I campi hanno sete: l'allarme siccità si aggiunge all'emergenza Coronavirus

«Non si erano mai visti gli irrigatori nei campi di grano in questa stagione, mentre sui Colli Euganei l’acqua non arriva e ora i vigneti iniziano a soffrire»

Un irrigatore in funzione su un campo arido

Le classiche “due gocce” d’acqua cadute tra lunedì 20 e martedì 21 aprile sulla provincia di Padova non hanno portato alcun beneficio per la campagna ormai assetata a causa del lungo periodo di assenza di precipitazioni. Il vento, inoltre, ha immediatamente asciugato anche la poca pioggia caduta. E per quanto riguarda l’allarme siccità l’agricoltura è di nuovo al punto di partenza, senza prospettive di miglioramento almeno per una settimana: Coldiretti Padova si fa portavoce della preoccupazione di migliaia di agricoltori di fronte a coltivazioni che faticano a crescere, altre che rischiano di morire a causa della mancanza d’acqua e costi in vertiginoso aumento per irrigare dove è possibile. 

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Siccità

Come sottolinea Coldiretti Padova "Tra lunedì e martedì nella nostra provincia sono caduti mediamente 15 millimetri d’acqua, con punte di 20 in alcune zone e quantità assai più modeste in altre. Praticamente nulla per placare “grande sete” che la nostra campagna soffre ormai da mesi. Vanificata anche questa speranza ora c’è solo da affrontare una situazione di emergenza, con irrigazioni di soccorso massicce, almeno dove è possibile". Afferma Paolo Minella, responsabile ambiente e ortofrutta di Coldiretti Padova: «Non si erano mai visti i getti d’acqua nei campi di grano in questa stagione mentre da un paio di settimane si ricorre all’irrigazione un po’ ovunque. Gli agricoltori sono costretti ad irrigare sul terreno “nudo”, addirittura prima di seminare, è il caso dei campi preparati per la soia, induriti da sole e dal vento. Le zolle sono delle dimensioni di una pesca e molto dure, senza acqua il seme non potrebbe germogliare. Va male, come detto, anche per il frumento, che in questo periodo dovrebbe essere a fine levata e aver raggiunto un’altezza di 60-70 cm, invece ci troviamo ancora delle piantine da 15 cm perché lo stress idrico ne blocca la crescita. Anche la barbabietola e il mais per crescere hanno bisogno d’acqua, così come la maggior parte dei frutteti e degli orti, presenti sopratutto nella Bassa Padovana. Le aziende a ridosso dell’Adige o dei principali canali irrigui riescono ad attingere l’acqua, ovviamente sostenendo costi importanti, ma vi sono anche ampie zone non raggiunte dalla rete di derivazione irrigua in cui proprio l’acqua non arriva e dove non vi sono nemmeno pozzi artesiani. Per risparmiare acqua nei frutteti attrezzati a questo scopo si pratica l’irrigazione a goccia. In questi giorni cresce anche l’allarme per la viticoltura, finora “risparmiata” dalla siccità. Sui Colli Euganei l’acqua non arriva e ora i vigneti iniziano a soffrire». Gli effetti negativi della siccità si sommano alle difficoltà legate all’emergenza Coronavirus che ha ripercussioni sulle produzioni e sulla vendita dei principali prodotti agricoli. 

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