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Adolescenza inquieta: Ilia e la felicità che sta nel senso delle cose

C'erano un centinaio di persone, sabato 30 aprile presso la sede di Train de Vie. Tutte lì per ascoltare la vicenda di Ilia. Un'adolescenza non facile la sua, come quella di molti suoi coetanei. La sua vita ha cominciato a cambiare quando ha capito che doveva chiedere aiuto

C'erano un centinaio di persone, sabato 30 aprile presso la sede di Train de Vie in via Santa Maria Assunta, 4. Tutte lì per ascoltare la vicenda di Ilia. Ventiduenne di origine bulgare, adottato molto piccolo da una famiglia padovana, è entrato in contatto con quelli di Train de Vie non a caso. L'associazione infatti è un punto di riferimento per tutte quelle famiglie che hanno bisogno di aiuto per cercare di ristabilire un contatto con i propri figli, quasi sempre adolescenti, che vivono la loro età con evidente difficoltà. E sono tanti. Ci sono casi di ragazzi e ragazze che praticano autolesionismo, che si isolano, che non trovano "un posto" dove stare. Giovanissimi che si chiudono in se stessi, che spesso se non sempre abbandono gli studi, la scuola con tutto ciò che ne consegue.

Anche Ilia era una ragazzo così, con problemi, irrequietezza, ansia e paure. Un'adolescenza la sua costellata da difficoltà che è riuscito a superare grazie a un percorso che ora che è compiuto restituisce un giovane pieno di entusiasmo, che irradia positività e fiducia. Un bellissimo esempio per i tanti che lo hanno ascoltato per più di un'ora, che si sono emozionati e che hanno riso con lui. C'erano facce di tutte le età. Dai decisamente adulti a giovani e giovanissimi. Segno che l'argomento, mai come in questo momento, è molto sentito. A coadiuvare Ilia in questa che di fatto è la presentazione del suo libro, "Fenice", la psicoterapeuta Barbara Bergamo ed Elena Nobile, responsabile dell’Area Educativa di Centro Train de Vie. Due figure fondamentali per il percorso effettuato da Ilia. Durante la presentazione c'è stato un momento più di altri che ha in qualche modo reso al meglio la sintesi di un malessere fin troppo diffuso, oggi poi amplificato da due anni di restrizioni che hanno tolto ai ragazzi, loro malgrado, relazioni e cambiato radicalmente abitudini che cominciavano a consolidarsi.

A un certo punto infatti Ilia ha spiegato molto semplicemente una delle cose che lo assillava quando era in età pre adolescenziale. La ricerca della felicità. Felicità che cercava in ogni dove ma che evidentemente non si palesava. Sembra banale visto da un adulto, ma si cresce circondati da input e messaggi che in qualche modo ci obbligano a cercarla anche quando non c'è. Come ha sciolto il nodo Ilia è molto interessante e nella sua potente semplicità, disarmante: «Cercavo la felicità in ogni cosa che facevo e più la cercavo più non la trovavo. La cercavo e non la trovavo. E' andata avanti così per tanto tempo. Più non la trovavo più la cercavo. Ci ho messo molto a capire che non è la felicità che va cercata, mentre è più utile cercare il senso delle cose. Sorprendente quanto questo soddisfi e scateni una gran felicità», dice più o meno, lasciandosi andare ad una risata che coinvolge tutti i presenti. 

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