Crisanti: «Controlli da chi arriva dai Paesi a rischio. In autunno dovremo evitare la trasmissione diffusa»

La trasmissione diffusa toglie la possibilità di poter curare tutti i malati, è quanto bisogna assolutamente scongiurare: «Durante la stagione invernale che sappiamo sarà la più critica bisognerà continuare la pratica di circoscrivere i focolai»

Come evitare un nuovo lockdown. Questo il tema della conferenza stampa convocata tramite la piattaforma zoom dove il professor Andrea Crisanti ha risposto alle domande di diversi giornalisti.

Europa

La prima considerazione del professore guarda oltre confine e riguarda la situazione attuale a livello europeo: «Quello che si vede è che in genere in Europa i casi stanno aumentando ovunque ma non da noi. Questa è la fotografia attuale. Questo può suggerire che qualcosa di buono abbiamo fatto che altri invece non hanno fatto oppure che in altri Paesi i conteggi vengono fatti in maniera diversa. Quindi non sappiamo realmente perché di questa tendenza, e quando non c’è una risposta vuol dire che c’è una situazione di rischio, nascosta». Poi, ribadendo il concetto precisa: «Probabilmente noi stiamo facendo qualcosa di buono che gli altri non fanno, ma in ogni caso è necessario a questo punto rapportarsi con i centri di salute nazionale di Spagna, Germania e Francia e capire a chi fanno i tamponi».

Virus

La trasmissione diffusa toglie la possibilità di poter curare tutte le persone, è quanto bisogna assolutamente scongiurare: «E’ durante la stagione invernale che sappiamo sarà la più critica bisognerà continuare la pratica di circoscrivere i focolai, un’azione che si è dimostrata corretta. Come abbiamo visto se partendo dai contagiati poi si risale a colleghi di lavoro, parenti, amici e addirittura i facenti parte di una comunità, si può arrivare a circoscrivere i focolai, è tutt’altra faccenda evitare la trasmissione diffusa che è il vero pericolo. Penso che questa sarà la trama che ci accompagnerà durante l’autunno inverno. E’ chiaro che in casi di grande diffusione del virus in zone specifiche non si potrà che rispondere a micro lockdown». Li definisce proprio così il professore, e poi ricorda: «Comportamenti individuali e capacità del virus di diffondersi. Dipenderà tutto da questo».

Frontiere

Visto che come ha detto il professore, l'Italia non è in una bolla, si cerca di capire quali possono essere i provvedimenti per salvaguardare la salute pubblica: «Servono controlli per chi arriva da zone più a rischio, soluzioni ci sarebbero. Basterebbe che chi si imbarca avesse l’obbligo di avere il tampone fatto. Si possono tracciare i percorsi delle persone se davvero si vuole evitare contagi su larga scala». Considerazioni anche sui modi di viaggiare: «Fermo restando che bisogna il più possibile evitare gli assembramenti, è certo più sicuro se viaggiare con conviventi sull'auto propria. Di certo i pullman sono i mezzi meno sicuri. Gli aerei al contrario, ricambiando l'aria anche 55/60 volte all'ora, permettono un buon riciclo. Su altri mezzi come i treni per valutare davvero bisognerebbe proprio conoscere la capacità di ricambio d'aria. E' chiaro che viaggiare in un vagone aperto con tante persone invece che in vagone chiuso con i famigliari è tanto diverso».

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Giovani

Sono comunque i giovani quelli a preoccupare di più. Per comportamenti che inevitabilmente sono a rischio. «Solo tra qualche tempo sapremo le conseguenze di certi atteggiamenti. Ma si sa, è difficile chiedere ai giovani di non andare dove ci si diverte o di non sbaciucchiarsi».

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