«Quante cose sono cambiate da quello scatto»: parla Barbara, cardiologa a Schiavonia

Dalla festa a sorpresa in ospedale il 20 febbraio all'emergenza Coronavirus in reparto: «Il Coronavirus ha stravolto le vite di tutti. Quando mi vesto con i dispositivi di protezione per iniziare il turno in reparto mi sembra di entrare in un film»

Barbara Ignatiuk il 20 febbraio e in reparto

L’ultimo scatto spensierato è del 20 febbraio, giorno del suo compleanno quando un gruppo di infermieri dell’Emodinamica e dell’Elettrofisiologia dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia le ha organizzato, in reparto, una festa a sorpresa. Il giorno dopo tutto il nosocomio è piombato nell’emergenza Covid: lei è Barbara Ignatiuk, cardiologa che dal 2017 sta svolgendo un Master presso la London School of Economics su “Economia Sanitaria, Esiti e Management in Scienze Cardiovascolari”, organizzato in collaborazione con la Società Europea della Cardiologia. «E anche se la sessione di consegna del titolo programmata per luglio è stata sospesa pazienza - commenta Barbara Ignatiuk - Quello che conta è la conoscenza. E avendo studiato vari sistemi sanitari del mondo posso assicurare che il sistema sanitario italiano è il migliore per quanto offre al cittadino».

«Sembra di essere in un film»

La cardiologa spiega cosa si prova a operare in condizioni di emergenza Covid: «Il Coronavirus ha stravolto le vite di tutti, anche di noi cardiologi che in questo Covid Hospital, come tutti gli altri colleghi, dai chirurghi agli ortopedici, dagli oculisti ai ginecologi, siamo diventati medici Covid e diamo supporto agli internisti nella gestione dei ricoverati. Ci manca un po’ fare il nostro mestiere anche se spesso facciamo consulenze in tempo reale. La cosa bella di questa situazione è l’esserci conosciuti meglio fra i colleghi. Ci si incontra durante i turni si passano insieme le ore, si scambiano esperienze, si costruiscono nuove amicizie». La dottoressa Ignatiuk dice di provare la sensazione di qualcosa di surreale: «Ormai sono più di due mesi che lavoriamo in questo assetto ma ogni volta che varco la porta dell’ospedale, quando mi vesto con i dispositivi di protezione per iniziare il turno in reparto mi sembra di entrare in un film. E il giorno dopo tutto si ripete». In realtà una parte di attività specifica della Cardiologia è stata conservata: «Abbiamo una guardia cardiologica, reperibilità di 24 ore e le sale pronte per affrontare le urgenze. I miei colleghi emodinamisti vanno a Piove di Sacco per fare le procedure di emodinamica. A Camposampiero facciamo impianti pacemaker. Anche questa è un’occasione per scambiare le nostre esperienze e migliorare. Le preoccupazioni? Ci sono. Sempre meno per noi stessi perché abbiamo conosciuto bene la “bestia” e sappiamo cosa ci possiamo aspettare; abbiamo imparato bene come vestirci e togliere i dispositivi di protezione individuale, sappiamo come comportarci per evitare la contaminazione. Devo dire che nel mio ospedale e nel Veneto in generale, adottando tutte le precauzioni del caso, mi sento al sicuro».

Pacemaker

È stata la dottoressa Ignatiuk a compiere, la settimana scorsa, insieme a un’anestesista e a due infermiere, un intervento di impianto dei pacemaker in un paziente ricoverato per una grave polmonite da Covid: «In circostanze normali si tratta di un’operazione di routine e piuttosto veloce. La difficoltà è legata al contesto, al dover lavorare con dispositivi di protezione individuale e camici di piombo. La cosa più impegnativa è stata la sala: la preparazione del campo sterile doveva essere assolutamente impeccabile e così anche tutte le manovre da eseguire nonostante la visiera, le ulteriori mascherine e due paia di guanti. In queste situazioni non pensi al coronavirus in agguato ma al paziente, alla persona che hai davanti, a quello che puoi fare che si traduca nel meglio per lui». In questo periodo all’ospedale di Schiavonia è continuato anche il servizio di controllo a distanza di dispositivi cardiaci impiantabili. “I pacemaker e i defibrillatori di oggi sono molto automatizzati e ci forniscono in via remota tutti i dati relativi al funzionamento del dispositivo e allo stato clinico del paziente in particolare sullo stato di compenso cardiaco e sulle aritmie. Abbiamo potuto controllare questi pazienti a distanza senza che dovessero recarsi di persona presso una struttura sanitaria”.

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