rotate-mobile
Martedì, 18 Gennaio 2022
Attualità Prato / Prato della Valle

Statue femminili in Prato della Valle, Colasio: «Troviamo per loro 78 spazi pubblici, ma altrove»

«Il nostro impegno sarà quello di individuare 78 spazi pubblici dove riequilibrare, negli anni, il peso della memoria, ricorrendo ai linguaggi del contemporaneo: il passato è appartenuto agli uomini, ma il futuro, a ragione, sarà delle donne»

Possono due piedistalli vuoti (nonché circondati da 78 già occupati, e non da pochi anni) scatenare un dibattito che, oltre a varcare anche i confini nazionali, non accenna minimamente a scemare? La risposta, a giudicare dai nuovi interventi, è senza dubbio sì: continua a tenere banco all'ombra del Santo la disputa relativa alla problematica della mancanza di statue di donne in Prato della Valle, sollevata dai consiglieri comunali Margherita Colonnello e Simone Pillitteri con una mozione depositata prima dell'ultimo Consiglio del 2021.

Andrea Colasio

Da quel momento, quasi a sorpresa, è nata una disputa che ha visto confrontarsi a suon di proposte architetti, professori universitari, critici d'arte e chi più ne ha più ne metta finendo addirittura sulle colonne di prestigiosi quotidiani sia inglesi - “The Guardian” e “The Independent” - che su “The New York Times” negli Stati Uniti. Curioso come tra chi non aveva ancora detto la sua (pur avendo eccome voce in capitolo) figurasse anche l'assessore alla cultura Andrea Colasio, che rompe il silenzio in merito con un lungo e interessante intervento, che vi proponiamo in versione integrale:

