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Giancarlo Garna, l'archeologo padovano che difende il patrimonio storico iracheno

Dal 2012 va in missione in Iraq con altri colleghi dell'Università di Udine per mettere al sicuro i tesori dell'antica Mesopotamia. Insegnante di lettere e storia al Da Vinci: «Ai ragazzi racconto tutto, la guerra non è un video game»

«In Iraq lavoro dal 2012. Oggi è un Paese federale, tanto è cambiato dalla prima guerra del Golfo. A nord il governo autonomo curdo, a sud sunniti e sciiti si dividono il Paese non solo politicamente». Giancarlo Garna è un archeologo che attraverso l'Università di Udine porta avanti, non da solo evidentemente, un progetto a salvaguardia del patrimonio artistico del luogo.

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«Stiamo parlando di quella che è la culla della civiltà, la Mesopotamia. Le guerre che hanno sconvolto questi territori hanno introdotto l'odioso concetto di genocidio culturale. Ci sono molti modi di distruggere un popolo, tra questi c'è anche l'elemento di aggredire la loro storia, i loro monumenti». E' con lucida passione che l'archeologo racconta questo ennesimo viaggio in Iraq e il senso del suo lavoro. «Difendere quei monumenti serve a tutelare non solo un ricordo e l'opera di chi li ha realizzati ma anche chi li vive ogni giorno. Si tutela il passato per dare speranza al presente». 

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Garna ci spiega che nell'equipe dell'Università di Udine diretta da Daniele Morandi Bonacossi, Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente antico che opera nell'Iraq del nord, lavorano per lo più archeologi locali. «La maggior parte dei collaboratori sono curdi, ma anche tanti yazidi scappati dal Sinjar perché aggrediti dall'Isis, ma anche curdo siriani e arabi. All'inizio, parlo del primo anno, c'era un po' di diffidenza verso di noi. Ora i rapporti sono consolidati. Noi ci occupiamo di formarli perché un domani saranno loro a occuparsi del loro patrimonio culturale. Imparano un lavoro e allo stesso tempo contribuiscono a difendere la loro storia millenaria».

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A Garna inevitabile chiedere che situazione ha trovato. «La situazione è più tranquilla di prima, ma dire che la guerra è finita mi pare non corretto. Ci sono sacche di resistenze dell'Isis, ci sono ancora tensioni e poi a ottobre in Iraq ci saranno le elezioni, inevitabile essere preoccupati per quello che potrebbe accadere». Lo incontriamo poco prima che cominci la lezione a scuola. Giancarlo Garna è infatti anche insegnante di lettere e storia al Leonardo da Vinci. «Spesso mi capita a scuola di parlare di questi temi. La guerra non è un video game ed è importante che lo capiscano. Che non è un gioco, che le azioni delle conseguenze nefaste che si possono protrarre per decenni. Quando mi chiedono ad esempio se ci sono ancora le mine anti uomo, quello è proprio un esempio di quello che dicevamo prima. Anche se un conflitto termina sul terreno rimangano non solo i segni di ciò che si è consumato ma anche i pericoli che non cessano di esistere. Rimangono colpiti da questo, perché forse nessuno gli aveva mai spiegato che una mina anti uomo, se non esplode e non viene tolta, rimane lì, pronto a colpire chi ci passa sopra». 

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