La chirurgia plastica padovana per redimere i “dannati” del Kenya

In 5 anni, 30 chirurghi esperti e 40 specializzandi si sono alternati in 6 spedizioni all’anno, realizzando oltre 500 interventi sotto la guida del professor Franco Bassetto, direttore della clinica di Chirurgia Plastica dell’azienda ospedaliera dell’Università di Padova

Franco Bassetto al North Kinandop Hospital - FOTO STEFANO PAGLIARINI

In Kenya, avere una malformazione non è solo un problema di salute, è anche causa di grave disagio sociale. Essere affetti da un labbro leporino è sufficiente per essere considerati dei “diversi”, reietti della società. Nelle zone più rurali si è alla pari di un mostro, di un dannato. E si rischia anche grosso. Per questo, in uno dei paesi più economicamente sviluppati del Centro Africa, la chirurgia plastica non solo può migliorare la qualità della vita di chi usa male un arto o ha una vistosa cicatrice, è anche un modo per riaffermare la dignità di chi l’ha persa, ridare una occasione di inserimento lavorativo, uscire dall’ombra del pregiudizio laddove la superstizione ha ancora un peso schiacciante. E’ questa la missione dei chirurghi plastici della fondazione padovana “Help for life”, che si occupa di inviare medici negli ospedali dei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo? Contrastare il fenomeno dei viaggi della speranza. I chirurghi veneti si occupano di guarire i pazienti kenioti del North Kinangop Catholic Hospital, a circa 120 chilometri a nord della capitale Nairobi. In 5 anni di volontariato, 30 chirurghi esperti e 40 specializzandi si sono alternati in 6 spedizioni all’anno, realizzando oltre 500 interventi ed effettuando un migliaio di visite, sotto la guida del professor Franco Bassetto, direttore della clinica di Chirurgia Plastica dell’azienda ospedaliera dell’Università di Padova. Con lui, nella missione dello scorso gennaio, anche lo specializzando Paolo Marchica. 

Incendi e cucine a gas, ecco perché serve la chirurgia plastica

«Gli interventi di chirurgia plastica riabilitativa possono recuperare pazienti affetti da patologie che, - spiega Bassetto - agli occhi dei connazionali li rendono degli invalidi, un peso per la società». Su tutti ci sono gli ustionati e non sono pochi perché tanti sono gli incendi, che divampano in un territorio in cui le norme in materia di sicurezza sul lavoro non sono stringenti e dove le famiglie cucinano con vecchie bombole a gas. «I kenioti, che non hanno immediato accesso agli ospedali e non conoscono la fisioterapia, di fronte alle ustioni, si ritraggono in posizione fetale e, per prevenire il dolore, producono cicatrici retraenti le quali, una volta mature, li portano ad una condizione di invalidità. Non possono usare collo, braccia e gambe. Abbiamo visto pazienti con menti attaccati al torace, con bocche retratte. A Nairobi c’è un centro grandi ustionati, ma non è all’altezza. Noi quelle cicatrici le togliamo e le correggiamo».

La fondazione Help for life e l’impegno padovano in Kenya

Tutto ebbe inizio nel 2015 quando, interfacciatosi con la Regione Veneto, il presidente della Hfl Angelo Chiarelli lanciò il “progetto Kenya”, col sostegno economico della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per un totale di 250mila euro per 5 anni. I fondi c’erano, la professionalità pure. Ma all’inizio non fu facile. «Qui non sapevano neppure che cosa fosse la chirurgia plastica e cosa potesse fare. Quando siamo arrivati, abbiamo visto un ospedale organizzatissimo e don Sandro Borsa, direttore del North Kinangop Catholic Hospital, si è schierato subito dalla nostra parte, aiutandoci a superare la ritrosia del vescovo della diocesi locale. Poi abbiamo dovuto superare la diffidenza degli operatori locali, gli ortopedici ci tenevano nascosti i pazienti, poi ci siamo fatti voler bene, abbiamo cominciato con innesti di pelle, affrontato casi più semplici insieme e oggi ci chiamano per qualsiasi cosa. All’inizio eravamo in 2, avevamo un paio di pazienti al giorno con problemi relativamente semplici. Oggi abbiamo almeno 15 persone al giorno, vediamo casi clinici di ogni genere e dalla prossima missione dovremo essere almeno in 3». Già, perché, col passare degli anni, si è diffusa la voce di un know how nuovo ed innovativo dall’Italia e sono arrivati pazienti da 500 chilometri di distanza e sempre più complessi.

Franco Bassetto con una caposala del North Kinandop Hospital-2

Ma qui siamo in Africa e l’ospedale cattolico di North Kinangop, che è cresciuto negli anni, ha vissuto in passato condizioni di arretratezza. «Ricordo anche un intervento che andò molto male: era una ragazzina con un grosso angioma al labbro inferiore, l’abbiamo operata ma c’è stato un black out elettrico nell’ospedale, il generatore di riserva non ha funzionato e la paziente è entrata in un coma dal quale non è più uscita». Un fatto che non sarebbe mai più dovuto ripetersi. Fu così che l’ospedale di Padova donò a quello keniota uno stabilizzatore di tensione, attivo dal settembre 2018. 

Casi estremi e formazione per gli specializzandi 

Al North Kinangop Catholic Hospital, c’è anche occasione di crescita formativa per gli specializzandi italiani. «Sì - continua Bassetto - Innanzi tutto vengono messi alla prova sotto l’aspetto organizzativo, inoltre si trovano di fronte a casi estremi che aprono loro la mente. Qui vediamo di tutto: mi è capitato di operare anche un paziente con le orecchie completamente dentro il cranio».

Il futuro: lotta al cancro al seno

Insomma il professor Bassetto, che è anche uno specialista della chirurgia della mano, guarda con ottimismo il futuro. «Nei prossimi 5 anni vogliamo sviluppare la chirurgia ricostruttiva del tumore della mammella perché abbiamo scoperto che in Kenya c’è un’alta incidenza del cancro mammario, che non si operava perché mancava la parte ricostruttiva. Noi ora siamo disponibili, servono espansori e protesi e li compreremo». Così, anche se la banca padovana ha ridotto l’investimento, ha comunque rinnovato i finanziamenti. «Penso che noi abbiamo dimostrato che la plastica qui si può fare e si può fare come a Padova. Se ne sono accorti anche in Kenya perché è vero che questi pazienti vengono considerati come degli scarti della società, ma è pur vero che hanno anche capito come quei “pesi”, con un’operazione chirurgica, possano tornare ad essere una risorsa capace di contribuire al Pil del paese». Non è poco in un Kenya che si candida ad essere l’economia più forte tra i paesi dell’Africa Sub-Sahariana. 

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Franco Bassetto in sala operatoria al North Kinandop Hospital 2 - FOTO STEFANO PAGLIARINI-2

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