Cia: Alta e Bassa Padovana hanno solo un mese di riserve idriche

«Abbiamo ancora un mese di riserve irrigue. Se non pioverà nei prossimi giorni l’agricoltura, tanto nella zona della Bassa che nell’Alta Padovana, andrà completamente in crisi»

«Abbiamo ancora un mese di riserve irrigue. Se non pioverà nei prossimi giorni l’agricoltura, tanto nella zona della Bassa che nell’Alta Padovana, andrà completamente in crisi». L’allarme viene lanciato dal presidente di Cia Padova, Roberto Betto. Numeri e dati diramati dalle istituzioni competenti non lasciano spazio ad interpretazioni: le portate di molti canali stanno scendendo a valori a dir poco modesti.

Stagione in anticipo

Il Consorzio Brenta (a cavallo dell’omonimo fiume) ha fatto sapere che a motivo del caldo anomalo la stagione irrigua è iniziata in anticipo. Nell’Alta già a marzo sono stati attivati alcuni impianti per le esigenze delle colture agrarie specializzate, mentre da alcuni giorni tutti quelli pluvirrigui sono stati messi in funzione. Il fiume Brenta, data la prolungata assenza di piogge significative, si sta pericolosamente avvicinando a condizioni di siccità. In linea generale le falde sono basse e le risorgive hanno affiori ridotti. Per quanto riguarda il Bacchiglione, invece, il Consorzio (il cui comprensorio si estende dai Colli Euganei fino alla laguna di Venezia) ha avviato con 20 giorni di anticipo le operazioni di preparazione della rete per l’inizio della stagione irrigua. Qui a partire dagli inizi di maggio la rete sarà in funzione a pieno regime al fine di garantire un servizio efficiente: «Grazie al canale Leb abbiamo iniziato ad attingere acqua dall’Adige e la stiamo distribuendo sia nella zona dei Colli Euganei, sia lungo l'asta del Bacchiglione, Naviglio Brenta e Nuovissimo fino a Chioggia. Uno sforzo enorme a favore del mondo agricolo è indispensabile in questo difficile contesto perché abbiamo la necessità di produrre cibo buono con acqua pulita per superare anche questo ostacolo improvviso che ci sta cambiando radicalmente la vita». L’ente si raccomanda che non venga in alcun modo sprecata la risorsa acqua dato che si prevede una stagione quanto meno complicata.

Il consorzio

Il Consorzio Adige-Euganeo (che ricade fra gli Euganei e la Bassa), punta il focus sui maggiori costi per gli imprenditori del settore: «Serve carburante per far funzionare pompe e turbine che attingono dai canali. Sono uscite di bilancio aggiuntive, non era consuetudine irrigare i campi addirittura ad aprile. Per ora l’Adige fornisce in maniera adeguata; in ogni caso abbiamo domandato alla Regione di modulare la portata del Leb, in base alle esigenze. C’è stata una certa apertura, siamo fiduciosi». Il Consorzio Acque Risorgive (Alta Padovana est), infine, registra un «Andamento climatico che ricalca quello dell’anno scorso. A breve ci aspettiamo delle precipitazioni che dovrebbero dare quanto meno un po’ di respiro alle varie coltivazioni. Nelle scorse settimane gli agricoltori della nostra area hanno irrigato perfino i cereali vernini, fra i quali frumento, orzo e colza: un fatto mai avvenuto in passato. In difficoltà, oltre al Piave e al Brenta, pure le risorgive, che in questo momento danno poco o nulla».

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Riserve non infinite

«Per il momento – aggiunge il presidente di Cia Padova, Betto – i bacini a valle riescono ancora a tamponare la situazione; tuttavia, le riserve non sono infinte, ne abbiamo per circa un mese. Durante lo scorso inverno in montagna non ha praticamente nevicato, men che meno è piovuto in pianura. Se tutti gli imprenditori agricoli si metteranno ad irrigare i loro appezzamenti contemporaneamente il sistema rischia di andare in tilt». «Motivo per cui – precisa lo stesso Betto – chiediamo ai Consorzi di continuare a garantire una corretta irrigazione. Gli sbarramenti delle canalette, che servono ad assicurare l’acqua a monte e a valle, siano eseguiti in maniera equa, in modo che tutti gli agricoltori ne traggano benefici. Non a caso viene definito oro blu: si tratta di una risorsa fondamentale nell’ambito del ciclo naturale. Pensiamo, ad esempio, che gli ortaggi sono fatti in media per l’85% di acqua. La qualità di quest’ultima, unita a quella della terra, consente di centrare l’obiettivo di un’agricoltura d’eccellenza e sostenibile».

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