel cortile del Bo

26esima Giornata della Memoria e dell'Impegno contro le mafie, il Prefetto Franceschelli: «La Guardia di Finanza sta indagando su strane anomalie»

Incontro in Prefettura sul pericolo infiltrazioni mafiose nel padovano. Ospite d’onore Cristina Marcadella, sopravvissuta ad un agguato mafioso alla Guizza il 3 maggio del 1992, l’anno delle stragi di Capaci e via d’Amelio, dove morì il fidanzato 23enne. «Morto per uno scambio di persona per cui nessuno ha mai pagato. E oggi c'è addirittura chi si è permesso di scherzare su Matteo Messina Denaro in consiglio comunale»

Domenica 21 marzo ricorre la 26esima edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. A Padova è stato celebrato con un primo appuntamento, svoltosi presso la Prefettura sabato 20. Relatori Fabio Bui, presidente della Provincia di Padova, la sindaca di Rubano Sabrina Doni, coordinatrice di Avviso Pubblico e l’avvocato Marco Lombardo di Libera. Ospite d’onore è stata però la padovana Cristina Marcadella, sopravvissuta ad un agguato mafioso alla Guizza il 3 maggio del 1992, l’anno delle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Cristina e Matteo

Cristina e il fidanzato Matteo erano in auto in via Tassoni alla Guizza, la loro macchina venne crivellata di colpi. Matteo morì, Cristina rimase gravemente ferita. Le indagini non arrivarono ad individuare i colpevoli. L’ipotesi più accreditata parla di una vendetta di alcuni mafiosi siciliani nei confronti di Marino Bonaldo, uno degli fedelissimi di Felice Maniero che aveva l’auto identica a quella di Matteo e che abitava vicino a casa di Cristina alla Guizza. Uno scambio di persona che causò la morte  di Matteo.  Aveva solo 23 anni. Cristina, che venne colpita alle gambe, tornò a camminare un anno dopo. «Ci abbiamo messo – ha dichiarato - molto tempo, io e la famiglia di Matteo, a riprenderci dalla tragedia. Oggi la testimonianza è memoria». E’ tornata poi su una brutta vicenda di queste ultime settimane: «Sono amareggiata e addolorata che in Consiglio comunale a Padova qualcuno si è permesso di scherzare su Matteo Messina Denaro (il nome del boss è emerso durante la votazione anonima del garante dei detenuti, ndr). Questo dimostra che abbiamo tanta strada da fare».

Mafia

Anche il Prefetto Franceschelli ha usato toni di severi e lanciato allo stesso tempo un ammonimento: «È strano quando in un periodo di crisi, come questo, nascono tante nuove società magari non vi è nulla di male, ma il nostro compito è vigilare. Devo dire che mi aspetterei più aiuto dai commercialisti, le segnalazioni arrivano sempre dal notariato (ovvero i notai che alla firma degli atti sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, ndr ), come pure mi aspetterei che dalla società civile giungessero segnalazioni dei capannoni carichi di rifiuti che vengono continuamente scoperti sul territorio. Qualcuno li vedrà pur arrivare i camion carichi».  Franceschelli ha poi spiegato che la Prefettura di Padova ha gli occhi aperti sul tema mafie, e la Guardia di Finanza sta indagando anche a Padova soprattutto nei settori del turismo ed edilizia. La prefettura di Padova in due anni ha emesso sette interdittive antimafia che hanno colpito aziende di costruzioni. 

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