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«Commercianti ai margini delle scelte strategiche cittadine»: l'attacco di Bertin

«Se c'è da pensare ad un piano del traffico, ai parcheggi di prossimità, alle nuove linee del tram, al nuovo ospedale, ai parchi pubblici, ai quartieri, alle piste ciclabili, alla Ztl e via di questo passo, dei commercianti e degli operatori del turismo si fa a meno »

La questione Ztl ha rimesso al centro del dibattito le scelte strategiche per la città. «Sulle quali quasi mai - argomenta Patrizio Bertin, presidente dell'Ascom Confcommercio di Padova - veniamo coinvolti».

Critica

L'attacco di Bertin parte dalla "querelle" dei giorni scorsi: «Non credo che sia un tema squisitamente padovano, ma della politica in senso generale: quando si tratta di intervenire sulle situazioni "tattiche" allora si fa affidamento sui commercianti, quando invece si tratta di affrontare le situazioni "strategiche" allora dei commercianti se ne fa volentieri a meno». Una tesi che argomenta così: «La movida che deborda e che è giusto che sia contenuta non dico che venga imputata in toto ai baristi, ma quasi. Ecco allora che viene richiesta la loro collaborazione per arginare il fenomeno, magari condendolo con qualche sanzione a loro carico. Altri esempi? Le città, tutte nessuna esclusa, hanno sempre fatto affidamento sulle luci delle vetrine per tenere sicuri i centri cittadini nelle ore notturne, così come si fa riferimento al senso di responsabilità dei commercianti per contenere i prezzi. Ne abbiamo avuto una riprova nei giorni che sono seguiti al lockdown: mentre qualche vetrina si spegneva sotto il peso di affitti impossibili, si andava alla ricerca di chi avesse ritoccato i listini salvo poi valutare che erano intervenute regole che modificavano la colonna dei costi. E salvo poi scoprire che siamo in deflazione. Per farla breve: se c'è un problema da risolvere ai commercianti viene richiesto di collaborare, una collaborazione che, peraltro, si dimostra efficace quando è il frutto di ragionamenti comuni, come è il caso delle iniziative poste in essere con l'assessorato al commercio guidato da Antonio Bressa (ma anche con Micalizzi, Bonavina e Colasio) e che, in questi anni, hanno contribuito a fare di Padova una piazza quanto meno interessante».

Futuro

«Poi però - volta la medaglia Bertin - se c'è da pensare ad un piano del traffico, ai parcheggi di prossimità, alle nuove linee del tram, al nuovo ospedale, ai parchi pubblici, ai quartieri, alle piste ciclabili, alla Ztl e via di questo passo, dei commercianti e degli operatori del turismo si fa a meno o comunque il loro apporto viene "diluito" all'interno di commissioni (come Agenda 21) dove il loro parere è in minoranza a prescindere. Quando nei mesi pre-Covid abbiamo chiamato in Ascom gli stakeholder padovani per quel "Tutti convocati" che ha avuto il pregio di verificare quali fossero le iniziative infrastrutturali che si prospettavano per la città e la provincia da qui ad un decennio, è emerso, ad esempio, il progetto della stazione ferroviaria che in questi giorni ha visto la presenza a Padova della ministra De Micheli. Ne siamo venuti a conoscenza, e con noi la città, per merito della nostra iniziativa. Ecco: ci piacerebbe che per tutti questi interventi, che hanno e avranno un peso sulle attività economiche, ci fosse una consultazione costante. Non per imporre le nostre idee, ma quanto meno per raccogliere anche il parere di chi poi è "sul campo" e deve mettere a frutto, per il bene economico e sociale della città, quanto viene realizzato. Purtroppo spesso "a sua insaputa". E in questo caso per davvero. Nel dopo pandemia - conclude Bertin - diventa necessario immaginare le città ed i centri storici come luoghi di vita, di presidio sociale ed economico e vanno valorizzati partendo dal fatto che la "costruzione" di questi luoghi va fatta subito ed insieme ai soggetti portatori di veri valori e di interessi diffusi come sono le associazioni di categoria». 

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