«No alle speculazioni sul prezzo del latte»: l'allarme degli allevatori dell'Alta

A Padova filiera di qualità da 84 milioni di euro, 500 stalle e due milioni di quintali raccolti. 500 allevatori dell'Alta Padovana in allarme: «No al gioco al ribasso sul prezzo, gli approvvigionamenti non si fermano»

L’agricoltura non si ferma, anzi viene riconosciuto al settore primario il ruolo chiave che gli spetta in questo momento di emergenza in cui gli approvvigionamenti alimentari e il rifornimento dei supermercati e dei punti vendita rimasti aperti sono una necessità primaria. Per questo, afferma Coldiretti Padova, «non possiamo accettare speculazioni su un prodotto di prima necessità come il latte, che abbonda nella nostra regione, grazie ad una filiera di qualità».

I dati

Eppure in questi giorni nelle stalle della provincia girano lettere che lanciano un messaggio contrastante e allarmistico, prospettando agli allevatori un sensibile calo del prezzo del latte. Un ulteriore problema per il comparto lattiero caseario già provato da una contrazione del fatturato a fronte di una domanda rigida e della sostituzione di quote di mercato. A Padova il settore lattiero caseario conta, specie nell’Alta Padova e Destra Brenta, circa 50 aziende con un fatturato di 84 milioni di euro, quasi 40 mila vacche da latte, e una produzione di 2 milioni 140 mila quintali di latte l’anno, un quinto del totale veneto, destinato per lo più alla produzione di formaggi Dop e di latticini. Afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova: «I mesi primaverili sono quelli in cui esce un quantitativo di latte leggermente più elevato rispetto al resto dell'anno, perché le vacche producono di più.  In media da marzo a maggio le stalle padovane consegnano dai 190 ai 197 mila quintali di latte al mese. Ora ci vengono a dire che il prezzo dovrà scendere perché la ristorazione e i bar sono chiusi. Noi rispondiamo che invece aumenteranno i consumi domestici, pertanto dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro, senza vedere a pressioni di alcun genere».

Speculazioni

L’osservatorio regionale di Coldiretti registra speculazioni in atto sulla domanda di prodotti agroalimentari dopo la paralisi del turismo, i locali pubblici vuoti, la chiusura forzata delle mense scolastiche e le difficoltà per l’export. Fioccano sul territorio comunicazioni di caseifici e latterie che informano su possibili variazioni di prezzo a causa della serrata di ristoranti, bar,  pizzerie e il blocco dell’intero sistema Horeca che non fa più ordini di formaggi in particolare quelli freschi a causa dell’emergenza sanitaria.  Coldiretti ricorda che la questione interessa 3200 stalle venete, concentrate in particolar modo a Vicenza, Verona e Treviso, che producono 10milioni di quintali l’anno di latte destinato per il 65% a formaggi Dop. Prosegue Coldiretti: «La situazione è già sufficientemente critica per tutta la filiera allargata: dai campi, agli scaffali fino alla ristorazione il valore in bilico è di 44 miliardi e interessa l’alimentazione dell’intera popolazione veneta, oltre 8 miliardi per la provincia di Padova. Per questo l’appello è rivolto alla grande distribuzione commerciale perchè sostenga il consumo di prodotti  italiani con la scelta di fornitori in grado di garantire la provenienza nazionale di alimenti e bevande. Ognuno faccia la sua parte: trasformatori, distributori e consumatori scegliendo italiano possono sostenere l’economia, il lavoro e l’indotto». La campagna di sensibilizzazione avviata da Coldiretti #MangiaItaliano condivisa da molti testimonials invita a privilegiare l’acquisto di mozzarelle con il latte italiano al posto di quelle ottenute da cagliate straniere, salumi ottenuti con la carne dei nostri allevamenti, frutta e verdura nazionale ed extravergine Made in Italy al 100%.

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