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Giornata del rifugiato, il Vescovo Cipolla: «Mettono alla prova la nostra unamità»

Domenica 26 settembre la Chiesa celebra la 107a Giornata mondiale del migrante e il Monsignor manda un messaggio chiaro: «E lo rivolgo a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici: non possiamo rimanere indifferenti»

Domenica 26 settembre la Chiesa celebra la 107a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che quest’anno ha come tema “Verso uno noi sempre più grande”, titolo del messaggio di papa Francesco per questa giornata. Anche la Chiesa di Padova sottolinea l’attenzione, la sensibilizzazione e la preghiera nelle comunità cristiane e l’impegno con alcune iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento tra cui un webinar promosso dall’Ufficio diocesano di Pastorale dei Migranti – Migrantes (in programma mercoledì 29 settembre, alle ore 18.30, sul canale You Tube della Diocesi di Padova), dal titolo Migrazioni: focus e strategie d’intervento.

Il messaggio

Ma è il vescovo stesso, mons. Claudio Cipolla a scrivere un messaggio rivolto «a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici», in cui ricorda che non si può rimanere indifferenti rispetto ai tanti drammi collegati alle crisi umanitarie e a quanti cercano accoglienza e aiuto, perché «i migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa».

Il testo

«Mi rivolgo a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici, in occasione della 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa celebra domenica 26 settembre. Viviamo un tempo complesso e spesso contraddittorio, ma carico di attese, perché lascia intravedere soluzioni nuove, punti fermi a cui non avevamo prestato la giusta attenzione, e ci sentiamo convocati a mettere insieme le forze migliori per giungere non solo a delle soluzioni, ma ad un ulteriore sviluppo positivo. I migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa. Veniamo interpellati da crisi umanitarie: quella dell’Afghanistan, la più recente. Non possiamo restare indifferenti, quando intere famiglie che cercano accoglienza trovano invece la morte nel Mediterraneo, il “più grande cimitero d’Europa”. Fanno parte di noi intere comunità etniche, per le quali è chiesto un maggiore impegno all’inclusione sia sociale che ecclesiale, nella consapevolezza che la partecipazione, il dialogo interculturale e le diverse modalità di espressione della fede sono una ricchezza e una benedizione per tutti. Impegniamoci, facciamo in modo che questi valori trovino sempre più spazio per “un noi sempre più grande”. Papa Francesco già nella lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, con il titolo “Fratelli tutti”, indica in modo molto convincente un punto fermo: la “dimensione comunitaria dell’esistenza”, così spiegata in modo molto comprensibile: «Nessuno può affrontare la vita isolato. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti». In altro modo aveva espresso la medesima idea all’inizio della pandemia con l’espressione “siamo tutti sulla stessa barca e nessuno si salva da solo».

Papa Francesco

Questa stessa considerazione decisiva viene ripresa dal Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, quando scrive che «in realtà siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». Da qui il titolo programmatico del Messaggio: “Verso un noi sempre più grande”.

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