Coronavirus, Vianello: «Poteva davvero essere una strage, l'abbiamo evitata con l'aiuto di tutti»

Spiega il responsabile del reparto di terapia sub-intensiva dell'Azienda Ospedaliera di Padova: «non ci aspettavamo un'ondata simile, ma siamo riusciti a respingerla ottenendo anche buoni risultati dalle sperimentazioni dei farmaci»

Il professor Vianello durante il punto stampa odierno

«La nostra esperienza sul campo si può dividere in tre aspetti: il punto di vista tecnico, quello organizzativo e quello umano». “Ospite” del punto stampa del Governatore Luca Zaia, il professor Andrea Vianello, direttore dell'Uoc di fisiopatologia respiratoria dell'Azienda Ospedaliera di Padova, racconta l'emergenza Coronavirus vista da un reparto che è stato definito “chiave” per contenere il Covid-19 e combatterlo.

Terapia sub-intensiva

Il dottor Vianello, infatti, è il responsabile del reparto di terapia sub-intensiva. E spiega così l'approccio al virus: «Dal punto di vista tecnico ci siamo trovati davanti a pazienti troppo gravi per rimanere nel reparto di malattie infettive e abbiamo deciso grazie all'utilizzo delle adeguate attrezzature mediche e tecnologiche, di cui non abbiamo mai patito alcuna carenza in questi mesi, di curarli direttamente noi così da preservare i posti letto in terapia intensiva per i casi davvero disperati. Il nostro reparto ha funto quindi da linea mediale, e sfruttando anche l'esperienza acquisita in passato su diverse tipologie di pazienti abbiamo spinto fino all'estremo il nostro approccio».

Sperimentazioni farmacologiche

Aggiunge il professor Vianello: «Possiamo dire che di là c'era la rianimazione ma abbiamo fatto di tutto per tenerli di qua, e questo obiettivo era così importante che il nostro reparto è risultato l'ambiente ideale per impiegare le varie terapie farmacologiche messe a disposizione. Abbiamo utilizzato il Tocilizumab, farmaco anti-artrite, su una trentina di pazienti circa con buoni risultati, poi il Rendesivil, che è un farmaco anti-virale, e infine il plasma su 5 pazienti, e a tal proposito sono felice di comunicare che venerdì scorso abbiamo dimesso con successo l'ultimo paziente post-Covid trattato con questa cura. Per noi era importante bloccare la malattia nella sua fase più acuta. Funzionano? Sul plasma bisogna forse essere più prudenti ma semplicemente perché è stata l'ultima risorsa a nostra disposizione in ordine temporale e quindi abbiamo avuto meno possibilità di impiegarlo, ma la mia impressione è favorevole per la sicurezza e per i risultati favorevoli ottenuti».

«Strage evitata»

Il professor Vianello snocciola quindi alcuni dati, ma non solo: «Avevamo a disposizione 22 posti letto, abbiamo ricoverato un centinaio di pazienti con insufficienze respiratorie gravi e di questi 5-6 sono poi dovuti passare per la rianimazione. L'ospedale di Padova ha avuto circa 60 morti e 360 dimessi, quindi all'incirca un rapporto di uno a sei, ma io adesso sto rivedendo e visitando pazienti e guardando le loro radiografie capisco che poteva davvero essere una strage, che è stata però evitata con l'aiuto e la collaborazione di tutti. Se non avessimo rivisto le nostre modalità di cura avremmo magari dovuto rinunciare a cure precise o ricorrere a trasferimenti di massa nelle terapie intensive, con grave rischio di complicanze e di conseguenza di uno scenario peggiore di questo».

Ritorno del virus

Prosegue il professor Vianello: «L'app Immuni? Non so se la scaricherò. Il virus ci ha sorpreso? Diciamo che eravamo impreparati a livello tecnico, e che non ci aspettavamo un'ondata simile. Recrudescenza del virus in autunno? La mia vera convinzione è che non si tornerà alla situazione vissuta in questi mesi, non riesco a immaginarlo anche perché sarebbe disastrosa per tutti, Non so se saremmo in grado di sostenere ancora l'impegno e la fatica di questo periodo, ma credo che non si tornerà più a quel punto. Più che altro per l'autunno sono preoccupato dal punto di vista organizzativo, perché dal momento in cui comparirà il virus dell'influenza stagionale dovremo sin da subito diversificare i pazienti proprio per evitare problemi organizzativi. In poche parole dovremo sapere come comportarci precisamente qualora arrivasse un paziente con febbre e tosse».

Organizzazione

Il punto di vista organizzativo torna anche nell'analisi finale del professor Vianello: «Questa emergenza ci ha insegnato tanto, in primis l'importanza di adottare modalità flessibili in ragione delle necessità del momento. Credo che questo possa essere un modello da replicare e adottare anche per l'epidemia influenzale, che ci ha messo in difficoltà in passato. Inoltre, grazie a un lavoro di estrema collaborazione e interscambio di informazioni tra reparti i pazienti hanno sempre trovato la loro collocazione ideale».

Lato umano

Conclusione con il lato umano della vicenda: «Forse da questo punto di vista ho una posizione un po' diversa rispetto a qualche mio collega. La comunicazione coi pazienti può essere stata a tratti difficoltosa per via dei dispositivi di protezione individuale, ma personalmente direi che non abbiamo vissuto quella percezione tragica della morte, della solitudine e dell'isolamento dei pazienti di cui si è sentito parlare anche perché abbiamo sempre cercato che i familiari potessero incontrare i malati, ovviamente con tutte le protezioni del caso. Ad esempio nel nostro reparto abbiamo forse registrato il decesso della paziente più giovane del Veneto, che aveva gravissime complicanze, e nel suo caso il marito è venuto a trovarla credo fino al giorno prima della sua morte. Noi in questi mesi abbiamo dato il massimo, e con determinazione e volontà siamo arrivati dove bisognava. E magari qualcuno dall'alto ci ha anche dato un'ulteriore mano proteggendo i nostri malati».

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