La memoria di pietra ha sempre costituito un elemento simbolico strettamente collegato alla dimensione politica. Ce lo ha insegnato la grande storiografia francese, per non dire, per venire a Padova, di grandi studiosi come Mario Isnenghi. Realizzare lapidi, monumenti, statue, e posizionarli nello spazio pubblico non è mai stata un'operazione neutra. Così come denominare una strada, una piazza: la toponomastica è sempre stata infatti una specifica operazione di politica culturale. Spesso la costruzione e il consolidamento di uno stato-nazione si sono avvalsi, tra i vari strumenti, proprio del peso della memoria di pietra. Pensiamo alla toponomastica padovana e a come lo Stato Sabaudo, dopo il 1866, impresse la sua cifra identitaria alla nostra città: via Roma, Corso Vittorio Emanuele, ecc. Pensiamo a Levi Civita e alla sua strenua difesa, da Sindaco, di via 8 Febbraio, che qualcuno voleva chiamare via dell'Università. Effetti non dissimili a quelli della fase Risorgimentale produsse la I Guerra mondiale: pensiamo solo a via Cesare Battisti, alla stessa Caserma Piave. O ancora, pensiamo a come Piazza Spalato, sia diventata, dopo la II Guerra mondiale, Piazza Insurrezione. Piazze e statue hanno segnato i mutamenti politici, anche risentendo delle diverse maggioranze in città: Piazza Cavour, Piazza Mazzini, poi Piazza Garibaldi, con le relative statue, anche se, nel caso dell'Eroe dei Due Mondi, la sua fu spostata dalla Piazza omonima ai giardini dell'Arena. Insomma la politica ha la tendenza a legittimarsi con e attraverso la memoria di pietra: un tempo la denominazione delle strade era assimilabile alla memoria di pietra.
Il recente dibattito, aperto da una mozione consiliare in relazione alle statue di Prato della Valle, presenta tratti non dissimili. Vi è la presa d'atto che la quasi totalità delle statue, realizzate nel corso di vari secoli, presenta una netta sotto-rappresentanza del genere femminile. Ne è conseguita la proposta di riequilibrare il peso della storia. Per alcuni l'ipotesi è quella di riutilizzare i due piedistalli vuoti, che oggi vi sono ancora in Prato, per posizionarci la statua di Elena Corner Piscopia, oggi al Bo.
Il dibattito che si è aperto è indubbiamente un buon indicatore della vivacità e della centralità che le politiche della cultura rivestono in città. Il Sovrintendente Magani ha esortato a realizzare una statua contemporanea, magari, lo si capiva tra le righe, non in Prato, ma in altro luogo emblematico della città. La Rettrice Mapelli, giustamente, ha difeso la presenza della statua di Elena Corner Piscopia, prima donna laureata, all'interno del Palazzo del Bo. Diverse autorevoli personalità dell'opposizione, Elena Cappellini, Eleonora Mosco, Elisa Venturini, Ubaldo Lonardi, hanno suggerito di lasciare lì i due basamenti vuoti in Prato e di trovare per una o più statue al femminile altra collocazione. Posizione condivisa da autorevoli esponenti della maggioranza: il senatore Giaretta, l'ex segretario cittadino del PD, Tramarin, ecc. Giustamente è stato ricordato, da questi ultimi, che quei pilastri vuoti non sono poi così vuoti. Al contrario sono pieni del peso della storia: la damnatio memoriae napoleonica, che distrusse le statue dei Dogi veneziani. È come se qualcuno oggi, non conoscendone l'origine, si proponesse di suturare i tagli di Fontana!
Sono tutte questioni controverse, a partire da quali sono le donne con cui ripercorrere la storia di Padova, immortalandole nella pietra: in quei due pilastri. Il mio amico Sgarbi ci invita a pensare a statue al femminile, evocando Vittoria Aganoor, Eleonora Duse, la stessa Piscopia e Gaspara Stampa. In realtà le grandi personalità femminili che meriterebbero una loro memoria di pietra sono tantissime: donne protagoniste della storia della nostra città. Da poco abbiamo conseguito il riconoscimento di Patrimonio Unesco per i cicli affrescati del 1300: come possiamo scordarci del fatto che furono proprio diverse donne le protagoniste e le committenti di quei cicli parietali ? Nel 1370 Traversina Cortellieri fece realizzare nella Chiesa degli Eremitani la Cappella per il figlio Tebaldo; a Caterina de' Franceschi si deve la Cappella di San Giacomo al Santo. Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco il Vecchio, volle il suo Mausoleo personale nel Battistero del Duomo: chiamò ad affrescarlo il grande Giusto de' Menabuoi. Nella dedicazione si fa ritrarre da sola senza il marito, così come nella scena della nascita del Battista dove è con le tre figlie. Possiamo scordarci di loro? O di Lina Merlin e della sua battaglia contro le case chiuse? E le donne partigiane? Maria Zonta, operaia della Breda pagò con l'internamento nel campo di sterminio di Ravensbrück la sua avversione al nazi-fascismo. E possiamo dimenticarci della povera Norma Cossetto, la cui carne fu dilaniata dagli sgherri titini? Giustamente qualcuno mi ha ricordato le mondine e le braccianti della bassa padovana, le tabaccaie, e così via.
Insomma, anche oggi la memoria di pietra, così come un tempo, quando pretende di assumere intenti politico-pedagogici è, pour cause, divisiva: non è mai un'operazione politicamente neutra.
Cosa fare? La decisione, certo, compete a chi amministra Padova, una volta però sentita la città, nella sua interezza. In via preliminare va detto che, per fortuna, le statue in Prato ci sono e, a breve, saranno tutte completamente restaurate. Un'operazione che è stata possibile grazie all'Art bonus e al coinvolgimento di istituzioni, imprese e singoli cittadini che hanno messo a nostra disposizione le risorse per il restauro. Indubbiamente un bellissimo esempio di amore per il bello e i nostri beni culturali, che ci impone di considerare e tenere conto delle tantissime sensibilità che attraversano la nostra città.
Non è certo un caso se dopo il 1866 e l'inserimento di Padova nel Regno d'Italia, Pietro Selvatico, altro eroe della Urbs picta, esortasse i politici locali a smetterla di cambiare il nome alle strade, sostituendo magari quello secolare, che evocava un santo, con quello dei nuovi santi laici dell'epopea Risorgimentale.
Su un punto tutti i padovani che si sono espressi finora sono d'accordo: va riequilibrata la memoria di pietra. Dico di pietra, ma oggi si potranno utilizzare materiali ben diversi. La nostra città deve restituire alle sue donne, alle protagoniste della nostra storia il giusto riconoscimento: negli spazi pubblici. Padova, nei prossimi anni, cambierà pelle: sono moltissimi gli interventi in programma. Il nostro impegno, dopo un ampio confronto con i cittadini, le associazioni culturali e le diverse istituzioni, sarà quello di individuare 78 spazi pubblici dove riequilibrare, negli anni, il peso della memoria, ricorrendo ai linguaggi del contemporaneo. Il passato è appartenuto agli uomini, il futuro, a ragione, sarà delle donne.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Statue femminili in Prato della Valle, Colasio: «Troviamo per loro 78 spazi pubblici, ma altrove»

PadovaOggi è in caricamento