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«Gli asparagi ungheresi minacciano una nostra tipicità»: l'allarme di Coldiretti Padova

Era diretto in Veneto un carico di decine di quintali di asparagi provenienti dall’Ungheria, transitato al Brennero nei giorni scorsi

Nel pieno della breve ma intensa stagione degli asparagi i produttori si trovano a fare i conti con la spietata concorrenza di prodotti stranieri che ogni giorno varcano i nostri confini nazionali e inquinano il nostro “made in Italy” agroalimentari. Era diretto in Veneto infatti un carico di decine di quintali di asparagi provenienti dall’Ungheria, transitato al Brennero nei giorni scorsi. Ad intercettarlo gli agricoltori di Coldiretti durante la grande manifestazione al valico con l’Austria, alla quale ha partecipato anche una delegazione di oltre duecento produttori padovani.

Asparagi

Fra i numerosi camion fermati nel corso del presidio al Brennero gli agricoltori di Coldiretti hanno scoperto anche il carico di asparagi ungheresi diretto in qualche stabilimento del Veneto, la terra degli asparagi per eccellenza, oltretutto nel pieno della stagione di raccolta. «Di certo non si può dire che da noi gli asparagi siano merce rara - osserva Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova - e proprio nella nostra provincia possiamo contare sulla maggiore estensione con 700 ettari coltivati su un totale di 1.740 in tutto il Veneto, quindi a Padova sono presenti oltre il 40% delle coltivazioni di asparagi del Veneto. Da Conche di Codevigo a Pernumia, dalla laguna ai Colli Euganei, gli asparagi ogni primavera spuntano e vengono raccolti con cura e attenzione. La qualità è ai massimi livelli, sia per la varietà bianca che verde, e lo scorso anno si è chiuso con un incremento della superficie coltivata del 2,6% mentre la produzione ha registrato un leggero calo, anche se con oltre 5.200 tonnellate raccolte resta una delle più alte degli ultimi anni. Ebbene, di fronte a questi numeri, che si sommano al resto della regione, con ben 13mila tonnellate di asparagi raccolti, c’è proprio bisogno di importare asparagi ungheresi? E poi che destinazione avranno? Come saranno venduti? Questi gli interrogativi che giravano nei due giorni al Brennero di fronte alla processione di tir carichi di prodotti alimentari destinati al nostro mercato, prodotti spesso già confezionati con marchi che richiamano nomi italiani e che addirittura riportano il tricolore. Un’invasione vera e propria, una concorrenza sleale che minaccia la nostra migliore agricoltura. Siamo stati al Brennero proprio per denunciare questo scandalo e per chiedere l’etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti agroalimentari. Dai prossimi giorni inizieremo raccolta firme fra i cittadini, da sempre al nostro fianco in queste battaglie, per una nuova proposta di legge europea di iniziativa popolare che introduca finalmente l’etichetta trasparente su tutte le produzioni in commercio».

Petizione

Coldiretti punta a smascherare il fenomeno degli alimenti importati e camuffati come italiani grazie a minime lavorazioni, rivedendo il criterio dell'ultima trasformazione sostanziale. «La petizione, che potrà essere sostenuta firmando in tutti i mercati contadini di Campagna Amica e negli uffici Coldiretti e sarà promossa anche sui social media con l’hashtag #nofakeinitaly, punta anche a mettere finalmente in trasparenza – spiega Roberto Lorin - tutti quei prodotti che sono ancora oggi anonimi e che rappresentano circa un quinto della spesa degli italiani e includono alimenti simbolo a partire dal pane. Su pagnotte e panini non vige, infatti, l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato, come accade per la pasta. E lo stesso vale per tutti i derivati come biscotti, fette biscottate crackers e simili. Del tutto anonimi anche i legumi in scatola, magari venduti in confezione con colori o segni che richiamano l’italianità così come le confetture di frutta o di verdura trasformata, come marmellate e sottoli. Niente etichetta d’origine anche per ortaggi e frutta di IV Gamma e noci e pistacchi sgusciati, per i quali dovrebbe però aprirsi uno spiraglio dal prossimo anno, né per carne di coniglio e di cavallo. Restano inoltre completamente anonime le portate sui menu dei ristoranti. Dobbiamo dire basta alla concorrenza sleale, fermare i cibi contraffatti che passano dalle frontiere e dai porti europei. La nostra mobilitazione, in continuità con il lavoro fatto a Bruxelles in questi mesi, prosegue a difesa del reddito degli agricoltori e a salvaguardia della salute dei cittadini».

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