L'antirazzismo, la street art e l'equivoco delle buone intenzioni

E' nato un caso attorno alla scritta "we can't breathe" che è stata coperta dall'opera collettiva di street artist padovani, immediatamente imbrattata da chi è contrario alla cancellazione. Il Csv: «Antirazzismo nostro valore fondante»

L’equivoco delle buone intenzioni, si potrebbe sintetizzare così. L’iniziativa che mette insieme assessorato al sociale, il CSV e il meglio della street art padovana ha finito per dividere quando nelle sue intenzioni l’obiettivo era evidentemente l’opposto.

We can't breathe

Una vicenda che comincia da lontano, da oltre oceano. Perché l’arte di strada si sa, magari non è nata per le vie di New York ma è lì che si è affermata passando da arte proibita ad ambita. Non c’è una città al mondo che non ne abbia, al giorno d’oggi, di graffiti sui muri dei suoi palazzi. Nasce da lontano anche perché l’eco della morte di George Floyd, soffocato da un agente di polizia di Minneapolis, è stato uno schiaffo per il mondo intero. Quel “I can’t breathe” sussurrato con le poche forze rimaste per minuti è diventato un monito, un grido d’allarme. Anche per questo caso tragico vale il concetto di prima, George Floyd non è stato certo il primo nero  a essere ucciso per il colore della sua pelle, ma quel video, girato nei civilissimi Usa ha provocato una forte emozione e ha fatto emergere ancora di più come un nero vive, dal nord al sud del continente americano.

6 giugno

Così anche a Padova lo scorso 6 giugno erano davvero in tantissimi a raccogliere l’invito globale di scendere in piazza contro il razzismo. In un caldo sabato pomeriggio post lockdown, davvero tanta gente di tante realtà ma anche semplici cittadini hanno sfilato per questo. Tutti poi hanno partecipato alla affissione di una scritta in carta, colorata di bianco e di rosso, che recitava al plurale proprio l’ultima frase pronunciata da George Floyd: «We can’t breathe». La scritta, affissa e colorata da alcuni attivisti del Cso Pedro tra gli applausi più che convinti di tutti i presenti, è durata fino a domenica. L’arte di strada, anche quella che nasce dall’estemporaneità di un evento specifico come è stato in questo caso, non ha una data di scadenza. Almeno per chi la osserva e poi magari il giorno dopo non se la ritrova più. Ma il codice della strada, non quello che regolamenta il traffico ma quello di chi la vive, implicitamente suggerisce di non “andare sopra” a qualcosa che già c’è. Ma questo è avvenuto. Sul muro dove campeggiava la scritta ora c'è l’opera degli artisti che stanno trasformando la passeggiata che da corso Milano porta al centro come una galleria d’arte a cielo aperto. «Lo sapevano anche loro che poteva essere fraintesa la questione, sono tutti artisti che hanno a cuore le questioni sociali e il loro impegno col Csv lo dimostra. Si stanno dimostrando davvero tanto generosi, spiace per questo fraintendimento», spiega Niccolò Gennaro, direttore del CSV di Padova, che poi aggiunge: «L’antirazzismo è nel nostro dna. Nessuno voleva cancellare un elemento che simboleggia i valori che portiamo avanti ogni giorno, non era certo nostra intenzione».

Atto politico

Oggi assemblea al cso Pedro, alle 18, dove sono stati invitati tutti coloro che hanno aderito all’appuntamento del 6 giugno. Intanto sui social il dibattito è già partito e molte realtà hanno criticato la “cancellazione” della scritta. Arte che copre arte? No, perché una scritta fatta di fronte a quattrocento persone alla luce del sole, è un atto politico. Di qui il pasticcio, rimediabile, crediamo, anche perché tutte le realtà che si sono ritrovate a discutere di questa questione, hanno tutte a cuore l'antirazzismo. Un buon punto da cui ripartire.  

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