Giovedì, 16 Settembre 2021
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L'ass. Nalin «Docufilm Sanpa un'occasione. Quarant'anni di politiche fallimentari sulla droga, è ora di cambiare»

La docuserie su Nefflix sta facendo molto parlare. Tra chi auspica una discussione nuova e seria sul tema delle droghe c’è anche l’assessora al sociale del Comune di Padova, Marta Nalin, che abbiamo sentito a riguardo

«La domanda da farsi non è se è giusto o sbagliato un metodo ma è se l’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di lavorare per migliorare la salute e il benessere delle persone. Su questo bisogna riflettere. Chissà se questa popolarissima serie contribuirà a  riaprire il dibattito su un tema che ancor di più oggi, è un tabù». La serie tv, "Sanpa", di Gianluca Neri scritta con Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli e diretta da Cosima Spender, prodotta da Netflix e visibile esclusivamente su quella piattaforma, riaccende, forse, un dibattito stantio, bloccato da troppi anni, quello sulle droghe. Tra chi auspica una discussione nuova c’è anche l’assessora al sociale del Comune di Padova, Marta Nalin, che abbiamo sentito a riguardo. 

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La serie, come probabilmente anche chi non ha ancora avuto modo di vedere sa, ripercorre l’esperienza della comunità di San Patrignano e del suo fondatore, Vincenzo Muccioli. Luci e ombre di quella esperienza. Cinque puntate di un’ora l’una che non solo ripercorrono le vicende giudiziarie che hanno contraddistinto questa esperienza ma soprattutto come un metodo, il metodo San Patrignano, sia divenuto il modello unico da seguire per la politica di questo Paese e Muccioli, suo unico riferimento. Come mostra in maniera inequivocabile anche il documentario, la politica trova in Muccioli l’uomo che toglie le castagne dal fuoco rispetto a una situazione alla quale non si riusciva a trovare una soluzione, la diffusione dell’eroina in tutte le piazze d’Italia, da nord a sud. «Io credo che fin qui non si sia fatto abbastanza e si siano usati metodi e messaggi sbagliati - sottolinea l’assessora al sociale, Marta Nalin - Parliamo di battaglia alla droga invece di discutere su come affrontare il tema delle cura delle dipendenze e quando le nostre politiche di contrasto falliscono l’argomento scompare dal dibattito. Ormai da anni questo è appiattito sulla questione sicurezza e di fatto è sparito dall’agenda politica». 

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«All’epoca - si riferisce alla seconda metà degli anni settanta - il fenomeno eroina è esploso senza che nessuno si rendesse conto di quanto stesse accadendo, della tragedia che si stava compiendo. Così come troppo spesso accade quando si verifica qualcosa di incompreso, di nuovo, quando non si hanno gli strumenti giusti per affrontare un problema, chi lo risolve diventa il salvatore della patria. Non ci si sofferma poi troppo a vedere come e se davvero, l’ha risolto». Non è una questione di metodo per l’assessora che supera quindi la polemica che alcuni media hanno alimentato rispetto  al film sul fatto che il metodo repressivo, anche la violenza, funzionano con “i tossici”.  Marta Nalin, invece, fa un riferimento a quel che vede oggi, da assessora al sociale: «In questo momento si sta ripetendo la stessa cosa: di eroina non si parla, e se si parla di droghe lo si fa come se fossero tutte uguali. I ragazzini crescono pensando che ogni sostanza sia uguale all’altra». Secondo l’assessora è un errore che ad esempio siano sparite le campagne d'informazione: «All’epoca in cui è esplosa la piaga dell’Aids ci hanno bombardato di messaggi, di pubblicità progresso e campagne che chi è cresciuto negli anni Novanta conosce bene. Oggi si dovrebbe fare lo stesso. Campagne di informazione e comunicazione, con messaggi chiari e con la giusta attenzione alla sensibilità, ci farebbero fare grandi passi in avanti in tema di consapevolezza». 

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La grande popolarità di questa serie e i tanti articoli e servizi che stanno uscendo in questi giorni possono quindi risvegliare le coscienze rispetto al pericolo della diffusione dell’eroina tra i giovani? «Mi sono domandata che cosa i ragazzini oggi possono prendere da questa serie, perché sono certo che tanti giovanissimi l’hanno guardata o la guarderanno. Che insegnamento ne trarranno. Mi auguro che le persone che la vedranno si rendano conto che è ora di rimettere al centro la questione, e che bisogna superare le leggi sugli stupefacenti, la Jervolino - Vassallo e la Fini - Giovanardi. Le leggi si fanno con l'obiettivo di migliorare la vita delle persone e della comunità. E allora bisogna rivedere quelle leggi, frutto di scelte che si sono rivelate fallimentari, bisogna investire in servizi integrati socio-sanitari di bassa soglia per chi ha una storia nelle dipendenze e creare strutture dove le persone più giovani possano trovare risposte alle loro fragilità e strumenti per affrontarle».

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