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Alessandro Borghi all'Astra con "Sulla mia pelle": "Senza colpevoli quello di Cucchi è omicidio di Stato"

A Padova per presentare il film di Alessio Cremonini, che ricostruisce la drammatica vicenda di Stefano Cucchi. Sala gremita nonostante l'orario pomeridiano e Netflix

“Stefano non era uno stinco di santo, ma ho amici che hanno fatto di certo cose peggiori. Voglio dire che se anche uno può essere certo che una cosa così non gli potrebbe succedere perché non lo troverebbero mai in possesso di sostanze illecite, può ugualmente succedere a un amico, a un parente, a un vicino di casa. E non si può permettere anche solo di pensare che lo Stato si prende in consegna un ragazzo in buona salute e lo restituisce alla famiglia morto. Per questo a Venezia ho detto, se non viene a galla la verità e non si stabiliscono dei colpevoli, questo diventa un omicidio di Stato”. Sono le parole di Alessandro Borghi, l’attore romano che interpreta Stefano Cucchi in “Sulla mia pelle", il film di Alessio Cremonini. 

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Il film è uscito al cinema e in contemporanea su Netflix, un caso unico in Italia che ha creato molta discussione tra gli esercenti. La solita ritrosia ai cambiamenti che i numeri di questo primo giorno di uscita però smentiscono. Non si va meno al cinema perché i film si possono vedere sul divano. E’ il caso anche della sala technicolor del MultiAstra in Arcella che ospita l’incontro. Le poltrone sono quasi tutte occupate, nonostante l’orario, le 17 del pomeriggio.

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“Il film - spiega Borghi al pubblico - racconta la verità che è stata ricostruita attraverso la lettura di diecimila pagine di verbale da parte degli sceneggiatori. La preoccupazione che avevo, come attore, è che entrasse la mia componente emotiva, cosa che invece non è stato, soprattutto grazie al lavoro sia del regista che degli altri attori. Eravamo tutti consapevoli di cosa stavamo facendo e allo stesso tempo sapevamo cosa volevamo e cosa no”.

Borghi

“Ho lasciato - continua Borghi - che tutti gli elementi necessari a costruire il personaggio di Stefano arrivassero in maniera naturale. E il lavoro del regista, Alessio Cremonini, mi ha agevolato perché c’era condivisione di vedute”. Il pubblico apprezza, applaude. Ci sono anche dei simpatici aneddoti che Borghi racconta: “A Venezia incrocio la Santanché che mi fa: stanno tutti a parlare del tuo film. E vallo a vedere allora, ho risposto io”. L’inflessione romanesca è più accentuata quando scherza e alleggerisce i temi in discussione, l’abbandona quando si fa più serio. Poi risponde al sindacato di polizia che chiede le sue scuse: "E per cosa?".

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Ha proprio voglia di raccontare, Borghi, ma entra anche nelle polemiche che sono arrivate prima con Venezia e ora con l'uscita del film. “C’è tutta una parte di questo Paese, che rifiuta la visione di questo film. Mi rivolgo a voi presenti e a tutti coloro che invece hanno scelto di vederlo. Siete di certo migliori di quelli che si rifiutano di ammettere che sia accaduto un fatto tanto grave”. Rispetto al film l’attore è molto in forma, mentre nell’interpretazione di Cucchi è magrissimo. Sembra quasi consumarsi, scena dopo scena. Un lavoro fisico importantissimo, dove il linguaggio del corpo, le sue trasformazioni, sono evidenti allo spettatore. Ricorda in qualche modo la scelta che fece Steve McQueen, il regista di grandi successi come “12 anni schiavo”. Per raccontare lo sciopero della fame che portò poi alla morte del leader irlandese dell’Ira, Bobby Sands, usò anche lui il corpo dell’attore Michael Fassbender. Vuol dire credere nell’attore oltre che nella storia. Una scelta che, come fu in quel caso, molto azzeccata.

Il film

Il film ha un approccio che in qualche modo richiama al cinema neorealista italiano, alla Rosi o Petri per intenderci, dove sono i fatti i protagonisti. E’ potente e delicato allo stesso tempo. Non c’è spazio per interpretazioni o nette prese di posizione. Ci sono, oltre che le storture di un sistema imperfetto che sarà fatale al giovane, le contraddizioni di un ragazzo evidentemente problematico, “come ce ne sono tanti però. Ho amici che altro che le cazzate che ha combinato Stefano. Eppure qualcuno è ancora vivo”, ha commentato l’attore.

Corpo

C’è la violenza di chi sa di poterla esercitare, anche se non esplicitamente mostrata ma percepibile a tratti in una maniera subdola. Il film è perfetto in questo. E c’è lo scandire del tempo che sembra infinito, per chi lo vive, di un dramma evitable. Poi c’è l’omertà, quel non volere vedere o peggio ancora quel guardare oltre, per scappare dalle responsabilità, per non essere coinvolti. E questo ha portato, oltre alle botte, alla morte di Stefano Cucchi.

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