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Coronavirus in Kenya: la fondazione padovana Fontana al fianco degli operatori in Africa

«Il primo sostenitore della raccolta fondi è stato un ragazzino di 12 anni»

«Pochi si avvicinavano a me mentre davanti a un supermercato di Nyahururu raccoglievo fondi per le famiglie in difficoltà a causa del Coronavirus. Attratto dal logo del Saint Martin, si è avvicinato Samuel, un ragazzo di strada di 12 anni, per chiedermi cibo ed aiuto. Gli ho spiegato cosa stavo facendo e lui è andato via. Pensavo fosse rimasto male per il mio rifiuto ma dopo un po’ è tornato con alcuni spiccioli e durante il giorno è tornato altre sette volte condividendo quanto faticosamente raccolto in strada».

Lotta alla pandemia

Alice Wangechi è una operatrice del Saint Martin, partner di Fondazione Fontana Onlus che da anni collabora con l’organizzazione attiva nella città keniana in supporto alle persone con fragilità di ogni tipo. Le sue parole testimoniano la complessità della lotta alla pandemia nei paesi africani, dove le strutture sanitarie sono precarie e dove il conto dei contagiati è difficile da monitorare. Tuttavia il Saint Martin, grazie alla collaborazione con Fondazione Fontana, è riuscito fin da subito ad arginare il diffondersi del virus. Quotidianamente i lo staff del Saint Martin è stato in contatto con la fondazione padovana che ha tempestivamente condiviso le indicazioni sul distanziamento sociale e sulla necessità di proteggersi con l’uso di mascherine e dispositivi anti-contagio. L’Italia, primo paese occidentale ad affrontare la pandemia, è riuscita così a dare un supporto concreto nei paesi in cui il virus sarebbe arrivato subito dopo.

I bambini in Kenya

I bambini e le persone seguite dal Saint Martin hanno imparato da subito a mantenere le distanze di un metro e a evitare il contatto personale. Il 5 per mille a Fondazione Fontana sarà in grado di aiutare molti bambini in Kenya. Non solo a preservarsi e proteggersi dalla malattia, ma a diventare consapevoli e responsabili del grande aiuto che anche loro possono dare alla lotta al virus. «L’aiuto di Sammy mi ha dato una grande motivazione, mi sono detta che se un bambino di strada è stato in grado di darmi tutto quello che aveva per aiutare gli altri, allora noi che abbiamo un lavoro e una maggiore sicurezza economica, dovremmo essere in grado di fare molto di più. Sammy – continua ancora Alice – nonostante la sua fragilità, non ha esitato a farsi portavoce della richiesta di aiuto per le persone in difficoltà a causa del Covid-19,è diventato un nostro alleato». 

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