Coronavirus, Flor: «Allarmismo fuori luogo, non è certo qualche sporadico focolaio a preoccuparci»

Il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova parla con toni chiari e decisi: «Non abbassiamo la guardia, ma siamo più sereni di qualche settimana fa. Ognuno faccia il proprio mestiere, e lo faccia nel miglior modo possibile»

Luciano Flor

«Credo che bisogna essere seri: lo siamo stati quando avevamo 200 ricoverati e 40 in rianimazione, dobbiamo esserlo oggi che abbiamo 20 ricoverati e uno in rianimazione». Quando parla, Luciano Flor, non è mai banale. E lo conferma anche in quest'occasione.

Coronavirus

Il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova, infatti, prima annuncia pubblicamente (e quasi a sorpresa) che «entro ottobre verrà trovata una collocazione più ampia e consona per l'hospice pediatrico» e poi si concede a microfoni e taccuini per parlare del Coronavirus. Esprimendo concetti chiari e decisi: «Tre mesi fa abbiamo rassicurato a più riprese la cittadinanza e la rassicuriamo oggi a maggior ragione. Non abbassiamo la guardia, ma possiamo dire che siamo più sereni di qualche settimana fa e non è certo qualche sporadico focolaio a farci preoccupare: li gestiamo con grande determinazione e grande fermezza, ma si tratta di focolai delimitati, in cui siamo in grado di cercare tutti i contatti a differenza di qualche mese fa, quando c'era un'epidemia diffusa. Fare allarmismo in questo momento è fuori luogo».

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Opinioni e tamponi

Flor, infine, parla della "differenza di vedute" tra esperti per poi lanciare un messaggio forte: «I virologi si occupano di virus, io invece ricovero malati: so quanti ne avevo e so quanti ne ho oggi, so le condizioni di gravità che avevo settimane e mesi fa e quelle che ho oggi, che non sono quelle di tre mesi fa. Le opinioni sono opinioni, ma i numeri sono diversi rispetto a quelli di tre mesi fa. Abbiamo risolto l'epidemia grazie alla fermezza nel distanziamento e nell'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e alla ricerca dei positivi anche asintomatici, e su questo non abbiamo arretrato di un millimetro: anche oggi in laboratorio abbiamo 5.000 tamponi da processare, e se qualche mese fa trovavamo 100 positivi oggi ne abbiamo meno di 10. Il messaggio, lo ripeto, è quello di non abbassare la guardia ma neanche di gridare in maniera allarmistica: possiamo essere ragionevolmente seri e ottimisti. E ognuno faccia il proprio mestiere, e lo faccia nel miglior modo possibile»

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