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250mila nutrie nel Padovano: «Va avviato subito il piano di contenimento»

«Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una proliferazione incontrollata di questi esemplari. Se non verranno adeguatamente contenuti, con i metodi permessi dall’amministrazione regionale, i danni potrebbero addirittura aumentare»

Stando alle ultime stime, sono almeno 250mila le nutrie attualmente presenti in provincia, soprattutto nella zona della Bassa Padovana.

Nutrie

Si tratta di esemplari molto pericolosi: le nutrie sono solite scavare le loro tane negli argini di canali, scoli e fossi. Quando transitano sulle aree a ridosso delle stesse arginature, i mezzi agricoli rischiano di ribaltarsi proprio perché i terreni (costellati di fori) risultano maggiormente franosi. «Per non parlare dei danni - sottolinea il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini - che provocano alle coltivazioni di ogni genere. Oltre ai cinghiali, pure le nutrie possono compromettere il raccolto di un’intera stagione». A questo proposito, i danneggiamenti da “castorino” in tutto il padovano ammontano a circa 700mila euro all’anno. Motivo per cui Cia Padova auspica che a breve venga attuato il Piano regionale di controllo della nutria, approvato nei giorni scorsi in Terza Commissione del Consiglio regionale del Veneto.

Controlli

Per quanto riguarda le indicazioni, da una parte vengono vietati i veleni, i rodenticidi “o altri mezzi non selettivi”. Sono invece consentite la cattura mediante le gabbie-trappole e l’abbattimento diretto con armi da fuoco da parte di “proprietari/conduttori dei fondi adeguatamente formati e autorizzati, in possesso dell’abilitazione dell’esercizio venatorio, di licenza di porto di fucile ad uso caccia e di copertura assicurativa, utilizzando gilet di riconoscimento ad alta visibilità”. A tale proposito, Cia Padova sostiene con forza la modifica della legge 157 del 1992 denominata “Norme per la protezione della fauna selvatica”. In pratica, analizza il direttore Antonini, la normativa che regola la materia deve venire cambiata al fine di raggiungere un punto di equilibrio, nell’ambito di una biodiversità che preveda una naturale coesistenza delle diverse varietà della fauna. «Oggi più che mai occorre andare oltre il principio della protezione per giungere a quello di una corretta gestione della stessa fauna selvatica. In altri termini, va ricercata qual è la densità ottimale di ogni singola specie, nell’ambito di una compatibilità ambientale, sociale ed economica, con particolare riguardo alle attività agricole che si sviluppano nell’area della Bassa e dei Colli. Da sempre, peraltro, Cia Padova promuove “il miglioramento della procedura di controllo del territorio, valorizzando l’apporto degli organismi scientifici competenti. Inoltre, favorisce un costante e proficuo confronto con gli attori interessati alla questione».

Dalle parole ai fatti

«Le nutrie - conclude Antonini - rappresentano una grossa criticità rispetto alla quale siamo tenuti a dare una risposta veloce ed efficace, grazie alla collaborazione delle autorità competenti. Bene che la Regione abbia preso una posizione lungo questa direzione: dalle parole, però, adesso si passi ai fatti. Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una proliferazione incontrollata di questi esemplari. Se non verranno adeguatamente contenuti, con i metodi permessi dall’amministrazione regionale, i danni potrebbero addirittura aumentare. Questo comporterebbe degli effetti negativi pure sul reddito degli imprenditori agricoli, già bastonati dal Covid e dall’emergenza cinghiali».

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