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In calo le richieste di danni causati dai cinghiali, ma ormai sono ovunque

L’anno scorso sono giunte all’ente Parco 20 istanze, per un totale di 120mila euro (tutte andate a buon fine), mentre nel 2022, fino a metà giugno, sono arrivate 14 domande per un importo complessivo di 47mila euro

Diminuiscono, in proporzione, le richieste di rimborso dei danni causati dai cinghiali nell’area dei Colli Euganei: l’anno scorso sono giunte all’ente Parco 20 istanze, per un totale di 120mila euro (tutte andate a buon fine). Nel 2022, fino a metà giugno, sono arrivate 14 domande, per un importo complessivo di 47mila euro.

Cinghiali

Commenta in merito Riccardo Masin, presidente del Parco Colli: «Alcune pratiche sono state protocollate per l’ottenimento di un contributo di 500 euro, una cifra piuttosto modesta. Ciò significa che le azioni di contenimento che stiamo portando avanti ininterrottamente dopo la pausa dovuta al primo lockdown, nella primavera del 2020, cominciano a portare i primi frutti». Nel 2021 sono stati eradicati oltre 2mila ungulati, quest’anno le catture stanno proseguendo in maniera regolare. «Grazie a degli abbattimenti precisi e puntuali da parte di selecontrollori autorizzati - continua Masin - siamo in grado di mettere un freno alle nuove nascite. Gli esemplari catturati sono, in media, più femmine che maschi, il 50% delle quali risultano pregne. In pratica, nel medio termine dovremmo essere in grado di bloccare la proliferazione incontrollata di questi esemplari, tanto nell’area Parco che nelle zone adiacenti». Da qualche tempo i cinghiali stanno scendendo sempre più a valle, alla disperata ricerca di acqua: «Pure loro risentono della siccità. Hanno preso di mira, in particolare, le colture di asparagi e quelle cerealicole, ricche d’acqua», aggiunge il presidente del Parco Colli. A questo proposito i maggiori danni diretti sono stati registrati a Monselice, in particolare davanti all’ex cementificio, ad Arquà, a Baone e a Galzignano. Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato il Piano Regionale di Interventi Urgenti (PRIU) per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana e per il depopolamento della specie cinghiale allo stato selvatico “al fine di salvaguardare la sanità animale e per tutelare il patrimonio suinicolo regionale e nazionale». «Tante delle misure previste dal Piano, ad esempio la cattura con chiusini, le altane, lo sparo con faro, il Parco Colli le adotta da anni - aggiunge Masin - Chiediamo agli agricoltori di segnalarci tempestivamente le presenze dei cinghiali nelle varie zone, così da organizzarci per le operazioni».

Cia Padova

Sono anni che Cia Padova si batte nelle sedi opportune al fine di risolvere in maniera definitiva la questione degli ungulati. «Il nuovo programma licenziato dalla Giunta - osserva il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato - è perfettamente in linea con tutta una serie di norme già in vigore nel nostro territorio». Tuttavia, chiarisce Trivellato, non bisogna abbassare la guardia: «Se è vero che l’ammontare dei danni ai terreni agricoli è in fase di decrescita, è altrettanto vero che permangono delle forti criticità. In ogni caso, tanti agricoltori decidono di non presentare le domande di rimborso per tutta una serie di lungaggini burocratiche, peraltro non imputabili all’ente Parco». Un dato su tutti: fra i Colli e le aree vicine, su una superficie di 250 km quadrati, vi sarebbero migliaia di ungulati in circolazione, addirittura 10.000. «In una zona relativamente ridotta vi è una forte concentrazione di questi animali, che col solo loro passaggio mettono a repentaglio un anno di sacrifici degli imprenditori agricoli. Oggi siamo ad un punto di non ritorno, non possiamo permetterci che la situazione ci sfugga di mano. La parola chiave è continuità delle catture». Da tempo, infine, Cia chiede di modificare la legge 157 del 1992 denominata “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. «La finalità di fondo della normativa, vecchia di trent’anni, è indicata già nel titolo - conclude Trivellato - Nell’attuale contesto storico occorre passare dal principio di protezione a quello di gestione».

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