«Una “doccia gelata” intollerabile»: la protesta contro la riapertura di bar e ristoranti il primo giugno

Filippo Segato, segretario di Appe Padova: «Gli esercenti sono allo stremo, non ce la fanno più a sopportare questa prolungata inattività. Lanciamo una petizione online per chiedere alle istituzioni un ripensamento temporale»

«Delusione, rabbia, frustrazione: sono questi i sentimenti che stiamo riscontrando dai nostri associati, che ci hanno già fatto copiosamente arrivare il loro stato d’animo tramite telefonate, email ed sms dopo le “rivelazioni” del premier Conte»: le parole sono di Filippo Segato, segretario dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (Appe) di Padova. E denotano tutta l'amarezza per l'ultimo Dpcm.

Primo giugno

Il motivo è presto detto dallo stesso Segato: «La categoria si aspettava come data di apertura quella del 18 maggio, che era trapelata più volte in quest’ultimo periodo come quella accreditata da più fonti. Ora invece l’agognata ripresa è stata indicata per il primo giugno, tra 5 settimane, una “doccia gelata” francamente intollerabile, anche alla luce della curva epidemiologica che lascia ben sperare. Tutti gli operatori del nostro settore hanno rispettato responsabilmente tutte le indicazioni governative emanate finora, ma ora non ce la fanno più a sopportare questa prolungata inattività fino all’1 giugno. Soprattutto perché le risorse promesse dal Governo non si sono viste: servono soldi e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti. È incomprensibile come il premier Conte abbia potuto decidere la data del primo giugno a dispetto sia della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i pubblici esercizi come attività a basso rischio e sia del fatto che la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza».

Crisi e petizione online

Aggiunge Segato: «Bar, ristoranti, trattorie, pizzerie sono allo stremo, e il Governo sta condannando il settore della ristorazione alla chiusura. In Italia si stima che moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro (rispettivamente 500 imprese e 3.000 dipendenti in provincia di Padova). Come associazione di categoria non possiamo permettere che uno degli asset strategici del Paese, qual è quello della ristorazione assieme al turismo, che produce un Pil intorno al 15%, venga ridotto in macerie a causa di scelte discutibili come quelle governative. Siamo in una democrazia parlamentare e non è possibile sostituirla con i “diktat” del Premier che si trincera dietro alle indicazioni di un fantomatico comitato tecnico scientifico e a task force varie». Il segretario di Appe Padova, infine, annuncia: «D’intesa con la nostra Federazione nazionale (Fipe) stiamo pertanto lanciando una petizione on-line sulla nota piattaforma change.org per chiedere alle istituzioni un ripensamento temporale sull’avvio delle nostre attività e contemporaneamente offriamo al Governo il nostro contributo, gratuito, in termini di indicazioni sulla strategia di sanificazione grazie ad uno stuolo di consulenti qualificati che da oltre 70 anni supportano il nostro lavoro».

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Europa

Per dare uno sguardo in Europa ecco quali misure sono state previste in alcuni Paesi: in Austria dal 4 maggio progressivamente riapriranno le scuole, mentre dal 15 maggio il governo autorizzerà la riapertura dei ristoranti e dei luoghi di culto; in Francia il governo prevede di eliminare le misure di isolamento dall’11 maggio; in Germania le restrizioni nazionali resteranno in vigore fino al 3 maggio, le scuole riapriranno il 4 maggio; in Olanda bar e ristoranti resteranno chiusi fino al 20 maggio; in Repubblica ceca dal 24 aprile cancellato il divieto di movimento. Sarà possibile spostarsi anche in gruppo, fino a un massimo di 10 persone; in Spagna il lockdown durerà fino al 3 maggio; in Svezia a fine marzo si è limitata a vietare gli assembramenti di oltre 50 persone, lasciando però aperti, scuole, ristoranti e bar.

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