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«Brindate a ogni singolo giorno del calendario»: la storia di Azzurra, che ha sconfitto il tumore

«Per me superare il tumore è stata una vera rinascita piena di progetti. Ho ancora molto di me da dare alle persone: questo è il mio modo di ringraziare per questa guarigione»

Una nuvola di capelli rossi, un nome (Azzurra) che profuma di mare, una figlia che si chiama Celeste e una filosofia di vita fedele alle sfumature del turchese. «Sia il sorriso il tuo modo di affrontare la vita: è l'insegnamento che cerco di dare alla mia bimba. Bisogna brindare al valore di ogni singolo giorno, mai rimandare a domani nulla... Se solo la gente capisse che avere la salute è una grandissima fortuna e impegnasse il suo tempo per cose costruttive invece di invidiare, o far del male. Io nel mio piccolo cerco di dare un supporto a tutte coloro che iniziano il percorso oncologico, ascoltando incoraggiando abbracciando, e con tanta positività provo a dare un esempio bello, pulito alle persone su ciò che conta davvero nella vita. Per me superare il tumore è stata una vera rinascita piena di progetti. Ho ancora molto di me da dare alle persone: questo è il mio modo di ringraziare per questa guarigione!». A parlare è Azzurra, 44 anni, nata a Padova, residente a Montegalda (Vicenza), e la sua è appunto una storia di rinascita.

Azzurra e Celeste

«Era l'estate 2019, a qualche giorno dalla partenza per le ferie in Sicilia, quando una sera, nel mettere a nanna la mia bimba, sentii da stesa per caso una pallina come una ciliegia nel mio seno destra. Anni di lavoro in una clinica privata di chirurgia - racconta Azzurra - mi avevano portato a conoscere anche qualche paziente che aveva avuto un tumore al seno e quella "pallina" mi mise subito in allarme. Ero solita con il mio lavoro, che abbandonai con la nascita della mia Celeste, maneggiare protesi per il seno per le mastoplastiche additive dalla mattina alla sera e ricordo che dicevo "per mettermi queste dentro deve venirmi un tumore!". Una mia collega ancora ricorda questa mia frase!. Prenotai subito una mammografia ecografia urgente, fissata al rientro dalle ferie». Le vacanze furono belle ma c’era in sottofondo una “vocina”, un presentimento che qualcosa non andasse. «Mi sottoposi agli esami, in più la senologia mi fece fare il giorno stesso anche l'agobiopsia. Dopo una settimana lessi la diagnosi: carcinoma duttale infiltrante g3 ormonoresponsivo. Non ebbi dubbi nel mettermi nelle mani dell’Istituto Oncologico Veneto. A settembre feci la quadrantectomia, linfonodi puliti ma purtroppo da istologico i margini erano ancora "presi", a ottobre tornai in sala operatoria per un ampliamento di quadrantectomia ma di nuovo l’istologico si presentò non buono e, dietro, nascosto un altro carcinoma diffusamente vascolarizzato. La Breast Unit ridiscusse nuovamente per la terza volta il mio caso e decisero, consultandomi, di sottopormi a chemioterapia e successivamente a mastectomia. Ci fu un intoppo: i miei valori di ferro bassissimi: non solo per la mia talassemia ma per anemia carenziale, mi rivoltarono come un calzino per capirne la causa ed in un mese di cure ed infusioni mi portarono ad avere valori accettabili. Con quel ferro così basso non avrei mai potuto sottopormi a chemioterapia. Le strade erano due: se il mio corpo avesse reagito bene a raggiunto livelli di ferro accettabili avrei fatto le 4 sedute di chemio forti ogni 3 settimane. Se i valori fossero stati non sufficienti avrebbero optato per 12 chemioterapie più leggere. Alla fine vinsi il pacchetto delle 4 forti perché il mio ferro salì alla grande e tutt'ora beneficio di quelle cure! Con l’oncologa provammo il famoso caschetto refrigerante nonostante le scarse possibilità di riuscita per via dei farmaci inoculati. E invece la scelta fu giusta: riuscii a salvare parte della mia chioma in modo inaspettato e impensabile. Che meraviglia! La mia bimba sapeva tutto: le ho sempre parlato in modo sincero, semplice ma non le ho mai nascosto la malattia. Cercavo di coinvolgerla e farmi capire. Lei era pronta a vedere i miei capelli sul cuscino una mattina e a trovarsi ciuffi ovunque per tutta casa: alla fine ridevamo di questo e mi aiutava ad abbinare cappellino o foulard ai vestiti. Un giorno la trovai che pure lei se li era tagliati. Una nuvola di capelli biondi sul pavimento: “Mamma voglio essere come te e il papà”. Mio marito si era rasato subito per solidarietà».

Guarigione

Ad aprile dello scorso anno nuovo intervento, stavolta di mastectomia. «Finalmente debellavo il mostro, ero carica e felicissima. La dott.ssa Silvia Michieletto venne in stanza da me, con un sorriso che non dimenticherò mai, a dirmi: "Ce l'abbiamo fatta! Avevi un muscolo bellissimo e ti abbiamo messo la protesi sottomuscolo subito". Non vi posso dire le lacrime di gioia e la curiosità di vedermi. Non mi fecero altre cicatrici ma ripresero sempre la stessa e non necessitavo nemmeno di messa in simmetria del seno sano. Ero così felice! In pieno lockdown è stato tutto più difficile ma hanno avuto la sensibilità di mettermi in stanza con una ragazza con cui siamo rimaste amiche e si sono create una complicità e un affiancamento incredibili». Il bilancio? «Il mio percorso è stato un po' travagliato ma non ho mai perso la voglia di combattere e la positività. Avevo piena fiducia nei dottori. Ho trovato una squadra pazzesca: infermiere, medici veramente speciali. L'umanità che si respira allo IOV nonostante l'alto numero di pazienti è una cosa davvero rara! Chi si dimentica gli abbracci, le battute, una "coccola" in sala operatoria e fuori? Il mio motto è: la felicità dipende da te, rispondi alla vita con il tuo sorriso migliore. Sempre».

Iov

Sottolinea Patrizia Benini, direttore generale dello Iov: «Il tumore al seno è una malattia, grazie ai progressi della ricerca scientifica, sempre più guaribile. E non ci stancheremo mai di ripetere che, anche se il tunnel è buio e sembra non avere fine, là fuori c’è un mondo luminoso ad aspettarci. Come si suol dire, e mai riflessione fu più vera: quando la notte è più fonda, è là che ha inizio il giorno».

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