«Unico al mondo»: il rivoluzionario studio di Università di Padova e Regione Veneto sul Coronavirus

Da venerdì 6 marzo tutti gli abitanti di Vo' verranno nuovamente sottoposti a tampone per effettuare un secondo campionamento di straordinaria importanza a livello scientifico

«È come se andassimo ad accendere la luce in una stanza buia», afferma Luca Zaia. Seguito a ruota da Andrea Crisanti: «È come se per la prima volta avessimo la possibilità di accendere dei fari su una situazione in evoluzione dopo aver finora viaggiato nella nebbia». Due similitudini per un unico concetto: la Regione Veneto e l'Università di Padova sono pronte a "fare la storia" a livello di emergenza Coronavirus.

Luca Zaia

Saranno gli scienziati del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova a realizzare il primo studio sul coronavirus al mondo che ha lo scopo di studiare la storia naturale del virus, definire al meglio le dinamiche di trasmissione e definire le classi di rischio stratificate per morbilità e mortalità. Partendo da Vo': da venerdì 6 marzo, infatti, tutti gli abitanti del Comune in zona rossa verranno nuovamente sottoposti a tampone per effettuare un secondo campionamento di straordinaria importanza a livello scientifico. Il tutto viene spiegato nella sede della Protezione Civile a Marghera, e il primo a prendere la parola è il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «Per noi è una giornata di comunicazioni importanti, presentiamo un progetto unico nel suo genere dal punto di vista epidemiologico e statistico. Spero che da domenica Vo' non sia più zona rossa, abbiamo campionato l'intera comunità su mia volontà e penso sia il primo e unico caso simile. Ai cittadini di Vo' va la mia totale solidarietà, stanno vivendo questa tragedia in maniera doppia se non tripla e oggi sono in ginocchio, a mio avviso non ha più senso pensare all'isolamento del paese perché i 15 giorni sono trascorsi. E sia chiaro che i cittadini di Vo' non sono cavie, è un'idea che non deve assolutamente passare».

Rosario Rizzuto

È quindi la volta di Rosario Rizzuto, Rettore dell'Università di Padova: «Questo è un nuovo segno della collaborazione che l'Università di Padova sa dare in ambiti sanitari. Questo progetto ha un valore speciale, ricordiamoci che stiamo affrontando un'emergenza legata a un virus che non conosciamo. Quello di cui parliamo oggi è la possibilità di capire l'evoluzione della malattia, dobbiamo acquisire più dati possibili e questo studio permetterà alla sanità veneta di intervenire con più informazioni ma credo che sia anche un servizio che diamo a tutta la comunità nazionale e internazionale perché le suddette informazioni permetteranno di capire qualcosa che è al momento sconosciuto. Immaginatevi il singolo campionamento dell'intero paese di Vo', che è stato fondamentale per capire la dimensione del virus: ora pensate alla stessa operazione ripetuta dieci giorni dopo, che ci permette di avere un'immagine dinamica che permette uno studio. Avere un'informazione scientifica di come si diffonde la malattia rappresenta uno strumento importante per intervenire con ancor più efficacia».

Stefano Merigliano

Aggiunge Stefano Merigliano, presidente del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova: «La scuola di medicina è in prima linea con l'ospedale di Padova e con la Regione Veneto. In questo momento ci sono 5.000 studenti tra specializzandi e non che sono al servizio del sistema sanitario. Con questo progetto vogliamo dare una mano dal punto di vista scientifico. Domani mattina parte la colonna della Croce Rossa per andare a Vo' a tamponare nuovamente tutti i cittadini, e partirà su base volontaria quindi chi interverrà sono specializzandi e infermiere volontarie».

Andrea Crisanti

Chiude il giro di interventi Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova: «Mai è stata fatta una cosa simile nel mondo. Come ha detto il rettore Rizzuto all'inizio è stata fatta una fotografia sia dei positivi che dei negativi. Ora fare questa seconda fotografia ci permette per la prima volta di dare a questo virus dei parametri numerici e stabilire per la prima volta una metrica, quindi prendere delle decisioni non su una base emotiva ma su una base numerica. Vi faccio un esempio: chiudere una Regione ha senso se le misure applicate a Vo' dimostrano che i positivi sono diminuiti e che quindi le misure hanno avuto effetto. Si potrà dunque per la prima volta anche capire effettivamente la capacità infettiva di questo virus, perché conoscere il valore dell'R-Zero consente di validare tutta una serie di modelli matematici che al momento vengono impiegati anche a livello nazionale per fare delle previsioni e per prendere delle decisioni. È come se per la prima volta avessimo la possibilità di accendere dei fari su una situazione in evoluzione dopo aver finora viaggiato nella nebbia. Quello della situazione in evoluzione è un concetto importante, non si può reagire come per un'alluvione.

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