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Lunedì, 27 Giugno 2022
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Coldiretti: «La burocrazia europea mette a rischio i nostri allevamenti»

I capi bovini nelle stalle padovane sono quasi 100 mila, distribuiti in oltre 2.200 allevamenti, in maggioranza di medie dimensioni. I suini invece sono circa 105 mila e gli allevamenti 1820

Non c’è pace per gli allevamenti zootecnici, che stanno già pagando un costo altissimo per la crisi energetica e per la guerra in Ucraina, e che ora si trovano in ulteriore difficoltà per nuove scelte della Commissione europea che compromettono la capacità di approvvigionamento nazionale del Paese, già deficitario per carne e latte. Mentre a Cittadella questo fine settimana sono in mostra le eccellenze della produzione di formaggi e salumi, nelle stalle dell’Alta Padovana e non solo cresce la preoccupazione per le novità attese dall’Unione Europea. È quanto afferma Coldiretti Padova in riferimento alle anticipazioni la proposta della Commissione Ue per la revisione della direttiva relativa alle emissioni industriali (IED), per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento attesa per martedì 5 aprile.

La preoccupazione

«Le bozze attuali – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova - allargano una serie di pesanti oneri burocratici ad un maggior numero di aziende zootecniche e aggiungono all’ambito di applicazione il settore delle produzioni bovine, che prima era escluso. Una scelta inaccettabile che rischia di condannare alla chiusura molti allevamenti con un nuovo carico di burocrazia che fa aumentare i costi del sistema zootecnico». Il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, in missione a Bruxelles, ha già sollecitato i commissari Wojciechowski e Gentiloni, oltre ai parlamentari europei italiani delle commissioni ambiente, industria ed agricoltura, per modificare una decisione che rappresenta un attacco al sistema allevatoriale europeo. «In un momento in cui è sempre più evidente la necessità di puntare sulla sicurezza alimentare e sull’autosufficienza, a Bruxelles si rischiano di fare scelte che aprono la strada alla carne sintetica - afferma Prandini - La carne italiana nasce da un sistema di allevamento che per sicurezza, sostenibilità e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne. Le nuove scelte Ue - aggiunge Prandini - rischiano di aprire le porte alle importazioni di carne da paesi terzi che spesso garantiscono minori standard di sicurezza alimentare e maggiori impatti ambientali di quelli europei». L’Italia dipende già dall’estero per il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.

La zootecnia padovana

«Difendere la carne Made in Italy - continua Bressan - significa anche sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e soprattutto di persone impegnate a tenere vive le nostre campagne. Pensiamo nella nostra provincia all’area del Destra Brenta e non solo, zona di prati stabili e di allevamenti di qualità». La zootecnia padovana da carne, ricorda Coldiretti Padova, vale quasi 260 milioni di euro nel complesso, tra bovini da carne, suini, carne avicola e conigli, con circa 4 mila allevamenti attivi. I capi bovini nelle stalle padovane sono quasi 100 mila, distribuiti in oltre 2.200 allevamenti, in maggioranza di medie dimensioni. I suini invece sono circa 105 mila e gli allevamenti 1820. Nel 2021 il fatturato per la carne bovina si è stabilizzato dopo il calo dell’anno precedente. Il settore lattiero caseario conta, specie nell’Alta Padovana e Destra Brenta, circa 500 aziende con un fatturato di poco meno di 90 milioni di euro, circa 40 mila vacche da latte, e una produzione di 2 milioni 140 mila quintali di latte l’anno, un quinto del totale veneto, destinato per lo più alla produzione di formaggi Dop e di latticini. 

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