«Siamo stremati, ma non molliamo»: le testimonianze del personale di Microbiologia

Manuela Sciro: «Io ho tre figli e non li vedo mai, però sono orgogliosi di quello che sto facendo». Maria Cristina Vanuzzo: «Siamo in guerra dal 21 febbraio, speriamo che questi nostri sforzi vengano compresi»

Il direttore generale Luciano Flor e la dottoressa Manuela Sciro

Sono state ringraziate pubblicamente sia dal direttore generale Luciano Flor che dal professor Andrea Crisanti. E ora raccontano i loro tre mesi in trincea: la parte conclusiva del punto stampa odierno dell'Azienda Ospedaliera di Padova è stata riservata e dedicata alle toccanti testimonianze del personale che lavora nel laboratorio di Microbiologia.

Testimonianze

Elisa Franchin, del settore biologia molecolare, è stata concisa ma efficace: «Lavoriamo 24 ore al giorno per garantire risposte continue ed essere d'aiuto per combattere il Coronavirus». Ha quindi preso la parola Manuela Sciro, che ha commosso tutti: «Siamo davvero molto stanchi, perché stiamo facendo di tutto, ma abbiamo una forza, che è la forza del gruppo tecnici che sta lavorando tantissimo e non dobbiamo dimenticarci di loro così come tutto il personale. Stiamo rinunciando a tutto proprio per quest'emergenza: io ho tre figli e non li vedo mai però sono orgogliosi che io lavori in Azienda Ospedaliera in questo momento. Non voglio dimenticare poi i volontari: sono degli infermieri stupendi, stanno dando tutto quello che possono dare, alcune volte rimanendo più del loro orario per dare un responso a tutti i tamponi. Grazie a tutti per tutto quello che stanno facendo» Chiusura a Maria Cristina Vanuzzo, coordinatore tecnico del servizio di Microbiologia: «Conosco le fatiche a cui il personale si sta sottoponendo: l'organizzazione del laboratorio è per forza di cose cambiata, ma tutti si sono messi subito in gioco e a disposizione senza risparmiarsi. Siamo quasi allo stremo delle forze, ma c'è la soddisfazione e l'orgoglio dei risultati che ci dicono che ci siamo stati e siamo stati silenti ma presenti. Siamo anche stati fortunati a non essere in reparto, a vedere la sofferenza umana e la morte in solitudine, un dramma che tantissime persone hanno vissuto. Speriamo che questi nostri sforzi vengano compresi: siamo in guerra dal 21 febbraio».

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