Dall'app Immuni alla scuola su Zoom: intervista al Presidente del Copasir, Volpi

«E' molto importante ci si renda conto di cosa è in gioco, a parte la salute: sovranità e sicurezza nazionale. Serve la certezza che la riservatezza di determinate situazioni siano consolidate attraverso sistemi sicuri»

Il Presidente del Copasir, Raffaele Volpi

Nella giornata di mercoledì 22 aprile, il Copasir si è riunito per trattare diversi temi conseguenti l’epidemia da Covid-19. Dal caso del misterioso "documento secretato" del Ministero della Sanità, per il quale è stato convocato dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il COPASIR appunto, il Ministro Speranza, a quello dell'app Immuni. L' organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo delle camere sull'operato dei servizi segreti italiani si occupa quindi di sicurezza nazionale e vuol vederci chiaro anche sulle caratteristiche dell'app che dovrebbe servire a monitorare al meglio la situazione sanitaria rispetto alla diffusione del Covid19. Non sono però chiari troppi aspetti e anche il Governo ha preso tempo prima di prendere una decisione definitiva. Ma Covid19, costringendoci a cambiare le abitudini, ha messo in evidenza un'infinità di nuove problematiche che abbiamo deciso di affrontare proprio con il Presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi. 

Sicurezza nazionale

Raffaele Volpi, che da ottobre ha preso il posto di Lorenzo Guerini (Pd), che dal 5 settembre è diventato ministro della Difesa, durante il governo giallo verde ha coperto la carica di sottosegretario al ministero della Difesa. Originario di Pavia, sessantenne, la sua è una lunga storia parlamentare che comincia nel 2008. Lo raggiungiamo al telefono che sono quasi le 22.00, a poche ore dalla riunione del Copasir. E' molto cordiale e disponibile. «Siamo impazienti anche noi di capire se davvero esiste un documento segreto e per questo abbiamo convocato il Ministro della Sanità, Speranza. Vedremo», ci dice con tono paziente subito anche se capisce che non è per quello che disturbiamo. Sembra anzi quasi contento di potere spiegare bene quale sia il suo punto di vista su una questione che ai più pare lontana e che invece fa già parte delle nostre vite ossia i rischi nell'utilzzo delle nuove tecnologie. Quindi non diamo l'impressione di disturbare, nonostante l'ora tarda. «E' molto importante ci si renda conto di cosa è in gioco, a parte la salute naturalmente. A prescindere dal Covid e dall'App Immuni, sono in gioco la sovranità nazionale - spiega il Presidente -  legata allo sviluppo tecnologico. L’interesse nazionale non è più quello del secolo scorso. E oggi quando si parla di interesse nazionale non ci si riferisce più a un'area geografica delimitata da un confine naturale, ci si muove in un contesto globale. Sovranità quindi significa avere la certezza che la riservatezza di determinate situazioni siano consolidate attraverso i sistemi che si utilizzano che devono essere sicuri. Il problema non è l’infrastruttura ma i dati che ci passano all’interno. Il problema quindi è la sicurezza nazionale». 

Zoom, google, Fb, Whatsapp e Colao

L'emergenza Covid19 ha costretto tutti a cambiare le proprie abitudini, pensiamo anche solo alle scuole chiuse. Per ovviare a questo problema si utilizzano tecnologie che sono gestite da multinazionali come google o Fb, tanto per essere chiari. Chiediamo quindi all'onorevole Volpi se è normale che attività anche delicatissime passino solo per certi canali. Riunioni di lavoro, meeting aziendali, confronti tra i politici passano per zoom, whatsapp o strumenti di questo genere. E' tutto normale? Non è che si sta cedendo qualcosa a livello di giurisdizione? «Rispondo con una domanda. La task force coordinata da Colao, composta da esperti sparsi in diversi posti, alcuni anche all'estero, si riunisce da remoto. E' la maggior task force rispetto alla strategia futura del Paese disposizione del Governo, su che piattaforma si riuniscono si sa? Anche io uso Zoom ma non per riunioni delicate. In certi Paesi l'hanno vietata a politici e forze dell'ordine. Questo dovrebbe far capire di cosa stiamo parlando, della delicatezza del problema. Qui si parla di dati che bisogna sapere come vengono gestiti. Al giorno d'oggi questa consapevolezza dovrebbe essere normale». 

Immuni, Tik Tok e 5G

Immuni ci da quindi la possibilità di avere l'occasione di affrontare un problema più generale e decisivo: « La liceità degli strumenti che raccolgono questi dati è in discussione. Noi ci occupiamo di quella parte che riteniamo di nostra competenza, non è la prima App su cui poniamo l’attenzione. Lo abbiamo fatto anche con Tok Tok, per un problema legato alla tracciatura dei dati personali. Noi sappiamo tutti di essere comunque clienti, siamo tutti consapevoli che nel momento in cui utilizziamo dei social lasciamo un pezzo della nostra personalità e del nostro profilo, a disposizione. Questo è però un aspetto molto diverso dalla ricezione di dati personali che si ritengono sensibili oltre che commerciali. Vuol dire che ci sono delle situazioni  in cui secondo noi ci devono essere protocolli di sicurezza molto molto specifici. L’aspetto che noi guardiamo è innanzitutto se all’interno delle strutture societarie ci siano delle influenze straniere. E guarda caso poi si finisce sempre a guardare verso l’Oriente». Insiste però su un punto: «L’altro aspetto è la forma di gestione. Noi non dobbiamo valutare se un’app è utile oppure o no, neppure in questo caso. E’ una valutazione che non spetta a noi. Noi vogliamo però sapere chi ha la gestione immediata dei dati, non semplicemente dello storage. Ma anche il passaggio gestionale, da chi transita? Ci devono rassicurare sui mezzi che vengono utilizzati. E’ il comitato intero che pone questa questione». Prima di salutarci da un altro spunto su tema che diventerà più di attualità, la tecnologia 5G: «Io sono un fautore della tecnologia 5G europea, non quella acquistata dalla Cina. Io sono sicuro che l’Italia ha la capacità di gestirsi in proprio e a livello pubblico ed è quello che auspico». 

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