Acquisti online, tutto indispensabile? La denuncia dei corrieri

La promessa di Amazon di dare priorità a merci indispensabili non corrisponde con la realtà dei fatti. Un delegato Adl Cobas addetto alle consegne: «Inadeguati i dispositivi di protezione e il lavoro aumenta»

Sono impiegati al centro di smistamento Amazon DVN1, in Via Spagna 25 a Vigonza, in provincia di PD ma sono dipendenti della Youlog srl che ha sede in via Torri Bianche 1, a Vimercate (Monza). Sono i corrieri che consegnano nelle case degli italiani i prodotti che vengono ordinati online, nei vari store da cui si può acquistare online. Da quando è cominciata l'emergenza non si fa altro che ripetere di lasciare da parte per questo particolare periodo tutto ciò che non è essenziale. Per questo la maggior parte degli italiani è chiuso in casa e osserva pedissequamente le indicazioni sulle restrizioni indicate nel Dpcm. Questo per la tutela di tutti. Si chiede quindi un atteggiamento responsabile da parte di tutti. Rinunciare tutti a qualcosa per fare in modo che qualcuno non sia costretto a rinunciare tutto. Più o meno questo il senso di ciò che si vuol far arrivare a tutti i cittadini. Lo hanno ripetuto in questi giorni Papa Francesco, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e, quasi fosse un disco rotto, il Premier Giuseppe Conte. 

Lavoratori

La realtà dei fatti però non sempre corrisponde a ciò che si vorrebbe che sia. Così sentire i lavoratori della sede di Vigonza, quelli iscritti all'Adl Cobas, raccontare di lavoro sensibilmente aumentato quando l'invito dovrebbe andare in un'altra direzione, fa un certo effetto: «La media degli stop, quindi delle consegne, è aumentata o comunque si è mantenuta molto alta nonostante lo stato di emergenza». Anche l'azienda madre aveva dato come indicazione quella di limitare gli ordini se non a cose fondamentali: «Nonostante la promessa di Amazon di dare priorità alle cose indispensabili, le intenzioni non hanno coinciso con la realtà». 

Tutela

Come siete messi invece riguardo le dotazioni dei dispositivi a vostra tutela? «Le mascherine che abbiamo non non sono adatte e comunque sono state consegnate parecchi giorni dopo che è stato dichiarato lo stato di quarantena e l'esplosione di contagi dal virus». Voi iscritti ad Adl Cobas avete deciso di denunciare pubblicamente la situazione, perché vi sentite evidentemente messi a rischio. Solo voi la pensate così? «Anche i sindacati confederali, Cgil Cisl e Uil, che in altre regioni hanno proclamato stati di agitazione e proteste, qui a Padova non hanno inciso in maniera sufficiente a tutela dei lavoratori. E' una situazione che non sappiamo per quanto potrà andare avanti, e più prosegue questo stato di emergenza più aumenta la nostra preoccupazione. Abbiamo delle famiglie anche noi, non scordiamocelo». Tra gli oggetti consegnati solo venerdì 27 marzo, diverse soundbar per ascoltare al meglio la tv, accessori per questo o per quello, vestiti, apparecchi per riprodiurre musica, pezzi di ricambio di auto e motociclette e tutto ciò che si può immaginare. 

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Aziende

Se le grandi aziende è evidente che sono portate ad approfittare di questa situazione, visto che l'unico modo che si ha di vedere è l'e-commerce quindi è dura chiedere a loro di fare un passo indietro, determinante è l'atteggiamento e il senso civico di chi ordina da casa. Quelli che poi vengono fino sotto le nostre finestre a consegnare oggetti non proprio indispensabili al momento, sono persone che come tutti noi stanno vivendo con mille incertezze. Rinunciare a qualcosa in modo che qualcuno non debba rinunciare a tutto. E quel tutto, è la vita delle persone. 

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