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Giovedì, 6 Ottobre 2022
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Vendemmia "salata" nel Padovano: le spese aumentano del 35%

Nel Padovano i vigneti, coltivati da poco meno di 3.500 aziende, occupano circa 7 mila ettari e lo scorso anno sono state raccolte quasi mille tonnellate di uva: poco meno di 800 mila gli ettolitri di vino prodotto, anche questo in leggera flessione, per un fatturato di oltre 58 milioni di euro

Non c’è solo il calo di produzione ad impensierire i viticoltori padovani alle prese con il caro vendemmia e costi in aumento di almeno il 35%: è quanto stima Coldiretti Padova ricordando come i continui aumenti dei costi di energia e materie prime si ripercuotano anche sulle operazioni di raccolta e il lavoro in cantina. 

Vendemmia

Per la vendemmia 2022, spiega Coldiretti Padova, i produttori dovranno fare i conti con un aumento medio del 35% delle spese, mentre la produzione sarà in calo, soprattuto sui Colli Euganei, dove si sta raccogliendo circa il 20% in meno. Percentuali più contenute in pianura ma solo perché lo scorso anno la quantità d’uva raccolta era stata scarsa a causa delle gelate primaverili. Ora invece a preoccupare è l’impennata delle bollette energetiche e delle materie prime, che si fa sentire anche in vigneto. «Le aziende vitinicole padovane - spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova - si trovano a fronteggiare continui aumenti unilaterali. Nei vigneti si registrano infatti rincari che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio. Una bottiglia di vetro costa fino al 50% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell’ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%, secondo una nostra analisi. Problemi anche per l’acquisto di macchinari, soprattutto quelli in acciaio, prevalenti nelle cantine, per i quali è diventato impossibile persino avere dei preventivi. Rincarato anche il trasporto su gomma del 25% al quale si aggiunge la preoccupante situazione dei costi di container e noli marittimi, con aumenti che vanno dal 400% al 1000% e che incidono sulle esportazioni, una delle principali voci per la nostra viticoltura. Tutto questo mette a rischio una filiera che a partire dalla vendemmia attiva un sistema che offre opportunità di lavoro direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio. Per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro. È un patrimonio che va assolutamente difeso dall’impennata incontrollata dei prezzi e dalle speculazioni».

Dati

Nel Padovano i vigneti, coltivati da poco meno di 3.500 aziende, occupano circa 7 mila ettari e lo scorso anno sono state raccolte quasi mille tonnellate di uva, per la precisione 996. Poco meno di 800 mila gli ettolitri di vino prodotto, anche questo in leggera flessione, per un fatturato di oltre 58 milioni di euro. Ai primi posti i vini storici dei Colli Euganei, dal fior d’arancio al seprino, insieme ai rossi come merlot e cabernet. In pianura prevalgono il prosecco e il pinot grigio, accanto alle varietà storiche come il friularo. I vigneti biologici occupano circa 750 ettari e producono 95 mila quintali, e quelli a sistema certificato SQNPI 870 ettari per una produzione di 137 mila quintali di uva.

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