L'omaggio di Padova: un albero per Frances Hamilton Arnold, premio Nobel per la chimica

La biochimica e ingegnere statunitense, premio Nobel nel 2018 per i suoi lavori su enzimi, peptidi e anticorpi, è stata ricevuta a Palazzo Moroni dall'assessore Chiara Gallani

Foto di rito dopo la consegna della targa da parte di Chiara Gallani a Frances Hamilton Arnold

E con questo fanno 18: il Comune di Padova ha voluto dedicare un nuovo albero a Frances Hamilton Arnold, premio Nobel per la chimica 2018 per i suoi lavori su enzimi, peptidi e anticorpi.

Frances Hamilton Arnold

Una cerimonia che si sarebbe dovuta tenere in via S. Pio X a Padova lungo la passeggiata Francesco Camilotti, dove la pianta (una sofora) è stata messa a dimora, ma il maltempo ha portato allo spostamento della cerimonia a Palazzo Moroni, dove l'assessore Chiara Gallani ha incontrato la biochimica e ingegnere statunitense consegnandole una piccola targa identica a quella che sarà poi posta sull'albero in questione. È dal 2008 che il Comune di Padova dedica a premi Nobel gli alberi che vengono messi a dimora lungo la passeggiata Camilotti, ma la particolarità è che questo è il primo intitlato a una donna. La dottoressa Frances Hamilton Arnold ha parlato di «gesto bellissimo ed emozionante».

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Dottorato ad honorem

Nel pomeriggio si è tenuta la consegna del dottorato ad honorem in Scienze Molecolari nell'Aula Magna del Bo. Rosario Rizzuto, Rettore dell’Università di Padova, ha introdotto Frances Hamilton Arnold con queste parole: «Imparare dalla Natura, per comprendere e riprodurre la perfezione dei suoi meccanismi, significa stabilire un patto di alleanza con la Vita e la Natura stessa per ri-pensare e ri-disegnare le tecnologie e la chimica fatta dall’uomo in laboratorio e nei grandi impianti industriali. Di questo si tratta, niente di meno: significa non lasciarsi intimorire dal tempo, perché il piano di lavoro per un progetto così ambizioso non può richiedere i miliardi di anni che sono stati necessari per perfezionare la Vita così come la conosciamo – dobbiamo fare più in fretta, è una questione urgente. In una sua recente intervista Frances Arnold dice “Nessun essere umano può riprodurre un enzima perfetto, eppure ne siamo circondati, sono a nostra disposizione e ci sono voluti 3,5 miliardi di anni del processo di evoluzione naturale per selezionarli. Ho deciso che volevo diventare un’ingegnera del mondo biologico” -  E ricordando le critiche mosse da alcuni colleghi alla premio Nobel ha concluso -  La libertà di oltrepassare i confini e di cercare la contaminazione profonda dei saperi, permette di affrontare sfide sociali e ambientali urgenti, attraverso un’intima integrazione tra discipline un tempo considerate semplicemente complementari. Tutto questo è da sempre nel DNA del nostro Ateneo, nei nostri 800 anni di Libertà e Futuro, che oggi condividiamo con Frances Arnold». 

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La lecture

Frances Hamilton Arnold in apertura della sua lecture ha detto: «Sono un ingegnere, so come costruire le cose. Quando successivamente ho scoperto il mondo della biochimica mi sono chiesta chi fosse il miglior chimico al mondo. La risposta che mi sono data è stata “Madre Natura”. È il miglior chimico perché capisce come convertire risorse in vita e lo fa attraverso gli enzimi. Io allora ho tratto ispirazione dal mondo biologico. Oggi possiamo fare cose inimmaginabili solo venti anni fa. Con meno di mille dollari possiamo leggere il DNA umano, in una fialetta contenere l’intero codice genetico di un piccolo organismo. Sappiamo leggere, scrivere, modificare un DNA ma non sappiamo come comporre il codice della vita. Gli enzimi sono stati formati per evoluzione in milioni di anni, da qui la mia idea di utilizzare il processo evolutivo per creare una nuova chimica. Non ho inventato nulla, da migliaia di anni scegliamo come riprodurre animali e piante. Se la natura non ibrida specie diverse, noi scienziati possiamo farlo. La nostra fantasia accelera nuove specie evolutive nella provetta: la natura fa il suo lavoro in una piccola porzione del possibile, io ho la possibilità di lavorare dove lei non opera, nello spazio che mi ha lasciato libero. Siamo circondati da enzimi, alcuni prodotti anni fa, altri creati da me recentemente come un combustile per aerei basato sullo sfruttamento di biomasse rinnovabili e i cui scarti di produzione possono essere utilizzabili a loro volta in agricoltura o una tipologia che replica il feromone di alcuni insetti per evitare l’invio di segnali di accoppiamento ed evitare che il campo coltivato venga irrorato di pesticidi. È un mondo bellissimo il mio, più incredibile e potente di Internet anzi possiamo chiamarlo l'Internet delle cose viventi: un universo in cui i meccanismi di innovazione si imparano direttamente dalla natura».

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