«Non piove da 40 giorni»: Coldiretti Padova lancia l'allarme siccità

Campagne totalmente a secco nei giorni cruciali per semine e coltivazioni. Bressan: «Sempre più urgente programmare con cura la gestione delle risorse idriche»

Le condizioni di un campo di frumento nella Bassa Padovana

Non piove da 40 giorni. In campagna gli agricoltori fanno i conti con la prospettiva di un’annata all’insegna della siccità e della scarsità d’acqua. E scatta l'allarme siccità: a lanciarlo è Coldiretti Padova.

Scarse precipitazioni

Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, afferma: «Siamo reduci da un inverno con scarse precipitazioni visto che le ultime piogge degne di questo nome risalgono a novembre. A dicembre e gennaio sono caduti nel complesso poche decine di millimetri d’acqua mentre a febbraio l’ultima pioggia risale al 2 febbraio. Da allora non è più caduta una goccia d’acqua e la situazione si sta facendo preoccupante. Abbiamo assistito infatti ad un deciso aumento delle temperature, con valori al di sopra della media stagionale. Anche per i prossimi giorni non sono previste piogge quando invece ce ne sarebbe un gran bisogno, per le coltivazioni ma anche per migliorare la pessima qualità dell’aria che respiriamo. Se non arriva dal cielo, l’acqua dovrà giungere dalla rete idrica locale e qui entrano in gioco i Consorzi di Bonifica. In campagna l’acqua serve per far crescere il grano e gli altri cereali autunno vernini, in questo periodo in fase di “levata” anticipata dal caldo, sulle cui foglie si notano già preoccupanti ingiallimenti, ma anche per agevolare la stagione delle semine della barbabietola, del mais e della soia. I terreni infatti si presentano in condizioni difficili e poco ideali per la lavorazione di pre semina perché induriti dalla prolungata mancanza d’acqua».

«Programmare la gestione delle risorse idriche»

Anche la concimazione dei terreni risulta problematica per l’assenza d’acqua. «I frutteti, in particolare albicocco, pesco, susino,ciliegio e mandorlo, sono in fiore ma potrebbero essere minacciati dall’abbassamento repentino della temperatura e dalle gelate tardive. È sufficiente infatti arrivare allo zero per poche ore per compromettere le produzioni. Anche in questo caso poi la penuria d’acqua è destinata a farsi sentire. Sono già iniziate le prime raccolte dell’asparago che beneficia, come per altre colture, del clima mite di questo periodo. Tuttavia, se a breve non pioverà, ci saranno problemi non indifferenti non solo sulle colture in corso ma anche per l’approvvigionamento idrico dei prossimi mesi, con gravi riflessi sull’irrigazione, assolutamente necessaria in quasi tutta la nostra provincia. Nella Bassa Padovana in particolare stiamo già facendo i conti con la penuria d’acqua nei canali principali, un fenomeno che di solito si verifica alle porte dell’estate. È evidente pertanto come sia sempre più urgente programmare con cura la gestione delle risorse idriche, in sintonia con i Consorzi di Bonifica. Proprio di questo abbiamo parlato qualche giorno fa nell’incontro con i rappresentanti veneti dei Consorzio su iniziativa di Anbi e Coldiretti. Abbiamo sottolineato come il sistema della bonifica della nostra regione sia all’avanguardia, con i conti in ordine, senza oneri sul bilancio regionale e con una professionalità e progettualità in grado di garantire una corretta manutenzione del territorio. Un modello virtuoso basato sull’autogoverno, la sussidiarietà e l’autonomia finanziaria, ancora più indispensabile di fronte alle nuove emergenze imposte dai mutamenti climatici e da eventi estremi come siccità e dissesto idrogeologico, che richiedono un intervento tempestivo sul territorio».

I dati

La bonifica veneta conta 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), quasi 5milioni di assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Giuseppe Romano, di Anbi Veneto, sottolinea: «La legge regionale del 2009 intervenne disciplinando le funzioni, semplificando l’organigramma, aggregando  ulteriormente, applicando il principio comunitario di precauzione e prevenzione del danno ambientale anticipando con saggezza e preparando le strutture normativamente, dotandole di strumenti adeguati per quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, eventi alluvionali e fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario che hanno visto il pronto intervento di Sindaci schierati con la Protezione Civile, i tecnici consortili nonché i funzionari della Regione insieme ovviamente agli imprenditori agricoli. L’azione nel momento dell’urgenza ha scardinato gerarchie e favorito la consapevolezza che di fronte ai cambiamenti climatici non si è mai sufficientemente pronti nonostante i guanti e i caschetti in dotazione». Sul patrimonio di storia, abilità e competenza da difendere e valorizzare è intervenuto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, che alla luce quanto accaduto anche recentemente, dalle alluvioni ai tornado alla siccità, ha invocato soluzioni e politiche adatte. «Un ragionamento sul risparmio della risorsa idrica e la sua conservazione va avviato e ovviamente  condiviso  dai consumatori, dagli ambientalisti oltre che dagli attori principali della campagna».

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