Farmaci per cancro alla prostata inibiscono il Coronavirus? I primi dati dello studio padovano

Luca Zaia esprime «Gratitudine, orgoglio e speranza» per lo straordinario studio della Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata e dell'Istituto Veneto di Medicina Molecolare - Vimm in stretta collaborazione con l'Università di Padova e la Regione Veneto

«Ancora una volta dalla ricerca scientifica e dalla sanità veneta, emerge una nuova ipotesi concreta, pur se ancora da approfondire, per attaccare il Coronavirus e curare le persone utilizzando farmaci già in uso per altre patologie come, in questo caso, il cancro alla prostata. L’intuizione del professor Francesco Pagano, che ha lavorato in team con un altro luminare come il professor Andrea Alimonti, sta facendo il giro del mondo. Mi auguro che presto possa essere rilasciata l’autorizzazione a partire con la sperimentazione»: lo dice il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla luce del grande interesse internazionale suscitato da questa ricerca.

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Lo studio

Il Governatore del Veneto aveva già parlato in uno dei suoi punti stampa giornalieri dello «studio della Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata e dell'Istituto Veneto di Medicina Molecolare Vimm in stretta collaborazione con l'Università di Padova e la Regione Veneto» secondo il quale i malati di tumore prostatico trattati con farmaci che inibiscono gli effetti degli ormoni sessuali maschili (terapia di deprivazione androgenica, Adt) hanno meno probabilità di contrarre Covid-19 e, se infettati, sviluppano la patologia in forma meno grave. Un'ipotesi pubblicata e commentata dalla prestigiosa rivista “Annals of Oncology”, oltre che su una ventina di altre riviste e siti scientifici di assoluta attendibilità, e che ora viene corroborata dai dati: l’osservazione effettuata finora ha infatti portato i ricercatori a verificare che solo 4 dei 5.273 pazienti veneti con carcinoma prostatico trattati con Adt hanno contratto il virus, e nessuno ha perso la vita. Aggiunge Zaia: «In questa fase i sentimenti si accavallano: gratitudine per questi ricercatori, orgoglio per la scienza veneta, speranza che le successive sperimentazioni confermino le indicazioni, prudenza per non accendere false speranze. Di certo a nessuno sfugge l’importanza di trovare farmaci già in uso per altre patologie, e quindi da non dover creare dal nulla, capaci di lottare efficacemente contro Covid-19».

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