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Sabato, 13 Aprile 2024
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Caro bollette, Antonini (Cia): «Florvivaismo e allevamenti in crisi»

Antonini: «Alla lunga le aziende agricole potrebbero vedersi non solamente ridotte, ma perfino azzerate le loro entrate: tali costi fissi, infatti, incidono in maniera importante sul reddito finale»

Florovivaismo e allevamenti in crisi a motivo dell’aumento del costo della bolletta della corrente elettrica. Significativi i casi dell’azienda Piran vivai di Loreggia e della Società agricola Guidolin di Santa Maria di Cittadella. 

Il florvivaismo

«La fattura della luce è letteralmente raddoppiata – commenta Gianni Piran, uno dei titolari di Piran vivai – Nel 2021 spendevamo circa 650 euro al mese, oggi addirittura 1.350 euro al mese. E meno male che non utilizziamo il gas, i cui prezzi stanno volando alle stelle». Ci sono anche altri incrementi, su tutti, i costi dei vasi in plastica e dei portavasi (+25%), del terriccio (+10%), delle piante da ricoltivare (+12%) e dei concimi solubili (+17%). Aumenti anche per le consegne dei fiori e delle piante, +15%. «In questo caso – spiega Piran - abbiamo registrato una serie di incrementi che hanno indotto alcuni clienti a disdire l'ordine per optare verso produttori più vicini, delle loro zone. Stiamo inoltre riscontrando notevoli difficoltà nel reperire le materie prime, oltre al fatto che queste hanno subìto dei notevoli rincari da un anno a questa parte». Secondo Piran potrebbero essere due le misure da adottare per rispondere a questa particolare emergenza: «In primo luogo gli enti competenti dovrebbero aprire dei bandi a costi accessibili per il fotovoltaico. In seconda battuta, vanno incentivati dei gruppi d'acquisto per prodotti quali vasi, concimi, antiparassitari al fine di avere maggior peso contrattuale nelle forniture». La provincia di Padova è la prima del Veneto relativamente al comparto florovivaistico. In cima alla classifica il comune di Saonara, con 70 attività su un totale di 436 censite. Sono 737, complessivamente, gli ettari vocati.

Il latte

Claudio Guidolin è uno dei titolari della Società agricola Guidolin di Santa Maria di Cittadella, che alleva vacche da latte. «Non ci è ancora arrivata la prima bolletta della corrente elettrica – sottolinea – Tuttavia, le previsioni non sono affatto buone. Fino all’anno scorso spendevamo tra i 1.600 e i 2.000 euro al mese per l’elettricità. Quest’anno, se il trend sarà confermato, rischiamo di lavorare in perdita. Anche perché oggi un litro di latte ci viene pagato 0,39 centesimi, i margini di guadagno restano risicatissimi». Un allevamento è per definizione “energivoro”: occorre far funzionare i robot dedicati alla mungitura, mentre durante il periodo estiva i ventilatori sono attivi h24 nelle stalle. Da tenere in considerazione, ancora, i costi per raffreddare il latte (dai 36 gradi deve essere portato anche a 4 gradi), per il motorino dell’acqua e per le pompe che drenano i liquami fuori dalla stalla. In provincia, stando all’ultimo report di Veneto Agricoltura, vengono allevati 130.113 capi. L’Alta Padovana rimane ai primi posti di questa speciale graduatoria: Carmignano di Brenta (24.998 capi, il 19,21% del totale), Campodoro (20.892, 16,05%), Massanzago (12.846, 9,87%), Trebaseleghe (6.903, 5%), Gazzo (5.654, 4,34%) i comuni più “vocati”. «Non possiamo aspettare ulteriormente – osserva il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini – Chiediamo un intervento urgente da parte delle istituzioni per calmierare questi aumenti, di certo non sostenibili per l’intera filiera agroalimentare e per le attività economiche in genere. Alla lunga le aziende agricole potrebbero vedersi non solamente ridotte, ma perfino azzerate le loro entrate: tali costi fissi, infatti, incidono in maniera importante sul reddito finale. O si trova un rimedio praticabile, o tante attività saranno costrette a chiudere i battenti, con pesanti ripercussioni sulle famiglie e su tutta la comunità».

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