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Domenica, 23 Gennaio 2022
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Caccia a personale per negozi ed esercizi pubblici, Ascom: «Colpa della pandemia»

In questi giorni sono aumentati i cartelli per la ricerca del personale appesi alle vetrine. Secondo Ascom l'uso della cassa integrazione ha spinto molti a cambiare mestiere

«Cercasi personale». I cartelli per la ricerca di commessi o camerieri sono aumentati. Patrizio Bertin, presidente di Ascom, ha commentato: «Da soli copriamo il 40% del totale dei posti di lavoro».

Cercasi personale

«Colpa della pandemia – commentano all’Ascom di Padova – che ha “drenato” personale nei mesi più bui e che ancora continua a frenare l’ingresso nelle attività che rappresentiamo». Il risultato, come l’Ascom ha documentato in un’indagine svolta lo scorso fine settimana nelle vie del centro cittadino di Padova, è che non si erano mai viste tante vetrine con esposto il classico “cercasi”. Si va dal semplice “cercasi commessa” ai più specifici “cercasi cassiera”, o “cercasi personale a chiamata” o ai più sofisticati “cercasi personale alla vendita” o “cerchiamo talenti da inserire nel nostro team”. C’è poi chi cerca sì personale per il proprio negozio ma solo “con almeno tre anni di esperienza” e chi invece si accontenta di due; chi offre il part-time ma anche chi cerca uno “store manager” evidentemente con esperienza. Spesso non espongono nemmeno il cartello, ma anche per bar e ristoranti la musica è la stessa, magari con qualche difficoltà in più se le defezioni hanno riguardato la cucina. «La pandemia – spiega Bertin – per le imprese del terziario non ha avuto effetti solo sui mancati introiti durante il lockdown, ma anche sul personale. Quando le chiusure hanno costretto le nostre imprese ad accedere alla cassa integrazione, più di qualcuno dei nostri collaboratori, legittimamente, ha cercato un altro lavoro in quelle imprese che non hanno dovuto chiudere. E se qualcuno ha sofferto per questo passaggio e appena ha potuto è tornato sui suoi passi, altri hanno trovato che la nuova sistemazione magari si “tagliava” meglio nei confronti della propria personalità e hanno definitivamente cambiato comparto».

La pandemia


I quasi due anni di stop hanno interrotto quel flusso di lavoratori anche temporanei, talvolta studenti, che tradizionalmente si presentava al proprio negozio di riferimento per fare la “campagna natalizia”. «Adesso è come se fossimo tornati all’”anno zero” – continua Bertin – ed è come se anche il mondo del lavoro, come è avvenuto per tantissime nostre attività, abbia bisogno di ricalibrare la propria offerta». Nel frattempo si procede a vista e si portano e si accettano curricula. «D’altra parte se consideriamo che il cosiddetto “terziario di mercato” (cioè senza il settore pubblico) copre circa il 40% dell’occupazione totale, capiamo bene che è qui che si le variazioni sono più sensibili. Il Paese – conclude Bertin - temeva per la mole di licenziamenti non appena fosse stato tolto il blocco. Ci siamo invece trovati a dover affrontare, almeno per quanto ci riguarda, il problema opposto».

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