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Direttiva dell'Unione Europea sulle emissioni inquinanti, a rischio la metà degli allevamenti padovani

L’Alta è l’area che ne risentirebbe di più. Cia Padova: «Non serve ulteriore burocrazia, piuttosto delle specifiche misure che vadano nella direzione del raggiungimento del Patto verde europeo»

«Se passasse la direttiva dell’Unione Europea sulle emissioni inquinanti relative agli allevamenti di bovini, suini e pollame con più di 150 unità di bestiame, il 50% di questi rischierebbe di chiudere. A risentirne, in particolare, sarebbe tutta l’area dell’Alta Padovana»: l’allarme viene lanciato da Cia Padova, secondo la quale la richiesta di ulteriori certificati ambientali contenuta nella proposta della Commissione UE - con conseguenti aggravi di costi burocratici su delle attività già provate dal Covid prima e dalla crisi internazionale adesso - non appare giustificata.

Allevamenti

«Non ha senso equiparare tali allevamenti a quelli industriali, cui viene imposto di produrre tutta una serie di incartamenti che certifichino una diminuzione delle emissioni inquinanti stesse. Si tratta di due ordini di grandezza completamente differenti: un conto è la stalla di piccole e medie dimensioni, un altro la realtà industriale». Stando alla Commissione UE, il provvedimento allo studio in queste settimane consentirebbe di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e a centrare la neutralità climatica entro il 2050, controllando più strettamente i gas fluorurati ad effetto serra (F-Gas) e le sostanze che riducono l'ozono. Commenta Luca Trivellato, presidente Cia Padova: «Sono necessarie risorse, ricerca e innovazione al fine di traghettare il settore della zootecnia verso una piena sostenibilità ambientale senza che questa sia aggravata da eccessivi oneri burocratici. Mettere sullo stesso piano le piccole e medie imprese e gli impianti industriali non rappresenta la soluzione corretta. E poi giova ricordare gli enormi passi in avanti già compiuti verso una reale transizione ecologica e il benessere degli animali. Migliorare la qualità degli allevamenti è un obiettivo condiviso da tutte le aziende zootecniche, indipendentemente dalle dimensioni. Da tempo operano con la massima attenzione in termini di tutela dell’ambiente. Grazie all'applicazione degli ultimi ritrovati tecnici disponibili e all'ottimizzazione delle materie prime utilizzate, oggi le stalle mirano al raggiungimento del più elevato livello di protezione possibile a favore della salute dei cittadini». È proprio l’Alta Padovana l’area della provincia tradizionalmente più vocata al comparto. Stando all’ultimo censimento Istat in Agricoltura, Trebaseleghe è il Comune con più allevamenti di bovini: 101, per un totale di 10.324 capi. A seguire San Pietro in Gù (77 allevamenti, 8.514 capi) e Gazzo Padovano, 87 allevamenti, 7.068 capi. Il fatturato complessivo, nel padovano, è di oltre 30 milioni di euro all’anno. «Siamo chiamati - conclude Trivellato - a mettere in atto tutte quelle misure utili affinché il settore raggiunga pienamente la sfida del Patto verde europeo e continui ad essere competitivo nel mercato internazionale. Le istituzioni non mettano i bastoni fra le ruote agli allevatori con nuova burocrazia in un momento in cui la parola chiave dev’essere ripartenza».

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